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Liceo classico, arte pubblica e agenda europea: I lavori della prossima settimana in commissione Cultura alla Camera

La commissione Cultura di Montecitorio affronta tre dossier chiave: la ridenominazione degli anni del liceo classico, la valorizzazione dell'arte negli edifici pubblici e il programma UE 2026.

La commissione Cultura, Scienza e Istruzione di Montecitorio si prepara a una settimana parlamentare particolarmente intensa, con tre filoni di lavoro che toccano altrettanti nodi strategici: la riforma della denominazione degli anni del liceo classico, la promozione dell'arte nelle opere pubbliche e l'esame del programma di lavoro dell'Unione europea per il 2026. Tre dossier diversi per natura e portata, ma accomunati da un filo conduttore che riguarda l'identità culturale del Paese, il suo patrimonio artistico e il posizionamento dell'Italia nel contesto comunitario. L'agenda si annuncia fitta di audizioni, confronti tecnici e passaggi in sede referente, con implicazioni che potrebbero riverberarsi ben oltre le aule di Palazzo Montecitorio.

La proposta Amorese sul liceo classico

Al centro dell'attenzione c'è innanzitutto la proposta di legge C. 2705, a prima firma dell'onorevole Alessandro Amorese, che interviene su un aspetto apparentemente formale ma carico di significato simbolico: la denominazione degli anni del corso di studi del liceo classico. Chi ha frequentato questo indirizzo conosce bene la peculiare scansione in quarta e quinta ginnasio, seguita dal triennio di prima, seconda e terza liceo. Una nomenclatura che affonda le radici nella riforma Gentile del 1923 e che, nonostante i numerosi riordini successivi, è sopravvissuta come fossile linguistico nel panorama scolastico italiano. La proposta punta a uniformare la terminologia a quella degli altri licei, eliminando la distinzione tra ginnasio e liceo e adottando la numerazione progressiva dal primo al quinto anno. Non si tratta di una modifica curricolare, va precisato: i programmi, le materie e la struttura didattica resterebbero invariati. Ma la questione ha già sollevato un dibattito vivace tra chi considera la ridenominazione un atto di modernizzazione necessaria e chi la percepisce come un attacco all'identità storica del classico. Audizioni con ANP, ANCODIS e ANDIS

Per approfondire le ricadute operative della proposta Amorese, la commissione ha convocato audizioni informali con tre delle principali associazioni professionali del mondo della dirigenza scolastica. Saranno ascoltati i rappresentanti dell'Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola (ANP), dell'Associazione nazionale collaboratori dirigenti scolastici (ANCODIS) e dell'Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici (ANDIS). La scelta degli interlocutori non è casuale. I dirigenti scolastici sono i primi a dover gestire le implicazioni pratiche di qualsiasi modifica ordinamentale: dalla riscrittura dei documenti ufficiali alla comunicazione con le famiglie, dall'aggiornamento dei sistemi informatici alla riorganizzazione interna. Il loro parere tecnico sarà dunque cruciale per valutare la fattibilità e l'impatto reale della riforma. L'ANP, guidata da Antonello Giannelli, ha tradizionalmente espresso posizioni favorevoli alla semplificazione burocratica. L'ANCODIS, che rappresenta i collaboratori dei dirigenti, potrà offrire una prospettiva operativa sulle ricadute quotidiane. L'ANDIS, dal canto suo, porta una visione più orientata alla governance complessiva degli istituti. Sarà interessante verificare se emergerà una posizione unitaria o se le tre associazioni presenteranno sfumature diverse. Le audizioni rappresentano un passaggio fondamentale dell'iter legislativo, perché consentono alla commissione di acquisire elementi conoscitivi prima di procedere alla discussione degli articoli.

