Indice: In breve | Cos'è il fenomeno dei figli boomerang | I numeri italiani nel confronto europeo | Le tre cause economiche principali | Cosa il dibattito pubblico spesso confonde | Domande frequenti
In breve
* I figli boomerang sono giovani adulti tra i 20 e i 35 anni che, dopo l'indipendenza, tornano a vivere dai genitori.
* Eurostat 2024: in Italia l'età media di uscita dalla casa d'origine è 30,1 anni, contro la media UE di 26,2.
* Rapporto Istat 2025: oltre due terzi dei 18-34enni vive ancora con i genitori (media UE 49,6%).
* Cause principali: lavoro precario, stipendi d'ingresso bassi, affitti che assorbono fino al 40% del reddito.
* Il 21% di chi era uscito è poi rientrato per ragioni economiche.
Cos'è il fenomeno dei figli boomerang
L'espressione "figli boomerang" indica i giovani adulti che, dopo aver lasciato la casa d'origine per studio, lavoro o convivenza, tornano a vivere con i genitori. Il termine traduce l'inglese boomerang generation e si è diffuso nel dibattito pubblico italiano dopo la crisi finanziaria del 2008, consolidandosi con la pandemia e con l'ondata inflattiva degli anni successivi. Riguarda soprattutto la fascia 20-35 anni e non coincide con la categoria dei "bamboccioni" raccontata negli anni Duemila: qui si parla di persone che hanno già provato l'indipendenza e l'hanno persa, non di chi non l'ha mai cercata. La distinzione pesa quando si discute di responsabilità individuali e di scelte di politica abitativa, perché le due fattispecie richiedono strumenti diversi.
I numeri italiani nel confronto europeo
La cornice statistica più aggiornata arriva da Eurostat: nel 2024 l'età media in cui i giovani italiani lasciano la casa dei genitori è 30,1 anni, quasi quattro anni sopra la media dell'Unione europea, ferma a 26,2 anni (Eurostat: età di uscita dei giovani in UE 2024). Solo Croazia (31,3), Slovacchia (30,9) e Grecia (30,7) hanno valori più alti. All'estremo opposto si collocano Finlandia (21,4), Danimarca (21,7) e Svezia (21,9), dove pesa un mercato della locazione più accessibile e una rete di sussidi all'autonomia abitativa. Il dato sull'uscita si specchia in quello sulla permanenza: il Rapporto annuale Istat 2025 indica che oltre due terzi dei 18-34enni vive ancora con almeno un genitore, contro una media UE del 49,6%. I cosiddetti boomerang si aggiungono a questa fotografia, perché il 21% degli italiani adulti che si erano già resi indipendenti è poi rientrato in famiglia.
Le tre cause economiche principali
Le ricerche pubblicate negli ultimi mesi convergono su tre ordini di cause economiche, ricostruite anche dal Rapporto annuale Istat 2025. Non sono motivazioni alternative: si rinforzano a vicenda.
* Lavoro precario e stipendi d'ingresso bassi: contratti a termine, partite IVA con compensi contenuti e stage prolungati riducono la capacità di programmare una spesa fissa come l'affitto. Per molti lavoratori under 30 lo stipendio netto d'ingresso non basta a coprire affitto, utenze e spese personali in città dove il canone assorbe oltre un terzo del reddito disponibile. * Costo elevato degli affitti e barriere d'accesso al mutuo: nelle aree metropolitane italiane una stanza singola supera spesso i 500 euro mensili e un monolocale ne richiede il doppio. L'inflazione cumulata fra il 2021 e il 2024 ha eroso il potere d'acquisto degli stipendi più di quanto siano cresciute le tutele del mercato della locazione, mentre l'anticipo del 20% richiesto per il mutuo resta fuori portata per chi ha contratti instabili. * Risparmio prudenziale per la prima casa: una quota crescente di giovani lavoratori sceglie di restare in famiglia anche con un reddito stabile per accumulare il capitale necessario all'acquisto. Non è una rinuncia all'indipendenza, ma la sua precondizione finanziaria.
Cosa il dibattito pubblico spesso confonde
Confondere boomerang e bamboccioni: il termine bamboccione descrive chi non ha mai lasciato la casa dei genitori per scelta o inerzia. Il giovane boomerang invece torna indietro dopo essere uscito, di solito sotto pressione di un cambio di lavoro, di una separazione o di un aumento del canone. La differenza non è solo lessicale, perché cambia il profilo delle politiche utili a ciascun gruppo.
Leggere il fenomeno solo come questione culturale: la rappresentazione del giovane italiano "mammone" oscura il peso degli stipendi medi d'ingresso e del costo degli affitti. Nei paesi nordici, dove l'età di uscita scende sotto i 22 anni, esistono sussidi all'autonomia abitativa e un mercato della locazione regolato, non un diverso codice familiare.
Considerare il rientro come fallimento personale: i dati segnalano che spesso il rientro avviene dopo periodi di indipendenza riuscita e coincide con un piano di risparmio finalizzato all'acquisto. Trattarlo come sconfitta individuale toglie spazio all'analisi delle cause strutturali e ostacola la costruzione di politiche pubbliche efficaci.
Domande frequenti
Chi rientra nella definizione di figlio boomerang?
La definizione adottata dalla letteratura sociologica include i giovani adulti, in genere tra i 20 e i 35 anni, che hanno lasciato la casa d'origine per almeno sei mesi e vi sono successivamente rientrati a vivere stabilmente con uno o entrambi i genitori. La rilevazione Eurostat sull'età di uscita fotografa la stessa fascia anagrafica.
Quanti sono in Italia?
Le ricerche più recenti indicano che circa il 21% degli italiani adulti che avevano già abbandonato il nucleo familiare vi è poi tornato. Il dato si somma a quello, più ampio, dei giovani che non sono mai usciti: oltre due terzi dei 18-34enni, contro il 49,6% della media UE secondo il Rapporto annuale Istat 2025.
In quali città italiane il fenomeno è più diffuso?
La pressione è maggiore nelle aree metropolitane dove il canone medio è cresciuto più del reddito disponibile, in particolare Milano, Roma, Firenze e Bologna. Nelle città universitarie il rientro coincide spesso con la fine del percorso di studi e con un primo contratto di lavoro non sufficiente a coprire l'affitto.
Il fenomeno riguarda solo l'Italia?
No. Eurostat segnala età medie di uscita superiori ai 30 anni anche in Croazia, Slovacchia, Grecia e Spagna. La media UE è 26,2 anni, ma scende sotto i 22 nei paesi nordici, dove pesano sia un mercato della locazione più accessibile sia politiche pubbliche di supporto all'autonomia.
I dati di Eurostat e il Rapporto Istat 2025 raccontano lo stesso quadro da angolazioni diverse: in Italia l'uscita di casa coincide ormai con la soglia dei 30 anni e il rientro è una possibilità concreta anche per chi era già uscito. Finché il rapporto fra stipendi d'ingresso, canoni di locazione e accesso al mutuo non si riavvicina a quello dei paesi UE con età media più bassa, l'allungamento della permanenza in famiglia continuerà a essere descritto come scelta personale pur essendo, in larga parte, una conseguenza di prezzi e contratti.