Il 24 marzo 2026 la Camera dei Deputati ha ospitato il convegno organizzato da Expo Training dal titolo _"Mismatch e orientamento: la filiera professionale e il ruolo delle Regioni. Criteri di scelta, competenze e politiche territoriali per ridurre lo scarto tra domanda e offerta di lavoro"_. Un appuntamento che ha riunito rappresentanti istituzionali, esperti di politiche attive e operatori della formazione professionale attorno a un tema che continua a rappresentare una delle emergenze strutturali del mercato del lavoro italiano: il disallineamento tra le competenze che il sistema formativo produce e quelle che le imprese effettivamente richiedono. Il dato è noto, ma non per questo meno allarmante. Secondo le ultime rilevazioni del sistema Excelsior di Unioncamere e ANPAL, oltre il 45% delle posizioni aperte in Italia risulta di difficile reperimento, una percentuale che in alcuni settori, come l'ICT, la meccanica avanzata e la sanità, supera abbondantemente il 60%. Si tratta di un fenomeno che non riguarda soltanto le professioni altamente specializzate, ma investe trasversalmente anche i profili tecnici intermedi e le qualifiche professionali di base. Il convegno ha dunque rappresentato l'occasione per avviare una riflessione approfondita sulle cause di questo divario e, soprattutto, sulle possibili strategie per ridurlo. Al centro dell'analisi, il ruolo che le Regioni e gli enti territoriali possono svolgere nel costruire percorsi formativi realmente aderenti alle esigenze del tessuto produttivo locale, superando la logica dei programmi calati dall'alto e privilegiando un approccio di ascolto e co-progettazione con le imprese del territorio.
Le parole di Durigon: territori, formazione e intelligenza artificiale
L'intervento più atteso della giornata è stato quello di Claudio Durigon, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ha delineato con chiarezza la visione del governo sul tema. «Conosco molto bene l'attività di Expo Training, che si è affermata come realtà di riferimento nell'attuazione di numerose politiche attive del lavoro», ha esordito Durigon, per poi entrare nel merito della questione centrale. «Ascoltare le esigenze dei territori è essenziale per superare il mismatch tra domanda e offerta di lavoro e favorire l'incontro tra imprese e lavoratori», ha dichiarato il Sottosegretario, sottolineando come in Italia «l'orientamento al lavoro è stato spesso carente» e come, proprio per questa ragione, «il ruolo dei soggetti attuatori risulta oggi determinante nel fornire risposte efficaci alle esigenze presenti e future del mercato». Un passaggio significativo, che riconosce implicitamente i limiti storici del sistema di orientamento professionale italiano, troppo spesso relegato a un ruolo marginale rispetto ai percorsi scolastici e universitari. Durigon ha poi toccato il tema dell'innovazione tecnologica con un richiamo diretto all'impatto dell'intelligenza artificiale sul mondo produttivo: «L'intelligenza artificiale è ormai parte integrante del mondo produttivo, e le aziende necessitano di personale competente, preparato anche sulle nuove tecnologie». Una constatazione che trova riscontro nei dati: secondo l'Osservatorio del Politecnico di Milano, nel 2025 il 73% delle grandi imprese italiane ha avviato almeno un progetto di IA, ma la carenza di figure professionali adeguate resta il principale ostacolo alla piena adozione di queste tecnologie.
Il ruolo di Expo Training e dell'iniziativa "C'è posto per te"
Nel suo intervento, Durigon ha riservato un riconoscimento esplicito all'iniziativa _"C'è posto per te"_, realizzata da Sviluppo Lavoro Italia, descrivendola come un progetto che «sta mettendo in evidenza quanto sia fondamentale l'orientamento professionale». Il programma, che opera attraverso sportelli territoriali e piattaforme digitali, si propone di accompagnare i cittadini, in particolare giovani e disoccupati, nella scoperta delle opportunità lavorative disponibili nei rispettivi territori, offrendo percorsi di orientamento personalizzati e sessioni di matching diretto con le aziende. Expo Training, dal canto suo, si è consolidata negli anni come la principale fiera italiana dedicata alla formazione professionale e alle politiche attive del lavoro. Nata a Milano, ha progressivamente esteso la propria presenza su scala nazionale, organizzando eventi, workshop e momenti di incontro tra domanda e offerta di competenze. «Expo Training si è sempre distinta per la sua presenza capillare sul territorio», ha osservato Durigon, aggiungendo che «le fiere sul lavoro rivestono un ruolo chiave, ma è fondamentale costruire sinergie tra regioni e imprese locali, rafforzando anche il sistema informativo per integrare tutti i dati disponibili». Quest'ultimo passaggio merita attenzione. Il Sottosegretario ha fatto riferimento alla necessità di un sistema informativo integrato, un tema che chiama in causa la frammentazione delle banche dati sul lavoro in Italia, dove i dati di INPS, centri per l'impiego, agenzie per il lavoro e sistemi regionali spesso non dialogano tra loro in modo efficiente.
