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Curl chiude il suo Bug Bounty: impatto dell’AI e futuro della sicurezza nel software open source

Il celebre progetto open source mette fine alle ricompense per chi segnala vulnerabilità: ecco perché e cosa cambia dal 2026

Curl chiude il suo Bug Bounty: impatto dell’AI e futuro della sicurezza nel software open source

Indice

1. Introduzione: la sicurezza open source tra AI e qualità dei report 2. Cos’è Curl: un progetto chiave per Internet 3. Bug bounty: come funziona e perché è importante 4. La decisione di chiudere il bug bounty su HackerOne 5. L’influenza dell’intelligenza artificiale: più danni che vantaggi? 6. Daniel Stenberg: la visione dell’ideatore di Curl sul futuro della sicurezza 7. Le diverse tipologie di segnalazioni: validità, bassa qualità e falsi positivi 8. Cosa succede ora: segnalazioni solo su GitHub senza compensi 9. L’impatto della chiusura sulla comunità di sicurezza informatica 10. Il panorama dei programmi bug bounty nel 2026 11. Le prospettive per la sicurezza nel software open source 12. Sintesi finale e possibili evoluzioni

Introduzione: la sicurezza open source tra AI e qualità dei report

Nel settore della sicurezza informatica, il programma di bug bounty è ormai una colonna portante per la tutela dei software critici. Tuttavia, l’aumento di report generati dall’intelligenza artificiale ha portato a una crisi: questo è il caso di Curl, uno degli strumenti più usati per trasferire dati via Internet, che nel gennaio 2026 ha annunciato la chiusura del suo "bug bounty" su HackerOne. La notizia ha lasciato interdetti numerosi esperti di sicurezza, soprattutto perché la motivazione dietro questa scelta riguarda la crescente difficoltà nel differenziare tra segnalazioni valide e report di bassa qualità, spesso prodotti proprio da AI.

Cos’è Curl: un progetto chiave per Internet

Curl è uno strumento open source sviluppato originariamente da Daniel Stenberg nel 1997. Viene utilizzato in una miriade di sistemi, inclusi browser, dispositivi embedded, server e milioni di applicazioni in tutto il mondo. La sua funzione principale è trasferire dati tramite protocolli come HTTP, HTTPS, FTP e molti altri. Spesso invisibile agli utenti finali, Curl è una componente fondamentale dell’infrastruttura Internet.

Questo software è parte integrante di numerose applicazioni di sicurezza, automazione, monitoraggio e gestione dei dati. Proprio perché così diffuso, Curl è anche un obiettivo di primo piano per chi scopre e segnala vulnerabilità informatiche. Garantire la sicurezza di Curl, quindi, assume una rilevanza strategica per l’intero ecosistema digitale.

Bug bounty: come funziona e perché è importante

Un programma di bug bounty premia coloro che identificano e segnalano vulnerabilità all’interno di un determinato software, fornendo incentivi economici ai ricercatori di sicurezza. Questi programmi si appoggiano spesso a piattaforme come HackerOne, dove milioni di dollari vengono distribuiti ogni anno per ringraziare chi aiuta a trovare e risolvere problemi di sicurezza.

I bug bounty sono una soluzione efficace per:

* Migliorare la sicurezza del software in modo proattivo; * Coinvolgere la comunità globale di esperti in sicurezza; * Ridurre il rischio di exploit prima che le vulnerabilità vengano sfruttate da malintenzionati.

Dal 2018, anche Curl aveva adottato questo modello tramite HackerOne, affinché la sicurezza del progetto venisse garantita anche dalla collaborazione esterna. Fino al 2026, sono arrivate centinaia di segnalazioni, molte delle quali hanno portato a reali miglioramenti.

La decisione di chiudere il bug bounty su HackerOne

Il 23 gennaio 2026, Daniel Stenberg – creatore e maintainer del progetto Curl – ha annunciato la chiusura del programma di bug bounty su HackerOne, citando come principale causa l’eccesso di report di bassa qualità. Nei fatti, in appena 16 ore erano arrivate sette segnalazioni e nessuna si era rivelata valida. Questa situazione rende di fatto inutile il lavoro di triage e difficile distinguere le segnalazioni legittime da quelle superflue o errate.

