Il presidente onorario dell'Accademia della Crusca Claudio Marazzini invita a preferire la sigla IA all'inglese AI quando in italiano si parla di intelligenza artificiale. La proposta, consegnata all'Adnkronos il 13 agosto 2026, definisce l'uso della forma inglese un adeguamento 'conformistico' privo di reale necessità e distante dalla struttura della lingua nazionale. Il linguista collega la scelta terminologica al più ampio dibattito sull'uso degli anglicismi, spesso adottati senza mediazione critica anche quando esiste un'alternativa italiana pienamente funzionale. La questione, che a prima vista sembra solo grafica, tocca l'ordine delle parole, la pronuncia e la coerenza con la tradizione siglaia dell'italiano.
Perché la sigla IA è più coerente con l'italiano
L'italiano costruisce le sigle seguendo l'ordine naturale delle parole: Intelligenza Artificiale diventa IA. L'inglese inverte quell'ordine e produce Artificial Intelligence, cioè AI. Secondo Marazzini, docente emerito di storia della lingua italiana all'Università del Piemonte Orientale, adottare la sequenza straniera introduce nell'uso quotidiano una 'doppia grammatica' implicita che confonde le abitudini dei parlanti. C'è anche un problema di pronuncia: la forma AI oscilla tra la lettura all'italiana ('a-i') e quella all'inglese ('eiai'), moltiplicando incertezze in aula, sui media e nei documenti pubblici. La sigla IA, al contrario, si legge in un unico modo e riflette l'ordine sintattico dell'espressione da cui deriva, evitando la frammentazione che il linguista definisce fonte di ulteriore confusione.
Scuola e Accademie hanno già scelto la forma italiana
La convergenza intorno a IA non resta un'opinione isolata. Le Indicazioni nazionali del Ministero dell'Istruzione e del Merito, elaborate di recente e alle quali Marazzini ha collaborato, usano stabilmente IA come forma di riferimento nei documenti scolastici. La stessa scelta è codificata dall'Accademia delle Scienze di Torino, dove il linguista dirige la Classe di Scienze morali, storiche e filologiche e che dedicherà all'intelligenza artificiale in ambito umanistico un convegno annunciato per ottobre 2026. Il fronte istituzionale che adotta la forma italiana comprende quindi la principale autorità sulla lingua, la scuola di Stato e un'accademia scientifica storica, definendo un allineamento raro tra soggetti diversi. Sul fronte scolastico, l'ingresso della sigla italiana negli atti ministeriali si affianca a un nodo ancora aperto sulla formazione dei docenti, come emerge dagli approfondimenti su IA a scuola, un docente su quattro senza formazione.
Con IA nelle Indicazioni nazionali e nelle delibere di due Accademie, la sigla italiana passa dal piano della raccomandazione a quello della prassi codificata. Per redazioni, manuali scolastici e delibere pubbliche la conseguenza operativa è netta: usare IA nei testi in italiano e riservare AI ai contesti in inglese, allineandosi alla forma che il Ministero ha già adottato nei propri documenti e che le Accademie applicano senza esitazioni. Sul piano culturale il richiamo di Marazzini sposta l'attenzione dal solo lessico tecnologico alla tenuta della lingua italiana nei registri specialistici, dove le sigle straniere entrano più rapidamente delle parole. La prova di questa transizione sarà nei prossimi manuali scolastici e nelle prime delibere ministeriali dell'anno scolastico 2026/2027.