Il nodo delle competenze digitali e il peso dell'IA nel mercato del lavoro
L'accento posto da Durigon sull'intelligenza artificiale non è casuale. Il mercato del lavoro italiano sta attraversando una trasformazione profonda, accelerata dalla diffusione di tecnologie generative e dall'automazione dei processi produttivi. Secondo il _World Economic Forum_, entro il 2027 circa 69 milioni di posti di lavoro saranno creati a livello globale grazie alle nuove tecnologie, ma contemporaneamente 83 milioni di posizioni diventeranno obsolete. L'Italia, con un tasso di competenze digitali avanzate ancora inferiore alla media europea, rischia di trovarsi in una posizione particolarmente vulnerabile. Il problema non è soltanto quantitativo, ma qualitativo. Le imprese non cercano semplicemente "tecnici informatici", ma profili ibridi capaci di integrare competenze tecnologiche con conoscenze settoriali specifiche: dall'ingegnere meccanico che sa utilizzare algoritmi di manutenzione predittiva, al responsabile marketing che padroneggia strumenti di analisi basati su machine learning. In questo scenario, la formazione tradizionale mostra tutti i suoi limiti. I tempi di aggiornamento dei programmi scolastici e universitari sono strutturalmente più lenti rispetto alla velocità di evoluzione delle tecnologie. Ed è proprio qui che interviene il ruolo dei soggetti attuatori delle politiche attive, capaci, almeno in teoria, di offrire percorsi formativi più agili e immediatamente spendibili.
Dopo il PNRR: la sfida della collaborazione regionale
Uno dei passaggi più rilevanti dell'intervento di Durigon ha riguardato la fase post-PNRR. «Con la conclusione della fase storica del PNRR, è quindi indispensabile proseguire sulla strada della collaborazione per creare nuova occupazione a livello regionale», ha affermato il Sottosegretario, lanciando un messaggio chiaro: le risorse straordinarie del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non possono essere considerate una soluzione permanente. Il PNRR ha destinato circa 6,66 miliardi di euro alle politiche attive del lavoro, con interventi che hanno riguardato il potenziamento dei centri per l'impiego, il programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori) e il rafforzamento del sistema duale. Ma con l'esaurimento progressivo di queste risorse, si pone il problema della sostenibilità delle iniziative avviate. La risposta, secondo la linea tracciata da Durigon, passa attraverso le sinergie territoriali. Un modello che prevede una maggiore responsabilizzazione delle Regioni nella programmazione della formazione professionale, in dialogo costante con le associazioni imprenditoriali e le agenzie per il lavoro. Non mancano tuttavia le criticità. Il sistema delle politiche attive in Italia resta caratterizzato da profonde disparità territoriali: le regioni del Nord, con tassi di disoccupazione strutturalmente più bassi e un tessuto produttivo più dinamico, dispongono generalmente di servizi per l'impiego più efficienti rispetto al Mezzogiorno, dove il mismatch assume spesso i contorni di una vera e propria emergenza sociale. Colmare questo divario richiederà investimenti mirati e, soprattutto, una governance multilivello capace di coordinare le azioni dei diversi attori coinvolti.
Uno squilibrio strutturale che chiede risposte concrete
Il convegno alla Camera ha confermato che il mismatch tra domanda e offerta di lavoro non è un'anomalia congiunturale, ma un problema strutturale che affonda le radici in decenni di sottoinvestimento nell'orientamento professionale, nella frammentazione del sistema informativo sul lavoro e in un modello formativo ancora troppo distante dalle esigenze reali delle imprese. Le parole di Claudio Durigon hanno tracciato una direzione: ascolto dei territori, rafforzamento dell'orientamento, integrazione dei dati, investimento sulle competenze digitali e sull'intelligenza artificiale, collaborazione tra Regioni e imprese. Una strategia che, sulla carta, appare coerente con le sfide del momento. La vera partita, però, si giocherà sulla capacità di tradurre queste indicazioni in politiche operative. Con la fase più intensa del PNRR alle spalle, il governo dovrà dimostrare di saper mantenere l'impegno sulla formazione e sulle politiche attive anche in assenza di risorse straordinarie. Expo Training e iniziative come "C'è posto per te" rappresentano tasselli importanti di questo mosaico, ma da soli non bastano. Servono investimenti strutturali nei centri per l'impiego, una riforma dell'orientamento scolastico che parta dalle scuole medie, e un sistema di certificazione delle competenze che sia riconosciuto e spendibile su tutto il territorio nazionale. Il mismatch, in fondo, non è solo un problema tecnico. È il sintomo di un Paese che fatica a far dialogare il mondo della formazione con quello della produzione, e che rischia, senza interventi decisi, di sprecare il potenziale di milioni di lavoratori e migliaia di imprese.