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Il Potere dei Senza Potere di Václav Havel: L'Illusione nella Narrazione di Carney tra Liberalismo Illiberale e Nuovi Fronti di Resistenza

Analisi della citazione di Havel a Davos: differenze tra la vera resistenza dei "senza potere" e il consolidamento del potere nei Paesi occidentali e nel mondo

Il Potere dei Senza Potere di Václav Havel: L'Illusione nella Narrazione di Carney tra Liberalismo Illiberale e Nuovi Fronti di Resistenza

Indice

1. Introduzione: Il contesto della citazione di Havel a Davos 2. Chi era Václav Havel e cosa significa il suo "potere dei senza potere" 3. Mark Carney, Davos e il potere dell’élite 4. Liberalismo illiberale: definizione e manifestazioni contemporanee 5. Le leggi canadesi: dalla censura biblica al diritto all'aborto 6. L’esclusione dei dissidenti: il caso Carney e la selezione dei candidati politici 7. I veri "senza potere": Nigeria, Libano e oltre 8. Il paradosso occidentale: potere che si traveste da resistenza 9. La resistenza autentica secondo Havel: fra ieri e oggi 10. Sintesi finale: L’attualità del potere dei senza potere

Introduzione: Il contesto della citazione di Havel a Davos

Nel corso del World Economic Forum di Davos, Mark Carney – ex governatore sia della Banca d’Inghilterra che della Banca del Canada e oggi figura di spicco tra finanza e politica nordamericana – ha citato Václav Havel, in particolare il celebre concetto de "il potere dei senza potere". In molti hanno interpretato questa citazione come una sorta di faro morale, una bussola per orientarsi in tempi turbolenti, dove la crescita del cosiddetto "liberalismo illiberale" pone sfide crescenti alle democrazie occidentali.

Ma questa interpretazione è, a ben vedere, fuorviante. Soprattutto se si riflette sul reale significato che Havel attribuiva ai "senza potere" e sul contesto concreto in cui viveva e scriveva le sue opere.

Chi era Václav Havel e cosa significa il suo "potere dei senza potere"

Václav Havel, drammaturgo, dissidente e poi presidente della Cecoslovacchia post-comunista, ha analizzato con profondità unica la condizione dell’individuo di fronte allo Stato autoritario. Nel suo celeberrimo saggio "Il potere dei senza potere" (1978), Havel mette in luce la capacità rivoluzionaria degli uomini "comuni" di opporsi pacificamente alle menzogne di un sistema totalitario. Per Havel i "senza potere" sono coloro che, pur privi di potere istituzionale, riescono attraverso la testimonianza viva della verità e della dignità personale a delegittimare un regime basato sul controllo e sulla menzogna.

Mark Carney, Davos e il potere dell’élite

È dunque appropriato che Mark Carney, espressione massima dell'élite finanziaria internazionale, si paragoni in qualche modo ai "senza potere" evocati da Havel? La risposta, secondo molti analisti e intellettuali critici, è negativa. Carney, con alle spalle ruoli di primissimo piano nelle principali banche centrali del mondo e oggi impegnato politicamente, non può essere considerato un outsider, né tanto meno una figura marginalizzata dal sistema.

La sua presenza a Davos – tempio dell’incontro fra potere politico ed economico globale – segna anzi quanto mai il confine tra chi detiene "potere" (in tutte le sue forme: finanziario, normativo, culturale) e chi ne è privo. La *Carney citazione Havel* assume dunque in questo contesto i contorni di una mossa retorica, priva della sostanza e della tensione morale che animava la resistenza dei dissidenti nei regimi dell’Europa orientale.

Liberalismo illiberale: definizione e manifestazioni contemporanee

Il termine "liberalismo illiberale" indica oggi quella deriva delle democrazie occidentali che mantengono formalmente la struttura liberale, ma che nella pratica adottano strumenti e misure restrittive tanto sul piano dei diritti quanto su quello della partecipazione pubblica. Ciò si manifesta, ad esempio, attraverso leggi di censura, limitazioni sulla libertà religiosa e di opinione, o ancora mediante la marginalizzazione di chi nutre convinzioni non perfettamente in linea con la narrazione dominante.

Proprio il caso canadese è emblematico: dalla legislazione sulla *Canada leggi bibbia* fino alle politiche restrittive su temi come il diritto di parola e di coscienza. Il rischio, secondo molti osservatori, è quello di una progressiva chiusura degli spazi di pluralismo reale, in nome della tutela di un ordine pubblico ridefinito secondo parametri sempre più stringenti.

Tra le parole chiave emergenti, qui spicca liberalismo illiberale, che rimanda ad un fenomeno di crescente attualità e analizzato non solo dagli esperti di scienze politiche ma anche dai media internazionali. È in questa cornice che si colloca la riflessione attorno alle citazioni – e alle distorsioni – degli insegnamenti di Havel.

Le leggi canadesi: dalla censura biblica al diritto all'aborto

Un esempio concreto di liberalismo illiberale è rappresentato dalla recente legislazione in vigore in Canada. Negli ultimi anni alcune province canadesi hanno elaborato normative che, in nome della lotta ai discorsi d’odio, arrivano a limitare anche la lettura pubblica di alcuni passi della Bibbia. Questo elemento, per quanto recepito da molti come mero aneddoto, si inscrive in un quadro più ampio di controllo del discorso e della coscienza.

Non meno rilevante è il tema dell’aborto, altro terreno delicatissimo per la coscienza sociale e individuale. Il caso del *partito Carney esclusione candidati* non allineati sulle politiche favorevoli all’aborto ha scatenato un fervente dibattito nazionale. In sostanza, i candidati con posizioni contrarie all’aborto sono stati esclusi dalle liste del partito di Carney, in ossequio a una linea ufficiale che non ammette dissenso. Questo episodio è sintomatico di una nuova tendenza: la selezione della rappresentanza politica non più sulla base della pluralità di voci, ma su un’omologazione che punta all’uniformità e al "pensiero unico".

