Papa Leone XIV ha inaugurato l'8 ottobre con una messa nella Basilica di San Pietro l'anno accademico delle Università pontificie. La celebrazione, davanti a circa 5.000 fedeli, è stata concelebrata da undici sacerdoti e da sette tra cardinali e vescovi, fra cui il cardinale José Tolentino de Mendonça e monsignor Carlo Maria Polvani, rispettivamente prefetto e segretario del Dicastero per la Cultura e l'Educazione.
Intelligenza umana e algoritmi
Nell'omelia il Pontefice ha messo al centro il rapporto fra formazione umana e tecnologia. All'inizio della celebrazione Leone XIV aveva incensato la statua della Vergine Maria, Sede della Sapienza. «Inutile competere in velocità con l'intelligenza tecnologica», ha osservato il Papa, ricordando che gli algoritmi «elaborano informazioni più rapidamente di noi». L'intelligenza umana, ha aggiunto, mantiene la propria specificità nel legame con la memoria, con le esperienze vissute e con il cuore. Fare memoria, secondo il Pontefice, significa non limitarsi ad «accostare dati» come fa una macchina, ma ricordare esperienze con le risonanze interiori che solo l'animo umano può provare. Il tema è stato collegato all'«igiene dell'attenzione» richiamata nell'enciclica Magnifica humanitas: silenzio, studio approfondito, lettura e confronto ponderato come condizioni della libertà interiore. Il Papa ha anche richiamato la Lettera ai Galati per descrivere lo studio come «servizio alla fede e alla verità», rivolto al bene «di tanti fratelli e sorelle», e ha messo in guardia dai «falsi maestri che volgono ai propri interessi il sentimento religioso» descritti dall'apostolo Paolo nella comunità della Galazia.
Un'aula dove siede il mondo
La seconda parte del discorso ha riguardato la dimensione internazionale degli atenei pontifici. «Nelle vostre aule siede il mondo», ha affermato Leone XIV rivolgendosi agli studenti, ricordando che i compagni di corso provengono da Africa, Asia, America, Europa e Oceania. L'invito è stato esplicito: «Non limitatevi a sedervi accanto: incontratevi, parlatevi, ascoltatevi, raccontatevi le vostre esperienze». Il Papa ha richiamato il dovere di condivisione verso chi non ha accesso a un'educazione superiore: «Sono molti a non avere le stesse opportunità formative che noi abbiamo ricevuto. Apriamo la porta, non chiudiamoci». Dal Vangelo di Luca, letto durante la messa insieme al salmo responsoriale, è venuto anche il richiamo al povero come «amico importuno che viene a bussare di notte».
Il Pontefice ha chiuso con un'avvertenza rivolta a chi studia e insegna: «routine, ambizioni e rivalità» rischiano di lasciare «inariditi e tristi» chi segue il percorso accademico. La condizione per custodire quella che il Papa ha definito «fiamma iniziale» resta il contatto con l'ispirazione originaria dello studio. Nella preghiera dei fedeli l'assemblea ha chiesto che le comunità universitarie siano «attente alla crescita umana e spirituale degli studenti» e capaci di accoglienza. La celebrazione, presieduta dall'altare della Confessione, si è conclusa con l'affidamento del nuovo anno accademico alla Vergine Maria, Sede della Sapienza. Il testo completo dell'omelia è pubblicato sul sito della Santa Sede. Omelia integrale di Leone XIV sulle Università pontificie