Le bollette luce e gas restano il terreno preferito per una nuova generazione di raggiri. Nel 2025 lo Sportello per il consumatore Energia e Ambiente ha gestito 42.044 procedure speciali informative solo nel settore energia, con oltre 17.500 richieste concentrate su switching e cambi di fornitore contestati.
Non solo bollette false: il ventaglio delle truffe
Il documento contraffatto inviato via e-mail con un IBAN sconosciuto è la forma più riconoscibile. Ma il rischio maggiore arriva dalle telefonate di sedicenti operatori che simulano il proprio gestore, l'Arera o presunti enti pubblici e chiedono di comunicare il codice POD, il PDR o un OTP appena ricevuto via sms.
Con quei dati i truffatori attivano un cambio di fornitore mai autorizzato oppure stipulano un contratto ex novo. Un secondo canale è il phishing: comunicazioni che replicano fedelmente logo e grafica del gestore invitano a saldare una fattura scaduta tramite un link che dirotta il pagamento su conti esteri. La regola operativa è unica: mai cliccare i link ricevuti, accedere sempre all'area riservata digitando l'indirizzo del fornitore.
Il vero scudo è l'art. 66-quinquies del Codice del Consumo
Sul piano normativo il consumatore ha uno strumento più forte di quanto la cronaca racconti. L'art. 66-quinquies del Codice del Consumo, introdotto dal D.Lgs. 21/2014 per recepire la direttiva europea 2011/83/UE, esonera integralmente dall'obbligo di pagamento chi si ritrova una fornitura non richiesta di luce, gas, acqua o teleriscaldamento. Non serve dimostrare un danno: basta l'assenza di consenso valido perché il credito del nuovo fornitore diventi inesigibile. E il silenzio del cliente dopo la ricezione della bolletta non vale come accettazione.
Le procedure di tutela sono già rodate. Nel 2025 lo Sportello per il consumatore Energia e Ambiente ha registrato 786.647 chiamate al numero verde 800.166.654 e 4.199 richieste specifiche sui contratti nel settore energia. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha elevato sanzioni pesanti: 900mila euro a Servizio Energetico Italiano nel 2024 e 1,5 milioni a Facile Energy per attivazioni non richieste reiterate. Il Consiglio di Stato, con la sentenza della Sezione VI n. 9666/2023, ha chiuso l'ultima via d'uscita: il fornitore risponde direttamente dell'operato di agenti e call center, senza poter scaricare la responsabilità sui singoli promotori.
Cosa fare quando arriva una bolletta sospetta
Il tempo è la variabile che fa la differenza. Al primo dubbio conviene contattare il vecchio fornitore per verificare se risulta ancora attiva la fornitura originaria, poi inviare al nuovo operatore un reclamo scritto in cui si contesta l'esistenza del contratto e si chiede copia integrale della documentazione di consenso: modulo firmato, registrazione telefonica completa, log del contatto porta a porta.
Se dalla documentazione emerge un vizio nel consenso o l'assenza di firma, il consumatore può ottenere risoluzione della fornitura non richiesta, ripristino del contratto precedente e restituzione di quanto già pagato. Quando il fornitore non risponde entro i termini di regolazione, il passo successivo è la segnalazione all'Agcm e il ricorso al servizio di conciliazione dell'Arera, gratuito e obbligatorio prima di adire il giudice ordinario. Il POD e il PDR non si comunicano al telefono, e gli OTP ricevuti via sms restano personali per definizione: nessun operatore legittimo li chiede.
Chi verifica l'identità di chi chiama, non firma in fretta e conserva ogni documento riduce drasticamente il rischio. Per chi si trova già una fornitura non voluta il reclamo scritto va spedito subito: la copertura del Codice del Consumo vale anche per le bollette già emesse.
Sul fronte politico la tutela dei consumatori resta legata all'agenda parlamentare: la Commissione Cultura della Camera e la 7ª Commissione del Senato hanno appena riaperto la sessione autunnale, mentre il bilancio dei quattro anni del Governo Meloni apre il dossier sui provvedimenti in agenda.