Le parole chiave 'diritti aborto Canada' e 'partito Carney esclusione candidati' rafforzano il quadro di un liberalismo che, nel nome della liberazione, si fa paradossalmente illiberale.

L’esclusione dei dissidenti: il caso Carney e la selezione dei candidati politici

L’esclusione di candidati contrari all’aborto dalle file del partito di Carney non è un caso isolato, ma sintomo di una tendenza più ampia nelle democrazie moderne. La selezione degli eletti secondo parametri di fede ideologica crescente – invece che sulla base della rappresentanza reale delle opinioni presenti tra i cittadini – mina il principio stesso di pluralismo.

Va ricordato come, nelle democrazie mature, il valore della rappresentanza risieda non solo nell’efficienza e nella "modernità" delle proposte, ma nella capacità di riflettere la reale complessità del tessuto sociale. L’estromissione preventiva di chi la pensa diversamente, in nome di un "progresso" che si trasforma in dogma, costituisce una forma strisciante di controllo e selezione del pensiero pubblico.

È in questa ottica che il riferimento di Carney al potere dei senza potere suona vuoto. La posizione dominante nel gioco politico non può essere spacciata per "resistenza". Laddove esiste una presa rigida e centrale sulle candidature, non si dà spazio alla resistenza, quanto piuttosto all’adattamento sistemico dei soggetti politici al paradigma prevalente.

I veri "senza potere": Nigeria, Libano e oltre

Ma chi sono oggi i veri "senza potere" evocati da Havel? Certamente non chi detiene il controllo delle politiche monetarie o delle alleanze finanziarie globali. I senza potere vivono oggi, spesso ignorati, in teatri di crisi cronica come la Nigeria e il Libano – Paesi citati come esempio nell’attuale dibattito internazionale.

Qui il "potere" assume ancora i volti concreti della repressione armata, della censura palese, della privazione di diritti essenziali. Essere "senza potere" in questo contesto significa non avere accesso all’acqua, all’energia, alla sanità di base; significa non avere voce pubblica, non poter contare né sulle istituzioni né su una stampa libera. Nel confronto tra il presunto "potere dei senza potere" dell’Occidente odierno e quello di chi combatte ogni giorno per la mera sopravvivenza in Nigeria o in Libano, ogni parallelismo rischia di risultare fragile, se non addirittura offensivo.

Le espressioni "senza potere Nigeria Libano" servono a ricordare la dimensione globale della questione e la necessità di contestualizzare sempre il grande tema della resistenza al potere.

Il paradosso occidentale: potere che si traveste da resistenza

Una delle derive più sottili e al contempo più pericolose del liberalismo illiberale consiste proprio nello spacciarsi per movimento di resistenza. Assistiamo cioè a una sofisticata quanto pericolosa mimesi: chi detiene le leve del potere, anziché esercitarlo dichiaratamente, cerca di legittimarsi come "outsider", pronto a cavalcare le istanze della marginalità e del dissenso.

Questo paradosso rischia di svuotare di senso ogni vera opposizione. Se tutti sono "resistenti", nessuno lo è davvero. E la narrazione mainstream, invece di accogliere il pluralismo delle voci, lo regimenta in un discorso unico – forte dei suoi apparati comunicativi, normativi e, spesso, anche punitivi. L’effetto, purtroppo, è quello di delegittimare le istanze di chi veramente non ha voce e non accede ai circuiti di produzione di opinione e potere.

La resistenza autentica secondo Havel: fra ieri e oggi

La forza del pensiero di Václav Havel sta nella sua radicale chiarezza: la resistenza contro le menzogne e le distorsioni del potere non può prescindere dalla sincerità, dalla testimonianza silenziosa e individuale. Il "potere dei senza potere" esprime la capacità di vivere nella verità, anche quando tutto attorno chiede l’adesione a narrazioni vuote di senso e colme di paura.

Oggi più che mai servirebbe ripartire da questa lezione: la vera resistenza non è quella delle élites che, pur declamando la necessità di cambiamento, restano ben salde ai vertici dei sistemi di potere. È invece quella di chi, nei margini spesso invisibili della società, continua a testimoniare – anche in modo silenzioso – una diversa visione della convivenza civile e democratica. Ma per farlo, occorrono spazi di libertà, pluralismo e reciprocità – tutti elementi che, nelle attuali democrazie occidentali, iniziano a vacillare proprio per effetto delle nuove forme di censura e omologazione.

Sintesi finale: L’attualità del potere dei senza potere

In conclusione, la citazione di Havel da parte di figure dell’establishment globale, come Mark Carney, rischia di svuotare di senso uno dei messaggi più profondi e attuali della storia europea recente. Occorre vigilare perché il tema del "potere dei senza potere" non diventi un facile slogan, ma resti un richiamo severo alla responsabilità personale e collettiva, alla coerenza tra parole e fatti, alla necessità di un pluralismo autentico.

Il liberalismo illiberale – così come lo si vede crescere in Canada e altrove – impone a tutti una riflessione non solo sul potere, ma anche sulle nuove forme di resistenza. E chiede a chi si sente, o si proclama, "senza potere" di domandarsi se lo sia davvero. La vera sfida resta quella di costruire spazi dove anche la voce della minoranza, del dissidente, del fragile sia accolta come autentica risorsa democratica.

Solo così potrà sopravvivere quella tensione vitale e costruttiva che Havel individuava come cuore pulsante di ogni società davvero libera.

Pubblicato il: 26 gennaio 2026 alle ore 09:53