Settantasette fotografie in bianco e nero, sedici paesi del Mediterraneo, ingresso gratuito fino al 28 giugno 2026. Lo Spazio Messina della Fabbrica del Vapore di Milano ospita Sacred Bread, il viaggio dell'etnografo Stefano Torrione lungo le rotte del pane sacro, dall'Iraq alla Sardegna passando per Gerusalemme e Sarajevo.
Cosa propone la mostra allo Spazio Messina
Sacred Bread - Le vie del pane è prodotta dal Comune di Milano con Massimo Pozzi Chiesa e Sinergia Venture, e raccoglie il lavoro di oltre sei anni del fotografo torinese Stefano Torrione. Il punto di partenza è il libro Pane nostro di Predrag Matvejević, riferimento letterario per chi cerca il filo lungo del Mediterraneo. Il testo critico in mostra è curato da Gabriel Bauret.
Le 77 immagini compongono un itinerario in sedici tappe attorno al bacino mediterraneo, con incursioni in Medio Oriente, Africa ed Europa. La scelta del bianco e nero non è cosmetica: serve a togliere il rumore visivo del cibo da rivista e a tenere lo sguardo sulle mani, sui forni, sui gesti rituali che resistono ai consumi industriali.
L'ingresso è libero, da martedì a venerdì dalle 12:30 alle 19, sabato e domenica dalle 10 alle 19. Allo Spazio Messina è anche disponibile il comunicato stampa ufficiale e il calendario degli incontri collegati alla mostra.
Una mappa che attraversa fronti di conflitto
Il filo dell'esposizione è il pane come trattato di pace tra i popoli, formula che assume peso preciso quando si guarda dove sono state scattate le foto. Le sedici tappe coincidono con territori segnati da conflitti recenti o storici. A Kerbala, in Iraq, al monumento dell'imam Hussein viene distribuito ai pellegrini il khubz tannour cotto nei forni d'argilla. A Sarajevo, città-martire degli anni Novanta, il somun per la fine del Ramadan viene cosparso di semi di cumino nero.
A Gerusalemme, nel quartiere ortodosso di Mea Sharim, Torrione documenta il rito ebraico del Biur Chametz e la cottura delle matzot. Sono i tre vertici delle religioni monoteistiche colti nello stesso gesto: spezzare e condividere. La scheda ufficiale della mostra sul sito di Fabbrica del Vapore sottolinea proprio questa sovrapposizione, presentando il pane come elemento centrale di ebraismo, cristianesimo e islam.
La fotografia umanista premiata anche dagli ultimi Academy Awards qui non documenta il conflitto ma archivia ciò che il conflitto non ha cancellato. Konya in Turchia, patria del sufismo, dove il fornaio imprime la sagoma della propria mano impastatrice; Olympos in Grecia, dove l'artos della Resurrezione ortodossa pesa due chilogrammi e viene cotto in grandi forme. Tappe diverse, gesto identico: impastare, attendere il lievito, spezzare davanti a una comunita.
Tre tappe italiane: Sardegna, Sicilia, Puglia
Dei sedici paesi documentati, tre capitoli sono italiani: Sardegna, Sicilia e Puglia. Sono le aree in cui la panificazione rituale è ancora viva fuori dal circuito industriale. Nei paesi sardi di Nule, Bottidda, Bolotana e Fonni il pane prende forme da scultura, parte integrante delle feste votive. A Campofranco, in Sicilia, le forme allungate dei pupi di pane vengono protese verso la statua di San Calogero, in un rito di mediazione tra terra e cielo.
L'esposizione è accompagnata dal volume Sacred Bread, che secondo il fotografo contiene il doppio delle immagini in mostra: utile per chi vuole portarsi a casa l'intero itinerario o per chi non riesce a raggiungere Milano nei giorni di apertura della mostra. Restano poco meno di due settimane prima della chiusura del 28 giugno: lo Spazio Messina è aperto sei giorni su sette e l'ingresso non costa nulla.
Per chi cerca un pretesto per attraversare la Fabbrica del Vapore, Sacred Bread offre quello più semplice possibile: un alimento riconoscibile da chiunque, fotografato dove la geopolitica del 2026 fa più male.