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Le otto montagne: insegnare con i film l'amicizia, l'identità e il coraggio di scegliere

Dal Premio Strega al Festival di Cannes, l'opera di Paolo Cognetti diventa uno strumento potente per la didattica scolastica. Ecco perché portarla in classe

* Un film che parla ai giovani * La trama: due vite, due montagne * I temi al centro del racconto * Un palmarès di tutto rispetto * Perché portarlo in classe * Spunti per la didattica con il cinema

Un film che parla ai giovani {#un-film-che-parla-ai-giovani}

C'è un momento, nella crescita di ogni studente, in cui la domanda "chi voglio diventare?" smette di essere retorica e diventa urgente. È una domanda che non si affronta solo sui banchi, tra manuali e interrogazioni, ma anche attraverso le storie. E alcune storie, più di altre, hanno la forza di scuotere.

Le otto montagne, il film diretto da Felix van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, è una di quelle storie. Tratto dall'omonimo romanzo di Paolo Cognetti, vincitore del Premio Strega nel 2017, il lungometraggio racconta con una semplicità disarmante l'amicizia tra due uomini e le scelte che li definiscono. È un'opera che si presta in modo naturale alla visione in ambito scolastico, non come riempitivo delle ultime ore, ma come autentico strumento didattico.

La trama: due vite, due montagne {#la-trama-due-vite-due-montagne}

La storia è ambientata tra Torino e le montagne della Valle d'Aosta. Pietro è un ragazzo di città, figlio di genitori della classe media milanese che trascorrono le estati in un piccolo paese ai piedi del Monte Rosa. Lì incontra Bruno, coetaneo cresciuto tra alpeggi e silenzi, figlio di un mondo che la modernità sta lentamente svuotando.

L'amicizia tra i due nasce nell'infanzia, si frattura nell'adolescenza, si ricompone nell'età adulta. Pietro viaggia, studia, cerca se stesso lontano. Bruno resta. O meglio, sceglie di restare, con tutto ciò che questo comporta. Attorno a loro, la montagna non è mai semplice sfondo: è un personaggio vivo, una metafora della verticalità dell'esistenza.

Il film segue i due protagonisti lungo decenni, con una narrazione che non ha fretta. Respira. Lascia spazio al paesaggio e al non detto, come accade nei migliori romanzi di formazione.

I temi al centro del racconto {#i-temi-al-centro-del-racconto}

Sarebbe riduttivo catalogare Le otto montagne come un film sull'amicizia. Lo è, certamente, ma affronta con uguale profondità questioni che toccano direttamente il vissuto degli studenti.

* La costruzione dell'identità: Pietro e Bruno rappresentano due modi opposti di cercarsi. Uno attraverso il movimento, l'altro attraverso la radice. Nessuno dei due ha torto, nessuno dei due ha ragione. Il film non giudica, mostra. * Il rapporto con i padri: il legame di Pietro con il proprio padre, fatto di incomprensioni e tenerezze mancate, è uno dei nuclei emotivi più potenti della narrazione. Un tema che in classe può aprire riflessioni autentiche. * La realizzazione personale: cosa significa davvero "riuscire nella vita"? Il film mette in discussione le gerarchie convenzionali del successo, quelle che spesso la scuola stessa, involontariamente, contribuisce a rafforzare. * Il senso del luogo: in un'epoca in cui la mobilità è un valore quasi indiscusso, la scelta di Bruno di rimanere nella propria terra pone una domanda scomoda. Restare è coraggio o rassegnazione?

Sono domande che non hanno risposte facili. E proprio per questo funzionano in un contesto educativo.

Un palmarès di tutto rispetto {#un-palmares-di-tutto-rispetto}

La qualità artistica dell'opera è certificata dai riconoscimenti ottenuti. Le otto montagne ha ricevuto il Premio della Giuria al 75° Festival di Cannes, uno dei palcoscenici più prestigiosi del cinema mondiale, e in Italia ha conquistato quattro David di Donatello.

Stando a quanto emerge dal percorso critico del film, la coppia di registi belgi è riuscita in un'impresa non scontata: restituire sullo schermo l'essenza di un romanzo profondamente italiano senza tradirne lo spirito. La fotografia, firmata da Ruben Impens, cattura la Valle d'Aosta con uno sguardo che evita ogni tentazione da cartolina, cercando piuttosto la verità aspra e poetica di quei luoghi.

Il romanzo originale di Paolo Cognetti aveva già dimostrato la sua forza raggiungendo lettori in oltre quaranta Paesi. Il film ne ha amplificato la portata, consegnando quei temi a un pubblico ancora più vasto.

Perché portarlo in classe {#perche-portarlo-in-classe}

La pratica di insegnare con i film ha una tradizione consolidata nella scuola italiana, ma troppo spesso viene relegata a un ruolo marginale, quasi ricreativo. Un peccato, perché il cinema, quando scelto con criterio, può diventare uno dei linguaggi più efficaci per attivare il pensiero critico negli studenti.

Le otto montagne si presta a percorsi interdisciplinari che coinvolgono italiano, geografia, educazione civica e persino filosofia. Il confronto tra il libro di Cognetti e la sua trasposizione cinematografica, ad esempio, offre un esercizio prezioso di analisi testuale e linguistica. Come cambia una storia quando passa dalla pagina allo schermo? Cosa si perde, cosa si guadagna?

In un panorama scolastico che insiste giustamente sull'importanza delle competenze trasversali, la visione guidata di un film come questo non è un lusso. È didattica a tutti gli effetti.

Peraltro, la capacità del cinema di aprire finestre su mondi diversi non riguarda solo la narrativa. Anche il Convegno sull'analisi giuridica delle pratiche di fine vita ha dimostrato come il confronto con temi complessi, quando mediato da strumenti culturali adeguati, possa generare un dibattito di qualità tra le nuove generazioni.

Spunti per la didattica con il cinema {#spunti-per-la-didattica-con-il-cinema}

Per i docenti che volessero integrare Le otto montagne nella programmazione, alcuni percorsi possibili:

* Italiano e letteratura: lettura di brani selezionati dal romanzo di Cognetti, seguita dalla visione delle scene corrispondenti. Analisi delle differenze narrative e stilistiche tra le due forme espressive. * Geografia e ambiente: approfondimento sulla Valle d'Aosta, sullo spopolamento delle aree montane e sul rapporto tra comunità alpine e trasformazioni economiche. Il film offre un ritratto realistico di dinamiche che i dati ISTAT confermano anno dopo anno. * Educazione civica e orientamento: discussione guidata sul concetto di realizzazione personale e sulle pressioni sociali che condizionano le scelte dei giovani. Pietro e Bruno possono diventare due archetipi attraverso cui gli studenti riflettono sul proprio futuro. * Filosofia: il titolo stesso rimanda a un antico racconto nepalese sulla conoscenza del mondo, che il film riprende esplicitamente. Chi conosce di più, chi ha girato le otto montagne o chi ha scalato quella al centro? Un dilemma che può alimentare ore di confronto in classe.

La didattica con il cinema non richiede attrezzature sofisticate o budget straordinari. Richiede, questo sì, la disponibilità del docente a preparare la visione, a contestualizzarla e a trasformarla in un'esperienza di apprendimento strutturata. Non basta premere play.

In fondo, la lezione più importante che Le otto montagne consegna ai ragazzi è questa: non esiste un'unica strada giusta. Esistono le scelte, e il coraggio di farle proprie. In un sistema scolastico che spesso chiede agli studenti di conformarsi a modelli prestabiliti, è un messaggio che vale la pena ascoltare.

Pubblicato il: 1 aprile 2026 alle ore 07:25