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Fuga cervelli, secondo l'analisi di Cgia di Mestre il saldo è positivo, grazie all'arrivo in Italia di molti laureati stranieri

Il rapporto Istat: nel 2019-2024 all'Italia arrivano 88mila laureati stranieri contro 78mila italiani partiti. Ma il Mezzogiorno resta in deficit.

La cosiddetta fuga dei cervelli riguarda l'1,1% circa dei giovani laureati italiani. Nel 2024 sono 20.711 gli italiani tra i 25 e i 34 anni con una laurea che hanno lasciato il Paese, su un totale di circa 1,8 milioni di connazionali della stessa fascia d'età. Se il calcolo viene esteso all'intera popolazione italiana tra i 25 e i 34 anni, oltre 5,2 milioni di persone al netto degli stranieri, l'incidenza scende allo 0,4%. Il dato emerge dal rapporto Istat sulle migrazioni internazionali 2024-2025, pubblicato il 3 agosto 2026 e ripreso dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre. Il conto delle sole partenze non basta però a descrivere la mobilità dei laureati: nello stesso quinquennio l'Italia ne ha attratti dall'estero più di quanti ne ha persi.

Arrivi e partenze a confronto

Tra il 2019 e il 2024 le cancellazioni anagrafiche verso l'estero di giovani laureati italiani sono passate da 16.615 a 25.552, in aumento del 53,8%. Il saldo netto è peggiorato di anno in anno, da -10.632 nel 2019 a -20.711 nel 2024, con un minimo intermedio di -6.959 nel 2021 legato al blocco degli spostamenti internazionali durante la pandemia. Sull'intero quinquennio le cancellazioni italiane hanno raggiunto 114.028 unità, a fronte di 35.781 iscrizioni dall'estero, per una perdita netta superiore a 78 mila laureati.

Nello stesso periodo le iscrizioni di giovani laureati stranieri con almeno una laurea triennale sono state quasi 99 mila, contro poco più di 11 mila cancellazioni: un saldo positivo di 87.840 unità. Il bilancio complessivo dei laureati, italiani e stranieri insieme, resta positivo per 9.593 unità nel quinquennio. Tra i laureati stranieri che scelgono l'Italia, il 27,6% arriva dall'Europa, oltre un terzo dall'Asia e il 17,8% dal Sud America. La componente estera in ingresso si è progressivamente rafforzata a partire dal 2022, dopo la contrazione degli anni della pandemia.

Il Mezzogiorno resta in deficit

La compensazione varia sensibilmente sul territorio. Il Nord Ovest chiude il quinquennio con un saldo positivo di 12.817 laureati, trainato dalla Lombardia con 9.076 unità in più. Il Centro registra +5.849 grazie soprattutto a Lazio (+3.286) e Toscana (+2.667). Più contenuto il Nord Est, a +2.346: l'Emilia-Romagna (+3.531) compensa i saldi negativi di Veneto (-671), Trentino-Alto Adige (-288) e Friuli-Venezia Giulia (-226).

Il Mezzogiorno resta in deficit per 11.419 laureati, con -3.762 in Campania, -2.994 in Sicilia e -2.581 in Puglia. In queste aree l'arrivo di giovani laureati stranieri attenua la perdita di connazionali ma non riesce a colmarla. Il divario territoriale mostra che la componente straniera in ingresso si concentra nelle regioni con maggiore capacità di assorbimento del mercato del lavoro qualificato, mentre le aree in uscita netta di italiani coincidono con quelle a più bassa attrattività per gli stranieri.

Il quadro Istat, disponibile in versione integrale sul portale dell'istituto, resta il riferimento per misurare la mobilità dei laureati nei prossimi anni. Guardare alle sole partenze, senza incrociare gli ingressi e la distribuzione territoriale dei saldi, restituisce una fotografia parziale del fenomeno.

Pubblicato il: 22 agosto 2026 alle ore 08:52