Arte negli edifici pubblici: la proposta Mollicone

Parallelamente, in sede referente, proseguirà l'esame della proposta di legge C. 1315, presentata da Federico Mollicone, che ne è anche relatore. Il testo si intitola Disposizioni per la promozione e la valorizzazione dell'arte nelle opere e negli edifici pubblici e punta a rilanciare un principio che in Italia ha radici profonde ma applicazione discontinua: l'obbligo di destinare una quota degli investimenti in edilizia pubblica alla committenza artistica. Il precedente normativo più noto è la cosiddetta "legge del 2%", risalente al 1949, che prevedeva l'obbligo di riservare il due per cento del costo di costruzione di edifici pubblici alla realizzazione di opere d'arte. Una norma rimasta largamente inapplicata per decenni, tra interpretazioni restrittive, carenze di fondi e disinteresse amministrativo. La proposta Mollicone intende riattualizzare quel principio, adeguandolo al contesto contemporaneo e introducendo meccanismi di attuazione più efficaci. Il legame tra arte e spazio pubblico è un tema che attraversa la cultura italiana in modo trasversale, come dimostra anche il recente riconoscimento accademico conferito a figure che incarnano il dialogo tra discipline umanistiche e arti visive: ne è esempio la vicenda di Sergio Castellitto Riceve Laurea Magistrale Honoris Causa in Letteratura e Storia dell'Arte. L'esame in commissione dovrà sciogliere nodi tecnici rilevanti, dalla definizione delle soglie di investimento ai criteri di selezione degli artisti.

Programma UE 2026 e partecipazione italiana

Il terzo fronte di lavoro riguarda la dimensione europea. La commissione Cultura procederà all'esame congiunto di due documenti: il Programma di lavoro della Commissione europea per il 2026_, intitolato significativamente "È ora che l'Europa si renda indipendente" (COM(2025) 870), e la _Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nell'anno 2026 (Doc. LXXXVI, n. 4). Relatore sarà l'onorevole Di Maggio di Fratelli d'Italia. Il programma della Commissione von der Leyen per il 2026 si concentra su autonomia strategica, competitività industriale e rafforzamento delle capacità di difesa, ma contiene anche capitoli significativi su istruzione, ricerca e cultura. Per la commissione parlamentare, l'obiettivo è verificare la coerenza tra le priorità europee e gli interessi nazionali, con particolare attenzione ai programmi di finanziamento come Erasmus+_, _Europa Creativa e _Horizon Europe_. La relazione programmatica del governo italiano, dal canto suo, delinea le posizioni che Roma intende assumere nei negoziati comunitari. Si tratta di un passaggio istituzionale spesso sottovalutato nel dibattito pubblico, ma determinante per orientare le politiche culturali ed educative nei prossimi anni. Il voto della commissione contribuirà a definire il mandato negoziale italiano.

Una settimana di snodi legislativi

La convergenza di questi tre dossier sulla stessa settimana parlamentare offre uno spaccato significativo dell'ampiezza del mandato della commissione Cultura. Si passa dalla micro-riforma della nomenclatura liceale, che tocca la sensibilità identitaria di una comunità scolastica ancora molto legata alle proprie tradizioni, alla macro-visione del posizionamento europeo dell'Italia in materia di cultura e istruzione. In mezzo, la proposta sull'arte pubblica rappresenta un tentativo di tradurre in norma un principio condiviso a parole da tutti ma praticato da pochi: che la bellezza non è un lusso ma un diritto collettivo. Le audizioni con le associazioni dei dirigenti scolastici daranno la misura del consenso reale attorno alla proposta Amorese. L'esame in sede referente della legge Mollicone entrerà nel vivo degli aspetti tecnici e finanziari. L'analisi dei documenti europei costringerà i parlamentari a misurarsi con un orizzonte temporale e politico più ampio. Saranno giorni importanti per capire in quale direzione il legislatore intende muoversi su temi che, pur nella loro diversità, riguardano tutti il modo in cui l'Italia concepisce e tutela il proprio patrimonio culturale e formativo.

Pubblicato il: 28 marzo 2026 alle ore 12:39