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Pensione minima a 1.000 euro, perché pareggia una vita di contributi

La minima INPS 2026 è 611,85€. A 1.000€ supera del 32% il milione di lire del 2001 e eguaglia la pensione di chi guadagna 25mila euro.

La CGIL avverte che portare le pensioni minime a 1.000 euro sarebbe un errore. Il nodo però non è ideologico: è matematico. Il trattamento minimo INPS 2026 vale 611,85 euro al mese e portarlo a mille significa superare del 32% il potere d'acquisto del 'milione di lire' promesso da Silvio Berlusconi nel 2001.

I numeri veri della minima INPS 2026

L'ipotesi è tornata di attualità in vista della manovra 2027, dopo che Forza Italia ha rilanciato la soglia degli 800-850 euro netti e una parte dell'opposizione ha riproposto il traguardo tondo dei mille. La CGIL si è schierata contro, allineandosi all'analisi di Alberto Brambilla sul Corriere della Sera. I numeri INPS inquadrano la discussione in modo diverso dalla cronaca politica. La minima base 2026 è passata da 603,40 a 611,85 euro al mese dopo la rivalutazione del +1,4%, e raggiunge 619,80 euro con l'incremento straordinario del +1,3% previsto dalla Legge 197/2022. Totale annuo: 7.954 euro. Molto distante dai 300 euro al mese presentati come 'cedolino scarso': quella cifra è vicina a vecchi importi di maggiorazione, non alla minima integrata. La scheda INPS sui nuovi importi delle pensioni 2026 elenca per voce ogni fascia di perequazione.

Perché 1.000 euro sono il 32% in più del 2001

Il traguardo simbolico dei mille euro è nato nel 2001, quando il governo Berlusconi promise la minima a 'un milione di lire' e in concreto la fece salire fino a 516,46 euro mensili per gli over 70 con redditi sotto una certa soglia. Ventiquattro anni dopo, applicando l'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le rivalutazioni monetarie, quel milione di lire varrebbe oggi circa 760 euro al mese. La minima attuale (611,85 euro) è quindi più bassa in termini reali del punto di partenza del 2001. La proposta di Forza Italia da 800 euro si limita a riallineare il valore reale della promessa iniziale. Mille euro, invece, significano superare del 32% il tetto reale del 'milione di lire'.

Il problema non è solo di cassa. Brambilla ha calcolato che una minima a 1.000 euro pareggia la pensione che un lavoratore matura a 67 anni con un reddito lordo di 25.000 euro l'anno di contributi versati. Il trattamento assistenziale eguaglierebbe quello contributivo, azzerando l'incentivo a dichiarare reddito e versare per chi guadagna poco. È lo stesso meccanismo che il nostro editoriale sulla promessa da 800 euro aveva già messo in fila: anche la soglia più prudente di Forza Italia non recupera pienamente il potere d'acquisto del 2001, ma almeno non supera il contributivo.

Quanto costa davvero, e perché il DPFP stringe la coperta

I conti pubblici si piegano sotto il peso di tre numeri sovrapposti. La platea di partenza: 1,1 milioni di pensionati con assegno integrato al minimo, cui si aggiungono quasi 5 milioni di beneficiari di maggiorazioni sociali. Il costo immediato: l'INPS stima 450 milioni l'anno per portare a 800 euro netti i 1,1 milioni di assegni, Brambilla arriva a 6 miliardi estendendo la platea. Portare la minima a 1.000 euro spinge il conto oltre, in una forchetta che le stime più larghe collocano fra 8 e 12 miliardi. Il contesto: la spesa pensionistica italiana vale già 353,5 miliardi all'anno, di cui 28,5 miliardi di prestazioni assistenziali.

A rendere lo spazio di manovra ancora più stretto c'è il peso degli interessi. Il Documento programmatico di finanza pubblica del MEF fissa gli interessi sul debito a 96,9 miliardi nel 2026 (3,8% del PIL) e stima il rapporto debito/PIL al 138,5% nel 2027, non al 104% come circola in alcune ricostruzioni. Come abbiamo scritto nell'analisi del DPFP di Giorgetti e del primo test politico del 2027, ogni euro aggiunto alle minime sottrae spazio alle altre misure popolari, dal taglio del cuneo alle detrazioni per il ceto medio.

Il voto d'Aula sul DPFP arriva il 13 ottobre e sarà il primo stress test per capire quale soglia la maggioranza riterrà sostenibile. La domanda politica da porre non è se la minima vada 'a mille o a zero', ma quale cifra riallinei la minima al potere d'acquisto perso dal 2001 senza cancellare il principio contributivo. Oggi quella cifra, calcoli ISTAT alla mano, è intorno agli 800 euro, non ai mille. Lo stesso ragionamento attraversa il nostro editoriale su Renzi, Calabresi e Milano, dove la questione pensionistica è una delle leve del nuovo campo centrista.

Pubblicato il: 10 ottobre 2026 alle ore 12:21