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Minori in carcere a Catania: il concerto che mostra cosa manca agli IPM

Dal Decreto Caivano il numero di minori negli IPM è cresciuto del 48%. A Catania un concerto mostra cosa manca: dati, dichiarazioni e prospettive.

A fine aprile, nell'Istituto penale per i minorenni di Bicocca a Catania, una cinquantina di ragazzi ha ascoltato per la prima volta un pianoforte da vicino. Il musicista italobrasiliano Marcelo Cesena ha suonato Brahms, poi la sigla dei Simpsons, e da quel momento li ha conquistati. Un ragazzo africano, alla fine, gli ha chiesto: «Perché suoni il pianoforte?». Risposta: «Per poter incontrare te».

I numeri che stanno dietro a quel concerto

Dal settembre 2023, dopo l’approvazione del Decreto Caivano, il numero di minori e giovani adulti ristretti negli istituti penali per minorenni italiani è cresciuto del 48%. Secondo il Rapporto Antigone 2024, al 15 gennaio 2024 erano 496 i ragazzi detenuti nei 17 IPM presenti sul territorio nazionale; a fine marzo 2025 la cifra aveva superato quota 590, con 9 istituti su 17 in sovraffollamento, una condizione mai registrata prima di quel decreto.

All’IPM di Catania i detenuti a fine 2025 erano 44, su una capienza effettiva di 43 posti (nove celle inagibili). Quasi la metà dei minori in carcere negli IPM italiani è di origine straniera (49,9% nel dato nazionale); molti sono tecnicamente maggiorenni ma entrati nel circuito penale minorile da adolescenti. Il 62,1% ha ancora meno di 18 anni.

Sono ragazzi che condividono spesso la stessa carenza di esperienze formative. Molti di quei ragazzi non hanno mai incontrato la bellezza. Non hanno mai visto un pianoforte da vicino. Non hanno mai sperimentato uno sguardo che li prenda sul serio.

Arte negli IPM: un modello esistente ma ancora marginale

In Italia esistono realtà strutturate che portano l’arte dentro gli istituti penali per minorenni. L’Associazione Teatri e Giustizia Minorile, nata nel 2019, riunisce compagnie come Puntozero (Milano, attiva all’IPM Beccaria), Teatro del Pratello (Bologna) e Teatro Kismet Opera (Bari). Nel 2020 il Ministero della Giustizia ha firmato un protocollo con il Dipartimento per la Giustizia Minorile per promuovere teatro e danza nelle strutture detentive. La copertura resta però disomogenea: i programmi artistici continuativi raggiungono una minoranza degli IPM italiani e, laddove esistono, sono spesso legati alla presenza di singoli enti del terzo settore, non a finanziamenti stabili. Campagna IoLeggoPerché 2025: libri nelle biblioteche scolastiche

Il concerto di Cesena a Catania rientra in questa seconda categoria: un’iniziativa voluta dall’arcivescovo mons. Luigi Renna, resa possibile dall’Ufficio di pastorale carceraria in collaborazione con la direzione degli istituti. Ha coinvolto tre strutture - la Casa circondariale di Bicocca, l’IPM Bicocca e la Casa circondariale di Piazza Lanza - in un formato che mescola musica classica, racconto autobiografico e dialogo diretto con i ragazzi.

Cosa ha reso possibile quella giornata

Ciò che ha reso possibile quella giornata è una collaborazione insolita tra arcivescovo, direzione carceraria, polizia penitenziaria e CPIA, raccordati attorno a un progetto educativo comune. Non è un dato scontato. In molti istituti la componente formativa è affidata quasi esclusivamente alla scuola interna, senza raccordo con realtà esterne. Il risultato è che i ragazzi ricevono istruzione, ma raramente incontrano qualcosa che parli alla parte di loro che non coincide con il reato commesso. La possibilità di riconoscere una propria identità al di là dell’errore - che sia attraverso la musica, il teatro o la lettura - ha un peso che nessun regolamento penitenziario può sostituire. Giovani eccellenze marchigiane: otto premiati per i contributi alla comunità

Mentre il dibattito pubblico sugli IPM si concentra sul sovraffollamento e sulle risorse da stanziare, la domanda educativa resta spesso in secondo piano: quanti dei 590 ragazzi oggi detenuti hanno mai sentito qualcuno chiedersi dove risiede la loro felicità? Quella di Catania è una risposta possibile. Mancano ancora accordi istituzionali stabili per renderla pratica ordinaria negli altri 16 istituti. La bellezza ritrovata: l’affresco dionisiaco scoperto a Pompei

Pubblicato il: 4 maggio 2026 alle ore 08:51