Il Ministero dell'Università e della Ricerca ha annunciato il 1 agosto 2026 che entro settembre tornerà a riunirsi il Tavolo tecnico sulla riforma della formazione medica specialistica, istituito dalla ministra Anna Maria Bernini. La comunicazione ufficiale del Ministero dell'Università e della Ricerca parla di un confronto sulle iniziative volte a migliorare le condizioni formative, professionali e retributive dei medici in specializzazione. La prossima seduta, spiega il MUR, entrerà 'ancor più nel merito delle singole domande'.
Chi siede al Tavolo e cosa deve produrre
Il Tavolo tecnico riunisce rappresentanti del MUR, delle università, del Servizio sanitario nazionale, degli ordini professionali e dei medici in formazione specialistica. Nato in primavera 2026 accanto a un secondo tavolo dedicato all'accesso ai corsi di laurea in Medicina, il gruppo ha il compito di analizzare i percorsi di specializzazione e di elaborare proposte operative su organizzazione, qualità ed efficacia. Il ministero parla di un'attività di analisi e approfondimento finalizzata a proposte concrete, con incontri periodici già svolti tra aprile e giugno.
L'obiettivo di fondo, spiega la nota, è un raccordo più stretto tra università, sistema sanitario e mondo del lavoro. La convocazione di settembre arriva a poche settimane dal decreto del 31 luglio 2026, con cui il MUR ha ripartito 1.520 borse di specializzazione per le professioni sanitarie non mediche relative all'anno accademico 2025-2026: due tessere della stessa strategia sull'offerta formativa post-laurea in ambito sanitario, con cui il ministero prova a rispondere alle richieste degli ordini professionali sulle carenze di personale.
Il nodo retributivo dei medici in specializzazione
Sul piatto c'è anche il trattamento economico degli specializzandi. Il contratto di formazione specialistica prevede oggi una parte fissa di 22.700 euro lordi l'anno e una parte variabile di 2.300 euro nei primi due anni di corso, che salgono a 3.300 euro dal terzo. Il totale lordo annuo si colloca così tra 25.000 e 26.000 euro, cifre che restano invariate rispetto all'impianto del 2016.
Non si tratta di un rapporto di lavoro pieno: la normativa lo assimila a una borsa di studio, esente Irpef, con oneri previdenziali per un terzo a carico dello specializzando. Il tema è uno dei più discussi negli incontri già svolti dal Tavolo, insieme al riconoscimento delle ore effettivamente prestate in reparto e al rapporto tra formazione e carenze di personale medico del Servizio sanitario nazionale, un nodo che ricade direttamente sulla capacità del sistema di sostituire i pensionamenti attesi nei prossimi cinque anni.
Per i medici in formazione la posta in gioco è duplice: qualità dei percorsi di specializzazione e definizione di un trattamento economico coerente con l'attività clinica svolta ogni giorno in corsia. La convocazione di settembre segnerà il primo banco di prova per capire quanto delle proposte emerse in questi mesi si tradurrà in atti concreti nel prossimo decreto sulle borse dell'anno accademico in avvio.