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Giornata della biodiversità 22 maggio: dati ed obiettivi

Il 75% delle colture mondiali dipende dagli impollinatori e oltre il 50% dei farmaci viene dalla natura. Cosa si perde ogni anno e perché conta per tutti.

Indice: In breve | Origini e obiettivi della Giornata mondiale della biodiversità | Cibo, medicine e acqua: i tre legami diretti con la vita quotidiana | Quanto stiamo perdendo: i numeri della crisi | Errori comuni sulla biodiversità | Domande frequenti

In breve

* Oltre il 75% delle colture alimentari mondiali dipende da impollinatori come api e farfalle

* Più del 50% dei farmaci moderni deriva da fonti naturali, tra cui funghi e piante

* Le foreste assorbono circa 2,6 miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno

* Il 35% delle zone umide mondiali è andato perduto dal 1970, con effetti sull'accesso all'acqua dolce

* Circa 1 milione di specie è a rischio di estinzione, a un ritmo 10-100 volte superiore alla media naturale

Origini e obiettivi della Giornata mondiale della biodiversità

Il 22 maggio 1992 a Nairobi, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD), il trattato che stabilisce tre obiettivi: conservare la diversità biologica, promuovere l'uso sostenibile delle sue componenti e garantire una ripartizione equa dei benefici derivanti dalle risorse genetiche. Quella data è diventata la Giornata internazionale della biodiversità, promossa ogni anno dall'ONU con un tema diverso.

Il tema del 2026 è "Armonia con la Natura e Sviluppo Sostenibile", che richiama i principi del Quadro Globale per la Biodiversità di Kunming-Montréal, adottato nel 2022. Gli obiettivi sono due: fermare la perdita di natura entro il 2030 e raggiungere la piena coesistenza con gli ecosistemi entro il 2050.

La biodiversità comprende la varietà di ecosistemi, specie animali e vegetali e differenze genetiche presenti sul pianeta. Non è un parametro astratto: è la base dei servizi che gli ecosistemi forniscono ogni giorno alla vita umana, dal cibo all'acqua potabile fino ai farmaci.

Cibo, medicine e acqua: i tre legami diretti con la vita quotidiana

Tre ambiti della vita quotidiana dipendono direttamente dalla biodiversità. I dati della scheda tecnica OMS su biodiversità e salute li misurano con precisione.

Cibo. Il 75% delle colture alimentari mondiali, dalle mele ai pomodori, dipende dall'impollinazione da parte di insetti, uccelli e altri animali. Il contributo economico degli impollinatori all'agricoltura globale è stimato tra 235 e 577 miliardi di dollari l'anno. Il declino delle popolazioni di api mette già a rischio la produzione di centinaia di specie coltivate.

Medicine. Oltre la metà dei farmaci moderni deriva da fonti naturali: la penicillina viene da funghi, molti antidolorifici derivano da composti vegetali. La biodiversità è la fonte principale della medicina tradizionale e complementare, ancora oggi utilizzata da miliardi di persone in tutto il mondo. La perdita di specie riduce il repertorio di molecole disponibili per lo sviluppo di nuovi farmaci.

Acqua e clima. Le foreste ospitano l'80% della biodiversità terrestre e assorbono circa 2,6 miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno. Gli ecosistemi sani garantiscono il 75% delle risorse idriche dolci mondiali. Dal 1970 il 35% delle zone umide mondiali è andato perduto, aumentando il rischio di malattie trasmesse dall'acqua per oltre 2 miliardi di persone.

Le stime internazionali valutano l'impatto economico globale della perdita di biodiversità in circa 10 trilioni di dollari l'anno, tra costi sanitari legati alla maggiore diffusione di malattie e perdite agricole causate dal calo degli impollinatori.

Quanto stiamo perdendo: i numeri della crisi

Il tasso attuale di estinzione delle specie è da 10 a 100 volte superiore alla media naturale, secondo le stime dell'Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES). Circa 1 milione di specie è a rischio di scomparsa. Le cause principali includono la deforestazione, la frammentazione degli habitat e i cambiamenti climatici.

