Il titolo di studio della persona di riferimento in famiglia resta la principale linea di faglia tra chi scivola sotto la soglia di sussistenza e chi no. Secondo il comunicato Istat del 15 ottobre, nel 2025 l'incidenza della povertà assoluta è al 4,4% nelle famiglie con un capofamiglia almeno diplomato e sale all'11,9% quando il titolo di studio si ferma alla licenza media, fino al 12,3% nei nuclei in cui la persona di riferimento ha al massimo la licenza elementare.
Il diploma come argine: 4,4% contro 11,9%
Il dato è il più netto del rapporto. Chi vive in una famiglia il cui capofamiglia ha ottenuto almeno il diploma di scuola secondaria superiore ha una probabilità di trovarsi sotto la soglia assoluta inferiore alla metà di chi vive in un nucleo con capofamiglia fermo alla scuola dell'obbligo. L'incidenza raddoppia con la sola licenza media (11,9%) e sale ancora al 12,3% con la licenza elementare, un gruppo che Istat segnala in miglioramento rispetto al 14,4% del 2024 e in cui si concentrano soprattutto famiglie di anziani.
L'istruzione agisce in combinato disposto con la condizione lavorativa: tra le famiglie in cui la persona di riferimento è occupata l'incidenza è dell'8,5% se si tratta di lavoratore dipendente e arriva al 14,3% per gli operai e assimilati, mentre tra i nuclei con capofamiglia in cerca di occupazione la quota raggiunge il 20,7%. Il risultato è una scala in cui scuola e lavoro si sommano come fattori di protezione.
Oltre 1,1 milioni di minori sotto la soglia assoluta
La fotografia sui più giovani è il secondo nodo. In Italia nel 2025 risultano sotto la soglia assoluta oltre 1 milione 136mila minori, il 12,5% della popolazione residente di quell'età. L'incidenza passa dal 10,7% del Centro al 15,2% del Mezzogiorno, con un segnale di miglioramento per la fascia 7-13 anni, che scende al 12,1% dal 14,9% dell'anno precedente.
Il rischio cresce con il numero di figli: nelle coppie con un figlio minore l'incidenza è del 7,8%, sale al 10% con due figli e arriva al 17,7% con almeno tre minori. Tra le famiglie monogenitore con minori il valore è dell'11,6%, mentre nei nuclei in cui convivono più famiglie l'incidenza tocca il 19,4%. L'intensità, cioè quanto la spesa delle famiglie povere con minori resta al di sotto della linea, è del 21,6%, più alta del 18,5% rilevato sul totale dei nuclei.
Il quadro nazionale: 5,4 milioni di individui coinvolti
Il quadro complessivo è sostanzialmente stabile. Istat stima oltre 2,1 milioni di famiglie sotto la soglia assoluta, pari all'8,0% delle residenti, per un totale di 5,4 milioni di individui (9,3%). La povertà relativa coinvolge 2,8 milioni di famiglie e quasi 8,7 milioni di persone (14,8%). La geografia conferma il divario territoriale: il Mezzogiorno guida con il 9,6% delle famiglie residenti, seguito dal Nord-ovest (7,7%), dal Nord-est (7,4%) e dal Centro (6,3%).
La fonte primaria del dato è il rapporto integrale pubblicato il 15 ottobre: Rapporto Istat sulle famiglie sotto la soglia assoluta 2025. L'intensità del fenomeno si attesta al 18,5% a livello nazionale, con un lieve incremento al 19,0% nel Mezzogiorno trainato dalle Isole, dove si passa dal 17,0% al 19,0%. Resta elevato il peso della cittadinanza: l'incidenza è del 5,9% nelle famiglie di soli italiani, del 26,7% in quelle con almeno uno straniero e del 29,4% nei nuclei composti unicamente da stranieri.
Il legame tra scuola e condizione economica misurato da Istat offre un parametro operativo per le politiche di contrasto a chi vive sotto la linea di spesa minima: ridurre l'abbandono della scuola secondaria e portare più studenti al diploma produce, nei dati, un dimezzamento del rischio nella generazione successiva. Con oltre un milione di minori coinvolti nel 2025, il nesso tra uscita precoce dall'istruzione e trasmissione intergenerazionale del disagio economico torna al centro delle valutazioni di spesa sociale.