Il Community Security Trust, la charity britannica che monitora gli episodi di antisemitismo nelle università, ha registrato 95 incidenti nell'anno accademico 2025-26, contro gli 83 dell'anno prima e i 53 del 2022-23, l'ultimo anno accademico prima dell'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
Il monitoraggio del Community Security Trust
La CST classifica un episodio come 'university-related' quando coinvolge uno studente, un docente o un ricercatore di un ateneo britannico nella sua funzione accademica, in presenza o online. Il picco è stato toccato nel 2023-24 con 272 incidenti, poi scesi a 83 nel 2024-25 e risaliti a 95 nel 2025-26, un livello che resta sopra la media pre-conflitto di 65 episodi annui. Il rapporto segnala sei aggressioni fisiche nei due anni accademici più recenti, otto danni a proprietà (cinque in alloggi studenteschi), dieci minacce e due casi di violenza estrema, i primi mai documentati su un campus britannico. Circa due terzi degli episodi contengono riferimenti espliciti a Israele, Gaza, Hamas o al conflitto in Medio Oriente. Il direttore del CST Mark Gardner ha definito 'particolarmente preoccupante' la quota crescente di episodi che coinvolgono il personale accademico e non più solo gli studenti.
Perché l'Italia non ha un dato comparabile
Nel 2025 l'Osservatorio del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea ha catalogato 963 episodi di antisemitismo in Italia, 89 in più rispetto al 2024, su 1.492 segnalazioni ricevute. Le aggressioni fisiche sono cresciute del 225% e le discriminazioni del 100%. Il rapporto, presentato in Senato il 3 marzo 2026, distingue tra online (643) e offline (320) e localizza gli episodi fisici soprattutto in Lombardia e Lazio, poi Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto. Ma non prevede una categoria dedicata agli episodi universitari: nessuna cifra permette di dire quanti casi riguardino docenti o studenti negli atenei italiani. Il contrasto con Londra è evidente: il Regno Unito sa quanti episodi coinvolgono studenti e staff nelle università, l'Italia no. Universities UK, che rappresenta oltre 140 atenei britannici, ha definito i dati 'una seria preoccupazione' e il governo laburista ha stanziato 7 milioni di sterline per formare il personale accademico e sostenere gli studenti ebrei nel programma del governo britannico sull'antisemitismo nell'educazione pluriennale 2025-2028. La Conferenza dei Rettori italiana non pubblica un rilevamento equivalente.
Cosa manca agli atenei italiani
Il piano nazionale italiano di contrasto all'antisemitismo, in vigore dal 2021, cita gli atenei come ambiente da presidiare ma non prevede un sistema di raccolta dati obbligatorio per le università. L'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, nella terza indagine sulle esperienze degli ebrei europei, segnala che oltre un terzo (37%) degli intervistati nei 13 Paesi coperti ha subito molestie negli ultimi cinque anni, con un peggioramento dopo il 7 ottobre 2023. L'Italia è nel campione, ma manca un corrispettivo del CST che misuri l'incidenza nel contesto accademico. Senza numeri è difficile orientare la formazione del personale, costruire procedure disciplinari uniformi, assegnare risorse mirate o garantire tutela agli studenti ebrei che denunciano episodi di ostilità. Le poche segnalazioni che emergono, spesso legate a mozioni in consigli di facoltà o a scontri su cortei pro-Palestina, restano casi di cronaca, non una serie storica che un rettore possa consultare per decidere.
Il rapporto britannico mostra che un sistema di segnalazione dedicato riduce il margine di invisibilità: i 95 episodi registrati nel 2025-26 sono una base concreta da cui politiche, formazione e sanzioni possono partire, e permettono a Universities UK di misurare l'efficacia degli interventi anno dopo anno. In Italia il buco statistico sulle università è il primo ostacolo prima ancora di parlare di risposta: senza una serie storica specifica per gli atenei, le decisioni dei rettori sulle linee guida disciplinari e sulla formazione dei docenti si basano su percezioni individuali e sulle poche notizie di cronaca che emergono di volta in volta, mentre il peso della denuncia resta tutto sulle spalle dei singoli studenti ebrei.