Le specie aliene invasive contribuiscono al 60% delle estinzioni documentate, con un costo economico globale di 423 miliardi di dollari ogni anno. La degradazione degli ecosistemi acquatici ha ridotto del 35% la copertura globale delle zone umide dal 1970, con effetti diretti sull'accesso ad acqua pulita per oltre 2 miliardi di persone.

I popoli indigeni, che rappresentano circa il 6% della popolazione mondiale, gestiscono oltre 38 milioni di chilometri quadrati di terra, pari a quasi il 40% di tutte le aree protette a livello globale. Il riconoscimento dei loro diritti è considerato dal Quadro di Kunming-Montréal una delle leve principali per la tutela degli ecosistemi integri.

Errori comuni sulla biodiversità

Confondere la biodiversità con la fauna esotica. La biodiversità riguarda ogni specie che interagisce con l'ecosistema locale, inclusi batteri del suolo, funghi, insetti impollinatori e piante selvatiche. La perdita di un fungo del suolo può avere effetti sulla produzione agricola superiori a quelli della scomparsa di un grande mammifero.

Pensare che la perdita di specie sia un problema futuro. Le conseguenze sono già misurabili. Il declino delle api e di altri impollinatori ha già ridotto la produttività di alcune colture in Europa e in Asia. Il calo delle zone umide ha aumentato la diffusione di malattie trasmesse dall'acqua in aree dove l'accesso all'acqua potabile dipendeva direttamente dall'ecosistema.

Separare la crisi climatica dalla crisi della biodiversità. I due fenomeni si alimentano a vicenda. La perdita di foreste riduce la capacità di assorbire CO2, accelerando il riscaldamento. Il riscaldamento altera a sua volta gli habitat di migliaia di specie. L'approccio One Health, indicato dall'OMS, considera i due fenomeni come un unico sistema da affrontare insieme.

Ritenere che le aree protette bastino. Le riserve naturali coprono oggi circa il 17% della superficie terrestre, mentre il target al 2030 è il 30%. La maggior parte degli ecosistemi degradati si trova al di fuori delle aree protette. La tutela reale richiede pratiche agricole, forestali e urbane compatibili con la sopravvivenza delle specie.

Domande frequenti

Cos'è esattamente la biodiversità?

La biodiversità comprende la variabilità di tutti gli organismi viventi: la diversità all'interno delle specie (genetica), tra specie diverse e tra ecosistemi. La Convenzione sulla Diversità Biologica ONU la definisce come la base di tutti i servizi che gli ecosistemi forniscono alla vita umana, dal cibo all'acqua potabile fino ai farmaci.

Cosa posso fare per proteggere la biodiversità?

Le azioni individuali hanno un impatto misurabile: ridurre l'uso di pesticidi nei giardini, scegliere prodotti da agricoltura sostenibile, piantare specie autoctone. A livello collettivo, sostenere politiche che tutelino le zone umide, le foreste e gli impollinatori contribuisce a rallentare la perdita di specie a livello locale e globale.

Perché il 22 maggio è la Giornata mondiale della biodiversità?

La data è stata istituita dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite in ricordo dell'adozione della Convenzione sulla Diversità Biologica, avvenuta il 22 maggio 1992 a Nairobi. Ogni anno governi e organizzazioni internazionali aggiornano gli obiettivi di conservazione e misurano i progressi rispetto agli accordi di Kunming-Montréal del 2022.

I 235 miliardi prodotti dagli impollinatori sono già nel prezzo del cibo; le 2,6 miliardi di tonnellate di CO2 assorbite dalle foreste sono già nella qualità dell'aria che respiriamo. La Giornata mondiale della biodiversità del 22 maggio è l'occasione in cui quei legami, di solito invisibili, diventano misurabili. Per chi sceglie di agire, quella misura è anche il punto di partenza.

Pubblicato il: 22 maggio 2026 alle ore 06:55