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Via libera al nuovo profilo del tecnologo nelle università: dal Consiglio dei ministri il rilancio della ricerca innovativa

Approvato l’accordo che definisce diritti, flessibilità oraria e docenza: meno vincoli per l’assunzione di giovani ricercatori

Via libera al nuovo profilo del tecnologo nelle università: dal Consiglio dei ministri il rilancio della ricerca innovativa

Indice dei contenuti

* Introduzione: Il nuovo profilo del tecnologo nell’università italiana * Il contesto normativo: dal decreto-legge 36/2022 al DL Pnrr * Ruolo, compiti e novità sul trattamento economico dei tecnologhi * Orari flessibili e possibilità di docenza: verso un’università più moderna * L’impatto della riforma sulle assunzioni dei giovani ricercatori * Le dichiarazioni del ministro Anna Maria Bernini * Meno vincoli di bilancio, più opportunità per gli atenei * Prospettive e criticità nell’attuazione della nuova figura professionale * Conclusioni: perché il tecnologo può diventare la chiave per ricerca e innovazione in Italia

Introduzione: Il nuovo profilo del tecnologo nell’università italiana

Con l’approvazione definitiva da parte del Consiglio dei ministri dell’accordo sul profilo del tecnologo universitario, si apre una nuova stagione per la ricerca e l’innovazione nel panorama accademico italiano, centrale nei programmi previsti dal dl Pnrr tecnologo. La figura del tecnologo, introdotta per la prima volta dal decreto-legge 36 del 2022, viene ora regolamentata nei suoi aspetti contrattuali, nelle mansioni specifiche e nei diritti dei lavoratori.

L'obiettivo dichiarato dal Governo e dai Ministri coinvolti, in primis Anna Maria Bernini, è quello di aggiornare e rafforzare gli organici degli atenei, permettendo alle università di essere più competitive a livello europeo e internazionale, soprattutto su temi legati alla transizione digitale, alla sostenibilità e all’innovazione.

Il contesto normativo: dal decreto-legge 36/2022 al DL Pnrr

Il percorso che ha portato al varo del nuovo profilo tecnologo università trova fondamento nel decreto-legge 36 del 2022. In un’Italia in piena attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), la necessità di nuove competenze si è fatta stringente, sia nell’ambito della ricerca applicata sia per la gestione di progetti complessi che coinvolgano pubblico, privato e terzo settore.

Il nuovo assetto mira a colmare il vuoto normativo sulla figura del tecnologo, già presente in altri paesi UE sotto varie forme ed essenziale nella gestione degli investimenti previsti dal Pnrr.

In particolare, il recente provvedimento passa attraverso un accordo quadro tra Governo e parti sociali, recepito formalmente dal Consiglio dei ministri il 30 gennaio 2026, che stabilisce tutele, percorsi di carriera e modalità organizzative per la categoria.

Ruolo, compiti e novità sul trattamento economico dei tecnologhi

La nuova figura del tecnologo avrà un contratto a tempo indeterminato all’interno delle università, con uno status che si colloca a metà strada tra il personale amministrativo e quello propriamente docente/ricercatore. Secondo il documento approvato, i tecnologi universitari saranno responsabili di attività legate all’innovazione, allo sviluppo tecnologico, alla progettazione di sistemi informatici e alla gestione dei laboratori.

Tra i principali compiti affidati ai tecnologhi si segnalano:

* Coordinamento di progetti di ricerca tecnologica * Sviluppo di soluzioni innovative per la didattica digitale * Supporto alle attività di trasferimento tecnologico fra università e imprese * Gestione e manutenzione di attrezzature scientifiche avanzate * Collaborazione con docenti e ricercatori in fase progettuale e applicativa

Il trattamento economico previsto per questi professionisti sarà più competitivo rispetto al passato e si articolerà in una fascia retributiva che tiene conto sia dell’esperienza professionale sia del ruolo strategico nella crescita degli atenei. Tale remunerazione è pensata per allinearsi agli standard europei, così da rendere più attrattiva la posizione rispetto alle offerte del settore privato.

Orari flessibili e possibilità di docenza: verso un’università più moderna

Uno degli elementi distintivi del nuovo profilo è senza dubbio la previsione di orari flessibili per i tecnologhi nell’università. Questa misura trova giustificazione nel tipo di lavoro richiesto, spesso legato a contaminazioni tra ricerca e applicazione, che necessita di tempi elastici, adattabili ai diversi progetti.

La flessibilità oraria non implica solo benefici per i lavoratori, ma anche una maggiore capacità delle strutture universitarie di adattarsi alle esigenze delle imprese partner, degli studenti e della società civile. L’obiettivo è superare la storica rigidità dei tempi universitari, favorendo una logica più dinamica, propria delle startup e dei centri di ricerca di eccellenza.

In parallelo, l’accordo introduce la possibilità di attribuire incarichi di docenza ai tecnologhi universitari su specifiche materie tecniche e tecnologiche, previa valutazione dei titoli posseduti. In tal modo, si potrà valorizzare il bagaglio di know-how maturato da figure finora impiegate solo dietro le quinte, arricchendo l’offerta formativa con percorsi professionalizzanti e laboratori didattici avanzati.

