Franco Fontana è morto sabato 29 agosto 2026 a Modena, la città in cui era nato il 9 dicembre 1933. Aveva 92 anni. Con lui se ne va il fotografo italiano che ha reso il colore una lingua autoriale, ma resta a Modena il suo lascito più concreto: un fondo pubblico che raccoglie oltre 1.600 immagini e oltre 700 volumi.
Chi era il maestro del colore
Fontana comincia a fotografare intorno ai 28 anni, negli anni in cui il bianco e nero era ancora considerato l'unica strada per una fotografia autoriale seria. Sceglie il colore e ne fa un vocabolario: campi coltivati, autostrade, orizzonti urbani ridotti a linee e blocchi cromatici che sembrano quadri astratti pur restando paesaggi reali.
La monografia Skyline del 1978 lo consacra a livello internazionale. Nel 1979 espone al MoMA di New York, poi lavora con il Centre Georges Pompidou di Parigi e con i ministeri della Cultura di Francia e Giappone. Nel 1999 tiene un workshop al Solomon R. Guggenheim Museum, nel 2006 riceve la laurea honoris causa dal Politecnico di Torino. Oltre 70 libri, più di 400 mostre personali e collettive, opere conservate in più di 50 musei nel mondo: sono i numeri di una carriera lunga sessant'anni. Meno noti sono quelli che riguardano la sua città natale.
Il fondo pubblico da 1.600 fotografie
Nel 1991 Fontana consegna alla Galleria Civica di Modena un primo nucleo di oltre 500 fotografie della propria collezione privata. Non si tratta soltanto dei suoi scatti: il nucleo iniziale comprende anche stampe di maestri internazionali con cui aveva scambiato opere o che aveva acquistato lungo la carriera, dagli inizi degli anni Settanta in poi.
Le donazioni non si fermano. Negli anni successivi il fondo cresce fino a superare le 1.600 immagini. Oggi il Fondo Franco Fontana è una delle collezioni principali di Fondazione Ago, Collezioni Fotografia, l'istituzione modenese che ha ereditato le raccolte della Galleria Civica e le rende consultabili attraverso il catalogo online.
Le stampe coprono un materiale eterogeneo. Ci sono le prime prove degli anni Sessanta, i paesaggi rurali della serie Basilicata del 1975, gli scatti americani della fine degli anni Settanta (Texas, San Francisco), insieme alla serie Paesaggio Italiano del 1985. La sequenza non è filtrata da un curatore esterno ma dalla scelta dell'autore stesso, e questo la rende una fonte diretta su come Fontana leggeva la propria produzione.
Accanto alle stampe c'è una biblioteca specialistica. Fontana ha destinato al Comune un fondo librario di oltre 700 volumi, oggi conservati presso la biblioteca civica d'arte Luigi Poletti. Si tratta in molti casi di edizioni rare, monografie fuori catalogo e cataloghi di mostre difficili da reperire altrove.
Cosa cambia per chi studia fotografia
Il vincolo è pratico. Uno studente universitario, un ricercatore o un appassionato può consultare in un solo luogo la storia visiva di uno dei fotografi italiani più esposti nel mondo. Non serve chiedere accesso a una fondazione privata, non serve viaggiare tra collezioni disperse in Europa e Stati Uniti: le immagini sono a Modena, in un'istituzione pubblica, con un catalogo interrogabile online.
La differenza rispetto al modello prevalente è netta. Molti archivi di grandi fotografi italiani del Novecento finiscono suddivisi tra eredi, ceduti a case editrici o venduti a istituzioni straniere. La scelta di Fontana, iniziata trent'anni fa quando era ancora nel pieno dell'attività, ha vincolato al pubblico modenese buona parte della sua memoria di lavoro.
Con la morte dell'autore il catalogo si chiude. Le oltre 1.600 immagini smettono di essere un archivio in progressione per diventare un corpus definito, che i prossimi curatori della Fondazione Ago potranno riordinare cronologicamente, esporre per serie tematiche e mettere in dialogo con la storia della Galleria Civica di Modena senza ulteriori aggiunte future.