La retta annuale per iscriversi alla John Cabot University di Roma nell'anno accademico 2026-2027 è di 22.700 euro, più di venti volte la contribuzione media di un'università statale italiana. Nonostante questo, quasi la metà degli iscritti stabili è italiana.
Un'università statunitense a Trastevere
Fondata nel 1972, la John Cabot University è un'università americana con sede a Roma, accreditata negli Stati Uniti dalla Middle States Commission on Higher Education. La business school ha ottenuto anche l'accreditamento AACSB, riconosciuto a livello internazionale nell'area economico-manageriale. Il modello didattico è quello delle liberal arts americane: piano di studi flessibile con un percorso principale (Major) affiancato da uno o più approfondimenti (Minor), rapporto studenti-docenti di 15 a 1 e corsi tenuti quasi interamente in inglese.
L'ateneo non compare tra le filiazioni di università estere autorizzate dal MUR, che sono un istituto diverso: consentono lo studio decentrato in Italia di singole materie a studenti già iscritti nella sede principale all'estero. JCU rilascia titoli propri statunitensi ai suoi 1.065 studenti undergraduate degree-seeking iscritti a Roma. In autunno 2025 il totale complessivo, con visiting e graduate, ha raggiunto 1.882 iscritti provenienti da 80 Paesi.
22.700 euro contro 1.000: il divario di costo
Il costo è la variabile che il modello statunitense trasferisce integralmente in Italia. Per l'anno accademico 2026-2027, la tuition full-time (da 10 a 17 crediti a semestre) è fissata in 22.700 euro. A questa si sommano il permesso di soggiorno per gli studenti non UE, la tassa attività e il piano pasti, voci che portano il totale annuo consigliato a 23.870 euro, sempre esclusi vitto e alloggio a Roma. Un triennio vale così poco meno di 68.000 euro di sola retta, senza calcolare le spese di residenza nella capitale.
Nell'università pubblica italiana il quadro è opposto. La contribuzione media, secondo il sistema progressivo introdotto dalla legge di bilancio del 2017 e via via ampliato, si aggira intorno ai 900-1.000 euro l'anno. La no-tax area, che azzera del tutto la contribuzione, copre nel 2025-2026 tutti gli studenti con ISEE fino a 22.000 euro, e diversi atenei alzano volontariamente la soglia a 27.000 o 30.000 euro. Chi rientra nelle fasce più basse paga solo la tassa regionale per il diritto allo studio, circa 140 euro, e il bollo.
La distanza fra le due esperienze si può misurare così: la retta annua di JCU vale, da sola, la contribuzione cumulata di venti anni di frequenza in un ateneo statale italiano.
Il 49% è italiano, ma il titolo va tradotto
Nonostante lo scarto economico, l'Italia è oggi il primo bacino di iscritti stabili dell'ateneo: il 49% degli undergraduate degree-seeking sono italiani, davanti al 26% di statunitensi. In numeri assoluti sono circa 522 studenti, oltre il doppio degli statunitensi presenti nel campus. È la fotografia di una minoranza di famiglie disposte a investire su un percorso in inglese con curriculum flessibile e ambiente internazionale, senza i vincoli del numero programmato tipici di area sanitaria o architettura.
Chi sceglie questa strada deve però considerare che il Bachelor of Arts della JCU resta un titolo statunitense. Per accedere a una laurea magistrale in Italia o partecipare a un concorso pubblico, il diploma va accompagnato da un Attestato di Corrispondenza CIMEA/ARDI oppure dalla Dichiarazione di Valore rilasciata dalla rappresentanza diplomatica italiana negli Stati Uniti. Le regole generali sulla presenza di università straniere e filiazioni operanti in Italia sono definite dalla legge 4/1999 e dai decreti attuativi successivi. La corrispondenza indicata dal database CIMEA per il Bachelor JCU è con la laurea italiana di primo ciclo, ma la valutazione finale spetta al singolo ateneo di destinazione e può richiedere integrazioni con esami aggiuntivi, in particolare per l'accesso a corsi di area giuridica o economica.
Il modello statunitense in Italia non è quindi un doppione dell'ateneo pubblico: è un'alternativa a pagamento pieno, con un titolo che entra nel sistema italiano solo dopo un secondo passaggio amministrativo.