L’impatto della riforma sulle assunzioni dei giovani ricercatori

Un altro aspetto centrale della riforma è rappresentato dall’alleggerimento dei vincoli di bilancio per l’assunzione di giovani ricercatori nelle università. Fino a oggi, i limiti posti dalla normativa nazionale e dalla spending review hanno reso complesso per gli atenei investire sul ricambio generazionale e sulle nuove professionalità.

Con le nuove disposizioni, già previste dal DL Pnrr tecnologo, le università potranno sfruttare margini più ampi nell’inserimento di giovani ricercatori e tecnologi, assecondando una domanda crescente di competenze verticali sulle nuove tecnologie abilitanti: dall’intelligenza artificiale all’automazione, dalla cybersecurity alle biotecnologie.

L’intento, dichiarato esplicitamente dal Governo, è quello di favorire non solo il reclutamento, ma anche la valorizzazione professionale delle nuove leve, offrendo loro percorsi di crescita rapidi e possibilità di stabilizzazione che riducano il rischio di «fuga dei cervelli» verso l’estero.

Le dichiarazioni del ministro Anna Maria Bernini

A commentare il successo dell’accordo governo profilo tecnologo è stata, tra gli altri, la Ministra dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini. In una nota ufficiale ha sottolineato come “finalmente l’Italia si dota di uno strumento moderno e flessibile per attrarre e trattenere talenti nell’ambito della ricerca tecnologica e dell’innovazione. Le università diventano così fucine di competenze strategiche, capaci di dialogare efficacemente con il mondo produttivo e con la società nel suo complesso”.

La Bernini ha inoltre evidenziato l’importanza della sinergia tra pubblico e privato, rimarcando come il nuovo inquadramento dei tecnologi contribuirà ad accelerare i progetti strategici previsti dal Pnrr, con ricadute positive sull’occupazione giovanile e sul posizionamento dell’Italia nelle classifiche internazionali della ricerca e sviluppo.

Meno vincoli di bilancio, più opportunità per gli atenei

L’approvazione del nuovo profilo apre una stagione di opportunità anche sul versante delle risorse economiche a disposizione degli atenei. Meno vincoli di bilancio per l'assunzione dei ricercatori significa poter programmare con maggior certezza il turnover interno, investendo su professionalità emergenti e su progetti ad alto impatto sociale e tecnologico.

Per le università italiane, da anni sottofinanziate rispetto alle analoghe istituzioni europee, la possibilità di assumere senza eccessivi lacci burocratici rappresenta un cambio di paradigma atteso e richiesto a gran voce dalle comunità accademiche. Ciò consente anche una pianificazione più efficace delle attività di ricerca e uno sfruttamento pieno delle risorse rese disponibili dal Pnrr, in coerenza con la missione di rilanciare il sistema paese.

Prospettive e criticità nell’attuazione della nuova figura professionale

Se da un lato la creazione della figura del tecnologo nelle università viene accolta con entusiasmo dal mondo accademico, non mancano alcune criticità sollevate da sindacati e associazioni di categoria. Su tutte, la necessità di:

1. Definire con chiarezza le progressioni di carriera, per evitare fenomeni di stagnazione contrattuale. 2. Garantire omogeneità nell'applicazione dei criteri di selezione e valutazione. 3. Prevedere percorsi formativi aggiornati e finanziamenti specifici per la riqualificazione costante dei tecnologi. 4. Chiarire i limiti e le modalità di attribuzione della docenza, così da non entrare in contrapposizione con altri ruoli già presenti negli atenei.

Questi nodi saranno oggetto di tavoli tecnici e confronti futuri tra Governo, Crui (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) e parti sociali, nella convinzione che il successo della riforma passi attraverso un approccio partecipato, trasparente e orientato al merito.

Conclusioni: perché il tecnologo può diventare la chiave per ricerca e innovazione in Italia

Nel quadro delle sfide imposte dalla globalizzazione dei saperi e della competizione globale nella ricerca, l’introduzione del profilo tecnologo università appare come una risposta concreta e innovativa ai bisogni di modernizzazione degli atenei italiani. Dotare le università di figure professionali capaci di unire rigore scientifico, flessibilità operativa e visione strategica è la chiave per costruire un sistema accademico più competitivo, efficace e in sintonia con le esigenze della società.

La docenza per tecnologhi università, la possibilità di orari flessibili e il superamento dei rigidi vincoli di bilancio per le assunzioni rappresentano pilastri su cui fondare la rinascita della ricerca pubblica nazionale. Solo così sarà possibile evitare la dispersione dei talenti e stimolare processi di innovazione diffusa, soprattutto in linea con le sfide e le opportunità offerte dal Pnrr e dai nuovi trend tecnologici globali.

È ora compito delle università e del sistema-Paese cogliere questa opportunità storica, sapendo che dal successo di questa riforma dipenderà la capacità di creare valore, benessere e crescita sostenibile nel lungo periodo.

Pubblicato il: 30 gennaio 2026 alle ore 09:05