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Il divario tra inflazione 4,2% e borse di studio adeguate dell'1,4%

L'ISTAT certifica +4,2% a settembre, il MUR aggiorna le borse di studio 2026/27 solo dell'1,4%: cosa cambia per studenti fuori sede e famiglie.

L'ISTAT ha certificato il 30 settembre un'inflazione italiana al 4,2% su base annua, il livello più alto degli ultimi tre anni. Nello stesso 2026 il Ministero dell'Università ha aggiornato le borse di studio del diritto allo studio solo dell'1,4%: il divario fra prezzi reali e sostegni agli studenti è il più ampio dalla pandemia.

La ragione non è un errore di calcolo, ma un meccanismo normativo che fotografa l'anno precedente invece di quello corrente.

I numeri dell'inflazione a settembre

Il NIC italiano a settembre segna +4,2% su anno (dal +3,3% di agosto), ancora distante dall'obiettivo BCE del 2%. A spingere è soprattutto l'energia: i prezzi regolamentati salgono del 25,9% e i non regolamentati del 22,2%. Gli alimentari non lavorati crescono del 5,5%, il carrello della spesa dell'1,7%, l'inflazione di fondo si assesta all'1,7%.

Il bollettino Prezzi al consumo settembre 2026 ISTAT indica anche che l'inflazione acquisita per il 2026 è salita al 3,1%. Un livello che pesa in modo asimmetrico sulle famiglie con figli studenti: energia, alimentari e mobilità sono le voci di spesa più rilevanti per chi mantiene un universitario fuori sede o un ragazzo alle superiori. Il nuovo anno accademico e scolastico, iniziato a settembre, è partito con queste condizioni.

Borse di studio 2026/27: adeguamento calibrato sul 2025

Il Decreto Direttoriale n. 175 del 10 febbraio 2026 del MUR ha fissato gli importi minimi delle borse per il nuovo anno accademico: 7.171,11 euro per studenti fuori sede, 4.190,71 euro per pendolari, 2.890,16 euro per studenti in sede. L'aggiornamento rispetto all'anno precedente vale rispettivamente 99,01 euro, 57,86 euro e 39,90 euro in più: una variazione dell'1,4% su tutte le fasce.

Il meccanismo è scritto nell'articolo 3 comma 10 del DM 1320/2021 sul diritto allo studio: l'adeguamento annuale si àncora alla variazione media dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati nell'anno precedente. Il valore comunicato dall'ISTAT il 9 febbraio 2026 era +1,4%, riferito al 2025.

Il problema è il ritardo di un anno. A settembre 2026 l'inflazione corre al triplo di quel valore, e nel comparto energia a dieci volte tanto. Chi inizia un corso di laurea fuori sede trova affitti, bollette ed energia allineati al 2026 reale, con una borsa calibrata sull'anno prima. Sui 7.171 euro della fascia fuori sede, lo scarto fra +4,2% e +1,4% vale circa 200 euro di potere d'acquisto persi in dodici mesi, senza contare che l'inflazione pesata sui consumi effettivi degli universitari (affitto, trasporti, energia) è strutturalmente più alta di quella media.

Famiglie: caro scuola oltre l'adeguamento

Il disallineamento si ripresenta per le famiglie con figli alle superiori o alle medie. L'Osservatorio nazionale Federconsumatori stima nel 2026 un corredo scolastico medio di 673,60 euro per studente, in crescita del 2,3% sul 2025; i libri valgono mediamente 545,66 euro, +1,6%. Codacons segnala rincari del 2-4% su zaini, diari e cartoleria e dell'1,8% sui testi, con una spesa iniziale che per il primo anno delle superiori raggiunge 1.478,75 euro.

Nessuna di queste voci rientra nei bonus statali strutturali: la carta Dedicata a Te e il bonus trasporti coprono solo una parte della fascia bassa dell'ISEE, mentre il carovita è trasversale. Chi ha già vissuto cosa cambia davvero a settembre 2026 sa che il rientro è una somma di spese fisse concentrate in trenta giorni, su cui l'inflazione pesa prima che arrivi qualsiasi sussidio.

Due leve istituzionali già pronte

La prima è una clausola di revisione infra-annuale dell'adeguamento borse quando l'ISTAT certifica uno scostamento superiore a un punto rispetto al valore usato per il decreto di febbraio. Oggi non esiste: il meccanismo del DM 1320/2021 è automatico ma a cadenza fissa.

La seconda è l'ampliamento della platea del contributo affitti per fuori sede, che a livello nazionale copre una minoranza degli studenti che ne avrebbero i requisiti. Nel dibattito sulle priorità politiche della scuola, il diritto allo studio compare poco: eppure è la variabile che misura se un anno accademico si gioca sul merito o sul reddito familiare.

Senza uno di questi due interventi il 2026/27 lascerà a casa una quota di studenti idonei non per difetto di risultati, ma per differenza fra prezzi corsi al 4,2% e aiuti aggiornati all'1,4%.

Pubblicato il: 2 ottobre 2026 alle ore 12:45