Oltre 41.000 gravi violazioni contro bambini in zone di guerra verificate dalle Nazioni Unite nel 2024, il numero più alto da quando esiste il monitoraggio. È lo sfondo su cui Roberto Lovattini, maestro di Piacenza in pensione e figura storica del Movimento di Cooperazione Educativa, ha scritto una lettera aperta agli insegnanti italiani per riportare l'educazione alla pace dentro le aule fin dai primi giorni di scuola.
La lettera di Lovattini e la proposta sui bambini di Gaza
Lovattini si rivolge a maestre e maestri partendo da una tesi netta: le difficoltà della scuola non sono i bambini o le classi multiculturali, ma la distanza fra chi decide e chi lavora ogni giorno in aula. In quel vuoto, sostiene, servono spazi veri di confronto con gli alunni. La proposta concreta indirizzata alle classi è discutere l'assegnazione del Premio Nobel per la Pace ai bambini di Gaza e a tutti quelli che vivono la guerra, raccogliendo poi le riflessioni degli studenti in lettere pubbliche.
L'iniziativa si inserisce nella tradizione del Movimento di Cooperazione Educativa, l'associazione che dagli anni Cinquanta ha portato in Italia la pedagogia Freinet e ha contribuito a battaglie come il tempo pieno e l'inclusione. Non è un episodio isolato: nel 2025 e nel 2026 il MCE, insieme alla federazione internazionale FIMEM, ha rilanciato il progetto "Lettere di pace dalle scuole del mondo", che ha coinvolto docenti da Napoli a Verona.
Nelle linee guida MIM la parola pace pesa poco
L'educazione civica è materia obbligatoria dal 2020, con un minimo di 33 ore all'anno in tutti i cicli, dalla primaria alle superiori. Dall'anno scolastico 2024/2025 il quadro di riferimento non è più il decreto del 2020 ma le nuove Linee guida per l'insegnamento dell'educazione civica - DM 183/2024, adottate con decreto ministeriale del 7 settembre 2024.
Il documento fonda il curricolo sulla conoscenza della Costituzione, insiste sulla "cultura dei doveri", valorizza il concetto di patria, l'appartenenza alla "civiltà europea ed occidentale" e il Made in Italy. Il tema della pace e dei conflitti internazionali resta sullo sfondo, dentro il nucleo dedicato ai diritti umani e alle istituzioni internazionali, ma non compare come traguardo dedicato. Un'asimmetria che ricorda quanto abbiamo raccontato il caso della celebrazione ministeriale di Oriana Fallaci: il ministero indica le figure e i valori a cui guardare, il curricolo reale poi si costruisce sempre nelle scelte del singolo insegnante.
Cosa possono fare i docenti nelle 33 ore obbligatorie
Le nuove linee guida non vietano di dedicare tempo alla cultura della pace: la lasciano al lavoro di programmazione dei consigli di classe. È proprio in quello spazio che l'appello di Lovattini diventa operativo. I numeri disponibili aiutano a costruire lezioni fondate su dati reali e non su emozioni: secondo il rapporto UNICEF sui bambini nei conflitti armati, oggi vivono in zone di guerra oltre 473 milioni di bambini, uno su sei nel mondo, contro il 10% del 1990.
A Gaza il 90% delle scuole risulta danneggiato o distrutto e più di 650.000 bambini non entrano in un'aula da oltre due anni e mezzo. Le armi esplosive, secondo lo stesso ente, sono la causa di quasi il 70% delle vittime infantili nei conflitti. Sono numeri che un maestro può portare in classe la mattina del 20 novembre, giornata della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, senza doverne inventare altri.
Il punto sollevato da Lovattini, in fondo, è pratico: la scuola italiana ha già 33 ore l'anno per parlare di cittadinanza e diritti, ha un anniversario internazionale a novembre, ha una tradizione pedagogica sulla pace lunga settant'anni. Manca solo la decisione di usarli come spazio di ascolto degli alunni, non come contenitore da riempire con contenuti già decisi altrove.