Il governo italiano è pronto a introdurre il riconoscimento facciale negli stadi attraverso un decreto ministeriale che mira a rivoluzionare la sicurezza negli impianti sportivi in vista degli Europei di calcio del 2032. Secondo quanto comunicato il 27 gennaio, il Viminale e il ministero dello Sport hanno sottoposto il testo alla Corte dei Conti per le ultime verifiche, segnando un’accelerazione formale dell’iter.
Il piano – che abbraccia una selezione iniziale di cinque stadi italiani, tra cui il futuro impianto di Pietralata a Roma, San Siro a Milano e il Juventus Stadium di Torino –vorrebbe introdurre telecamere dotate di tecnologia biometrica ai tornelli di ingresso, sincronizzando la lettura del biglietto con la rilevazione del volto. Le misure sono state delineate come parte di un pacchetto di normative per la sicurezza degli eventi sportivi di grande scala, ma già suscitano dibattito sulla privacy e sulle garanzie dei dati personali.
Come funzionerebbe la sorveglianza biometrica negli stadi
Secondo le anticipazioni, il cuore operativo del sistema sarà una “control room” centralizzata ove confluiranno tutte le immagini delle telecamere presenti negli stadi con più di 10.000 spettatori.
L’idea è quella di garantire una copertura totale delle aree di accesso e deflusso, con visione sia “del generale che del particolare”. All'interno di questa sala operativa, le autorità potranno monitorare in tempo reale i volti dei tifosi, con lo scopo di verificare corrispondenze tra biglietti e volti e prevenire fenomeni di violenza, accesso di persone sottoposte a Daspo o altre attività illecite.
Il nuovo apparato di sicurezza sarebbe gestito da un Gruppo Operativo di Sicurezza (GOS) coordinato da un funzionario di polizia e comprendente rappresentanti di vigili del fuoco, polizia locale e servizi sanitari, oltre a eventuali delegati delle squadre ospiti.
Il precedente e le sperimentazioni: dall’Olimpico a San Siro
La tecnologia di riconoscimento facciale non sarebbe del tutto nuova nel panorama italiano. Già allo Stadio Olimpico di Roma, la sorveglianza biometrica viene usata in modalità ex post per identificare responsabili di disordini incrociando immagini di eventi con filmati dei tornelli; questo tipo di pratica è stato in passato approvato dal Garante della privacy.
Tuttavia, San Siro a Milano ha visto una prima sperimentazione di riconoscimento facciale nel 2025, che la questura locale ha poi sospeso senza fornire motivazioni ufficiali. Secondo dichiarazioni dell’azienda tecnologica coinvolta, l’accordo di riservatezza impedisce di spiegare le ragioni della decisione, ma l’introduzione potrebbe essere riconsiderata se lo stadio venisse scelto come sede di partite per Euro 2032.
Queste esperienze precedenti mostrano quanto la materia sia complessa: se da un lato c’è l’interesse delle istituzioni per la sicurezza negli eventi di massa, dall’altro persistono delicate questioni di privacy e tutela dei dati biometrici.
Privacy e diritti in gioco: critiche e preoccupazioni
L’annuncio del governo ha immediatamente acceso un dibattito pubblico e istituzionale sui diritti digitali e la protezione della privacy. Organizzazioni per i diritti digitali, come _Privacy International_, hanno espresso preoccupazioni in altri Paesi su come l’uso di sistemi biometrici in spazi pubblici possa costituire una violazione delle libertà fondamentali, influendo sulla partecipazione a eventi sociali e sportivi.
In Italia, l’uso di riconoscimento facciale a fini non strettamente legati alla sicurezza pubblica è già stato oggetto di sanzioni da parte del Garante della privacy (come nel caso della multa comminata a istituzioni o aziende per uso illecito di dati biometrici).
Critici sostengono che l’adozione di tali tecnologie negli stadi comporti rischi di profilazione di massa, abuso dei dati e sorveglianza indiscriminata di cittadini che partecipano a eventi sportivi senza implicazioni penali. Queste voci sollevano l’importanza di bilanciare la sicurezza con le garanzie costituzionali e la protezione delle libertà individuali.
Prospettive future e impatto sugli eventi sportivi
Con gli Europei del 2032 alle porte, la questione del riconoscimento facciale negli stadi si intreccia alle più ampie strategie di sicurezza del Paese. Il governo indica nella tecnologia biometrica uno strumento per arginare comportamenti violenti e facilitare l’identificazione di soggetti pericolosi, ma l’efficacia reale resta da verificare.
Dal punto di vista normativo, l’introduzione di tali sistemi potrebbe anche aprire una nuova stagione di regolamentazione della sorveglianza tecnologica in Italia, portando a confronti tra istituzioni, garanti della privacy, club sportivi e società civile.
Nel frattempo, resta aperta la selezione degli impianti che ospiteranno le partite principali e l’esatta definizione delle tecnologie da adottare entro il 1° ottobre 2026, data ultima per le candidature degli stadi italiani.