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Meta pronta a tagliare il 20% della forza lavoro: a rischio quasi 16mila posti

Il colosso di Zuckerberg potrebbe avviare uno dei più massicci piani di licenziamenti della sua storia. I dirigenti già al lavoro sulle strategie di riduzione del personale, mentre l'azienda minimizza: "Speculazioni".

* Il piano di tagli: numeri e proporzioni * La risposta ufficiale di Meta e i precedenti * Reality Labs: i primi mille a pagare il prezzo * Big tech in ritirata: cosa significa per il mercato del lavoro * Le ricadute sul mercato del lavoro digitale in Italia

Il piano di tagli: numeri e proporzioni {#il-piano-di-tagli-numeri-e-proporzioni}

Quasi 16mila dipendenti rischiano il posto. È questa la cifra che emerge dalle indiscrezioni circolate nelle ultime ore e che descrivono un possibile piano di riduzione della forza lavoro di Meta pari al 20% del totale. Un'operazione massiccia, che se confermata rappresenterebbe uno dei più significativi tagli occupazionali nella storia dell'azienda fondata da Mark Zuckerberg.

I numeri parlano chiaro: Meta ha chiuso il 2025 con oltre 78.000 dipendenti a livello globale e un fatturato annuo che ha superato la soglia dei 200 miliardi di dollari. Un paradosso, almeno in apparenza. Un'azienda ai vertici della redditività mondiale che si prepara a sfoltire un quinto del proprio organico.

Stando a quanto emerge, i dirigenti senior della compagnia sarebbero già stati incaricati di elaborare strategie concrete per la riduzione del personale. Non si tratta dunque di un'ipotesi vaga, ma di un processo che avrebbe già una sua struttura operativa interna.

La risposta ufficiale di Meta e i precedenti {#la-risposta-ufficiale-di-meta-e-i-precedenti}

Andy Stone, portavoce di Meta, ha liquidato le ricostruzioni giornalistiche come _"un resoconto speculativo"_. Una formula che a Menlo Park conoscono bene: è la stessa linea comunicativa adottata in passato, prima che i tagli diventassero realtà. Era accaduto nel 2022, quando l'azienda aveva eliminato 11.000 posizioni, e di nuovo nel 2023, con un ulteriore round di licenziamenti che aveva colpito circa 10.000 lavoratori.

La cautela del portavoce, insomma, non basta a rassicurare. E il precedente più recente lo conferma.

Reality Labs: i primi mille a pagare il prezzo {#reality-labs-i-primi-mille-a-pagare-il-prezzo}

All'inizio del 2026, Meta ha già proceduto al licenziamento di circa 1.000 dipendenti della divisione Reality Labs, il braccio dell'azienda dedicato alla realtà virtuale e aumentata, ai visori Quest e al progetto metaverso. Una divisione che negli ultimi anni ha bruciato decine di miliardi di dollari in investimenti senza generare ritorni proporzionati.

Questi tagli, già effettuati, potrebbero rappresentare solo l'avanguardia di un'ondata ben più ampia. Se il piano del 20% dovesse concretizzarsi, i mille di Reality Labs sarebbero poco più di una nota a margine.

Big tech in ritirata: cosa significa per il mercato del lavoro {#big-tech-in-ritirata-cosa-significa-per-il-mercato-del-lavoro}

Il caso Meta non è isolato. Da almeno tre anni il settore tecnologico globale attraversa una fase di razionalizzazione che ha coinvolto praticamente tutti i grandi nomi: da Google ad Amazon, da Microsoft a X (ex Twitter). Il mantra della crescita a ogni costo ha lasciato il posto a una nuova ossessione per l'efficienza, spinta anche dall'avvento dell'intelligenza artificiale generativa che promette — o minaccia, a seconda della prospettiva — di automatizzare intere categorie di mansioni.

In un contesto in cui le competenze digitali valgono più della laurea e il mercato del lavoro si trasforma, il paradosso è evidente: le stesse aziende che alimentano la domanda di digital skills sono quelle che tagliano più posti. E il messaggio che arriva ai lavoratori del settore è ambiguo: servono competenze sempre più specializzate, ma nemmeno quelle garantiscono stabilità.

La questione resta aperta. Perché un'azienda da 200 miliardi di fatturato sente il bisogno di eliminare un quinto della propria forza lavoro? Le risposte possibili sono molteplici: pressione degli investitori per margini ancora più alti, riallocazione delle risorse verso l'intelligenza artificiale, automazione interna dei processi. Probabilmente, un mix di tutte e tre.

Le ricadute sul mercato del lavoro digitale in Italia {#le-ricadute-sul-mercato-del-lavoro-digitale-in-italia}

E l'Italia? Meta non ha stabilimenti produttivi nel nostro Paese, ma la sua presenza indiretta è significativa: uffici commerciali, partnership con aziende locali, un ecosistema di creator e professionisti del marketing digitale che dipende in larga misura dalle piattaforme del gruppo. Ogni ristrutturazione a Menlo Park genera onde lunghe che arrivano fino a Milano e Roma.

Il tema dei licenziamenti nel settore tecnologico riguarda anche l'Italia in modo più diretto di quanto si pensi. Le aziende nostrane del comparto digitale guardano alle big tech come modello organizzativo e, spesso, ne replicano le scelte — comprese quelle dolorose. Anche l'importanza crescente degli assistenti di direzione nel mondo del lavoro moderno riflette una trasformazione più ampia: i ruoli che sopravvivono sono quelli capaci di adattarsi, di integrare competenze trasversali, di risultare difficilmente sostituibili da un algoritmo.

Per il momento, non resta che attendere conferme o smentite ufficiali da Menlo Park. Ma la traiettoria è tracciata: nel mondo delle big tech, il 2026 si annuncia come un altro anno di tagli. E questa volta, la scala potrebbe essere senza precedenti.

Pubblicato il: 16 marzo 2026 alle ore 14:04