Dopo mesi di confronto serrato tra sindacati e Aran, il rinnovo del contratto collettivo nazionale del comparto scuola per il triennio 2025-2027 è a un passo dalla conclusione. La settimana prossima potrebbe arrivare la firma sulla parte economica, quella che interessa direttamente le buste paga di oltre un milione di lavoratori tra docenti e personale ATA. Le risorse stanziate ammontano a circa 3 miliardi di euro, destinati ad aggiornare il trattamento tabellare dell'intero comparto.
La trattativa in chiusura: 3 miliardi sul tavolo
A confermare l'imminenza dell'accordo è Alberico Sorrentino, Capo Dipartimento Anief-Condir, che il 26 marzo 2026 ha dichiarato: "Rinnovo contratto scuola, ci siamo: la settimana prossima è probabile la chiusura delle trattative per la parte solamente economica del contratto 25-27. Sul tavolo circa 3 miliardi che andranno a implementare il tabellare del personale scolastico, anche per quanto riguarda il mondo ATA".
La precisazione è rilevante: si tratta della sola componente economica. La parte normativa, che regola aspetti come mobilità, orari e inquadramento professionale, seguirà un percorso separato. Una scelta pragmatica, già adottata nel precedente rinnovo contrattuale, che consente di sbloccare rapidamente gli aumenti retributivi senza attendere la definizione di tutti i capitoli negoziali.
Va ricordato che il comparto istruzione e ricerca aveva già visto la firma del CCNL precedente, con aumenti e arretrati riconosciuti a 1,3 milioni di dipendenti. Ora si apre una nuova fase, con risorse aggiuntive che puntano a recuperare almeno parzialmente il potere d'acquisto eroso dall'inflazione degli ultimi anni.
Gli aumenti nel dettaglio: due tranche e una tantum
I numeri sono già definiti nelle loro linee essenziali. L'aumento complessivo sul tabellare sarà del 5,9%, distribuito in due fasi distinte.
La prima tranche scatterà a partire da luglio 2026, con un incremento medio di circa 80 euro lordi mensili. La seconda, a regime dal 1° gennaio 2027, porterà l'aumento medio a 135-136 euro lordi, al netto dell'indennità di vacanza contrattuale già percepita.
Per il personale ATA si aggiunge un elemento ulteriore. Come spiegato da Sorrentino, "vi è da aggiungere un una tantum che molto probabilmente riceverà il personale ATA, pari a circa 110 euro, derivante dai risparmi di spesa per la mancata attivazione delle procedure di riforma degli ordinamenti professionali così come inizialmente previsti". In sostanza, fondi originariamente destinati alla riorganizzazione dei profili professionali, rimasti inutilizzati, verranno redistribuiti sotto forma di compenso una tantum.
Ecco una sintesi degli aumenti previsti:
* Da luglio 2026: circa 80 euro lordi medi mensili * Da gennaio 2027: 135-136 euro lordi medi mensili (a regime) * Una tantum ATA: circa 110 euro dai risparmi sulla riforma ordinamenti * Incremento tabellare complessivo: 5,9%
Compensi accessori e DSGA: le richieste di Anief
Oltre agli aumenti tabellari, la trattativa si gioca su un terreno altrettanto delicato: i compensi accessori. Qui le posizioni sindacali sono ancora in fase di negoziazione, con Anief che porta avanti richieste precise soprattutto per alcune figure professionali.
Per i DSGA (Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi), ora ridenominati funzionari a elevata qualificazione, Anief chiede "un aumento sostanziale dell'indennità di direzione parte fissa e lo spostamento dell'indennità variabile dal FMOF al contratto", ha specificato Sorrentino. L'obiettivo è chiaro: riconoscere questi importi direttamente nel cedolino unico mensile, garantendo maggiore stabilità e trasparenza retributiva.
Parallelamente, il sindacato lavora su altri fronti:
1. Operatori scolastici: aumento del differenziale stipendiale per il nuovo profilo professionale 2. Collaboratori scolastici: incremento della CIA (Compenso Individuale Accessorio) 3. Assistenti amministrativi: analogo riconoscimento di un aumento della CIA
Buoni pasto e carta ATA: le partite ancora aperte
Tra le rivendicazioni più significative rimaste sul tavolo spiccano due temi che il sindacato considera strategici. Il primo riguarda i buoni pasto, un benefit diffuso in gran parte della pubblica amministrazione ma ancora assente per il personale scolastico. Il secondo è l'estensione della carta ATA, analoga alla carta del docente, anche al personale amministrativo, tecnico e ausiliario.
"La richiesta fondamentale su tutti che stiamo portando avanti, sebbene non ci sia ancora una chiara indicazione, è il riconoscimento dei buoni pasto e l'attivazione della carta ATA anche per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario", ha concluso Sorrentino.
Su questi punti la partita resta aperta. L'assenza di "una chiara indicazione", come ammesso dallo stesso sindacalista, suggerisce che il margine negoziale è ancora ampio, o che la controparte non ha ancora scoperto le carte. Non è escluso che queste richieste possano confluire nella trattativa normativa successiva, piuttosto che nella chiusura economica attesa per la prossima settimana.
Va segnalato che Anief aveva già chiesto in precedenza 100 milioni in più per la carta docente e la sua estensione al personale ATA, a testimonianza di una battaglia sindacale di lungo corso su questo fronte.
Il contesto delle relazioni sindacali
Il rinnovo si inserisce in una fase particolarmente intensa per le relazioni sindacali nel comparto istruzione. Negli ultimi mesi si sono susseguiti tavoli tecnici sul PNRR, confronti sulla mobilità con nuovi vincoli, ricorsi sulla valutazione dei titoli nelle GPS e la questione mai risolta del precariato, sulla quale la Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno e l'Europa ha aperto una nuova procedura d'infrazione per uso e abuso di contratti a termine.
Cosa cambia per il personale scolastico
Se la firma arriverà nei tempi previsti, gli effetti concreti saranno visibili già nelle buste paga di luglio 2026. Per un docente o un collaboratore scolastico, l'incremento iniziale di 80 euro lordi si tradurrà in circa 55-60 euro netti mensili, a seconda della fascia di reddito. A regime, dal 2027, l'aumento netto mensile oscillerà tra i 90 e i 100 euro per la maggior parte dei profili.
Non si tratta di cifre che ribaltano le condizioni economiche di un settore storicamente sottopagato rispetto alla media europea. Ma rappresentano un passo avanti rispetto agli ultimi rinnovi, soprattutto considerando che il 5,9% di aumento tabellare supera, seppur di poco, l'inflazione cumulata del triennio di riferimento.
Resta da capire se la chiusura della prossima settimana sarà effettivamente definitiva o se serviranno ulteriori passaggi tecnici. L'esperienza insegna che nel negoziato pubblico gli annunci di imminente accordo vanno sempre presi con cautela. Questa volta, però, le condizioni sembrano mature: le risorse sono stanziate, le percentuali definite, le parti sociali allineate almeno sui numeri di fondo. Per il milione e oltre di lavoratori della scuola italiana, l'attesa potrebbe essere davvero agli sgoccioli.