Il convegno della Fondazione Mastercard sull'università africana si è chiuso ad Accra il 23 settembre 2026 con un impegno pluriennale da 500 milioni di dollari. Nello stesso ambito, il Piano Mattei italiano ha mobilitato finora 43 milioni di euro di bandi PNRR per progetti congiunti con atenei africani: una proporzione da inquadrare.
Accra, 500 milioni per il premio AHEFT
Il premio Africa Higher Education for Transformation (AHEFT) nasce con una dotazione decennale da 500 milioni di dollari ed è stato assegnato per la prima volta il 22 e 23 settembre 2026. I cinque atenei vincitori sono la Addis Ababa University (Etiopia), l'International Institute for Water and Environmental Engineering del Burkina Faso, il Kwame Nkrumah University of Science and Technology (Ghana), la Muni University (Uganda) e la University of Rwanda. Ogni istituzione riceve 3 milioni di dollari da investire su didattica, ricerca e imprenditorialità.
Il contesto resta severo. Nell'Africa subsahariana il tasso lordo di iscrizione all'università è fermo al 9% della fascia 18-24 anni, contro una media globale del 43% secondo il Global Education Monitoring Report dell'UNESCO. Metà degli iscritti universitari del continente si concentra in cinque paesi: Nigeria, Egitto, Algeria, Sudafrica, Etiopia. Secondo le proiezioni demografiche, entro il 2050 entreranno nel mercato del lavoro africano circa 620 milioni di nuovi lavoratori.
Il contributo italiano: 43 milioni di Piano Mattei
Il Ministero dell'Università e della Ricerca ha mobilitato 43 milioni di euro di bandi PNRR TNE e AFAM destinati a progetti congiunti tra atenei italiani e istituzioni di alta formazione africane. A questi si affiancano accordi bilaterali: Memorandum of Understanding su alta formazione e ricerca con Tunisia, Algeria e Marocco, Joint Declaration con Etiopia e Libia.
Nel bando Italia-Kenya, firmato nella prima metà del 2026, sono stanziati 500.000 euro per finanziare fino a 55 soggiorni di ricerca da tre mesi o 27 da sei mesi presso infrastrutture italiane. Con l'Etiopia, nel gennaio 2025, è stato siglato un pacchetto di innovazione e formazione da 4,5 milioni di euro. I paesi partner sono passati da nove a quattordici: la Relazione annuale al Parlamento sul Piano per l'Africa elenca Angola, Ghana, Mauritania, Tanzania e Senegal come nuovi ingressi del gennaio 2025.
Il confronto numerico aiuta a inquadrare lo sforzo italiano. La Fondazione Mastercard spalma 500 milioni di dollari su dieci anni, circa 45 milioni di euro all'anno. L'Italia ha già mobilitato una cifra paragonabile sui bandi di ricerca, concentrata su progetti bilaterali con cinque paesi del Piano. Il grosso dei fondi italiani finisce in dottorati condivisi, mobilità di ricercatori e cooperazione scientifica. La differenza è di taglio: Mastercard premia atenei africani con contributi diretti da 3 milioni di dollari ciascuno, mentre il MUR vincola le risorse a progetti congiunti con partner italiani.
Cosa cambia per gli atenei italiani
Per le università italiane lo spazio operativo è concreto. I bandi del MUR prevedono dottorati condivisi, mobilità di ricercatori, co-finanziamento di progetti e doppi diplomi: strumenti che richiedono partnership strutturate, non interventi una tantum. La Enel Foundation ha già avviato una collaborazione sulla transizione energetica con atenei africani, dentro il perimetro del Piano.
Il piano triennale della ricerca 2026-2028 vale complessivamente 1,2 miliardi di euro. Una quota crescente andrà ai bandi con partner africani, sui settori prioritari del Piano: energia, agricoltura, salute, acqua e infrastrutture. L'ingresso dei cinque nuovi paesi apre spazio a programmi congiunti con Ghana, Tanzania e Senegal, oltre ai nove partner storici.
I prossimi bandi di cooperazione bilaterale, previsti con Costa d'Avorio, Mozambico e Repubblica del Congo, diranno quanto il Piano è capace di passare dalla fase di accordi quadro a progetti operativi. Il metro di confronto, oggi, è pubblico: i 500 milioni di Mastercard.