Il Rapporto Annuale ISTAT 2026, presentato il 21 maggio alla Camera dei deputati alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella vista la ricorrenza del centenario per l'istituto di statistica, certifica che l'Italia ha raggiunto in anticipo l'obiettivo europeo sull'abbandono scolastico precoce. La spesa pubblica per l'istruzione supera per la prima volta gli 88 miliardi di euro nel 2024 e la quota di giovani laureati cresce ogni anno. I progressi, tuttavia, non sono uniformi: la dispersione implicita nel sistema scolastico resta all'8,7% nel 2025, i divari territoriali tra Mezzogiorno e Centro-Nord non si chiudono, e il Paese registra una perdita netta di giovani altamente istruiti verso l'estero e verso il Nord.
Spesa pubblica e abbandono scolastico
Nel 2024 la spesa pubblica per l'istruzione ha raggiunto 88,95 miliardi di euro, pari all'8% dell'intera spesa pubblica italiana e al 4% del PIL. Il confronto con l'Unione Europea a 27 resta sfavorevole: la media UE si attesta al 4,8% del PIL, quasi un punto in più rispetto all'Italia. In otto anni la spesa per singolo alunno è salita da circa 6.100 euro nell'anno scolastico 2015/2016 a 8.400 euro nel 2023/2024: oltre 2.300 euro in più, pari a un incremento del 37% in termini nominali. Il contributo degli investimenti PNRR è stato significativo: +36,5% nel 2023 e +11,6% nel 2024.
Sul fronte dell'abbandono, il rapporto registra che l'Italia ha raggiunto in anticipo il target europeo del 9% per il 2030 sull'uscita precoce dal sistema formativo. A questo si affianca però la dispersione implicita, che misura anche gli studenti con competenze molto basse pur avendo completato il percorso scolastico: nel 2025 riguarda l'8,7% degli studenti. Permangono divari significativi per cittadinanza e background familiare degli alunni.
Università, giovani e divari territoriali
La quota di 25-34enni in possesso di un titolo universitario o terziario è salita dal 27,9% del 2018 al 31,6% del 2024, con una progressione costante ma ancora distante dalla media dei paesi UE. Il divario territoriale è netto: nel Centro-Nord i laureati 25-34 anni raggiungono il 34,7%, nel Mezzogiorno si fermano al 25,9%, con un gap di 8,8 punti percentuali. Il rapporto segnala che persistono flussi di mobilità studentesca dal Sud verso gli atenei del Centro-Nord, con ricadute sulla distribuzione territoriale del capitale umano.
I giovani NEET (quelli tra 15 e 29 anni che non studiano, non lavorano e non si formano) sono scesi al 15,2% nel 2024, dal 23,2% del 2018: quasi otto punti recuperati in sei anni. A fronte di questi progressi, il rapporto documenta una perdita netta di giovani italiani altamente istruiti nella fascia 25-34 anni, con un doppio svantaggio per il Mezzogiorno, che registra flussi in uscita sia verso l'estero sia verso le regioni del Centro-Nord.
Il Rapporto Annuale ISTAT 2026 è disponibile in formato ebook sul portale dell'Istituto, con approfondimenti tematici per ciascun capitolo, contenuti interattivi e note metodologiche.