Stenberg stesso ha spiegato che molti report erano spesso documentati in modo approssimativo, privi di prove tecniche e, in numerosi casi, chiaramente generati o "spinti" da intelligenza artificiale. Di conseguenza, il lavoro di analisi e validazione è diventato insostenibile, compromettendo l’efficacia del programma stesso.

L’influenza dell’intelligenza artificiale: più danni che vantaggi?

Negli ultimi due anni, piattaforme di bug bounty come HackerOne hanno registrato un sensibile aumento di segnalazioni prodotte con il supporto di strumenti basati su intelligenza artificiale. L’obiettivo dichiarato degli stessi sviluppatori AI è semplificare e velocizzare il rilevamento di vulnerabilità; tuttavia, questo strumento, se usato senza rigore, genera anche un effetto collaterale: numerose segnalazioni "false", ripetitive e prive di fondamento.

L’uso dell’AI, da un lato, democratizza l’accesso al mondo della sicurezza permettendo anche a principianti di partecipare. Dall’altro, però, rischia di "intasare" i canali di comunicazione con informazioni ridondanti, causare un sovraccarico gestionale e, nel lungo termine, scoraggiare sia la comunità di ricercatori che i maintainer dei progetti open source. È lo stesso motivo che, secondo Daniel Stenberg, ha portato alla chiusura del bug bounty Curl su HackerOne.

Daniel Stenberg: la visione dell’ideatore di Curl sul futuro della sicurezza

Daniel Stenberg, figura storica dell’open source, è sempre stato contrario a ogni forma di "burocrazia" eccessiva e ha creduto molto nei rapporti di fiducia con la comunità. Nel suo annuncio, ha espresso sia delusione che determinazione: il lavoro di triage, ovvero la fase di selezione dei report più importanti, era diventato insostenibile. Non solo: i report di scarsa qualità generavano un falso senso di urgenza, deviando tempo e risorse preziose.

Per ora, la scelta è drastica: chiunque voglia segnalare vulnerabilità dovrà farlo su GitHub, senza la prospettiva di un compenso economico.

Stenberg ha aggiunto che pubblicherà a breve ulteriori dettagli sul suo blog ufficiale, promettendo trasparenza e aggiornamenti per tutta la comunità open source.

Le diverse tipologie di segnalazioni: validità, bassa qualità e falsi positivi

Analizzare le segnalazioni richiede tempo, competenze e un approccio rigoroso. Nel caso di Curl, la maggior parte dei report ricevuti su HackerOne nell’ultimo periodo si suddivideva in:

* Segnalazioni di reale vulnerabilità: spesso ben documentate, portavano a patch e fix specifici; * Segnalazioni di bassa qualità: non accompagnate da prova di concetto, spesso vaghe o teoriche; * Falsi positivi generati da AI: report automatici, tendenzialmente descrittivi e privi di riscontro reale.

In media, per ogni vulnerabilità "vera" individuata, ne arrivavano decine di infondate. Questo sbilanciamento ha reso evidente come, almeno per Curl, l’approccio di massa stesse danneggiando più che aiutando.

Cosa succede ora: segnalazioni solo su GitHub senza compensi

Con la chiusura del bug bounty su HackerOne, chi individuerà problemi di sicurezza in Curl dovrà ora passare dalla piattaforma GitHub, dove le segnalazioni – non più ricompensate – verranno esaminate direttamente dagli sviluppatori del progetto.

La scelta, già adottata da altri software open source in passato, alza la soglia di accesso e riduce la motivazione finanziaria. D’altro canto, potrà scoraggiare chi cerca guadagni rapidi senza contribuire realmente alla sicurezza del software.

Le conseguenze immediate sono:

* Meno segnalazioni di massa generate da AI; * Crescita della qualità media delle segnalazioni; * Maggiore impegno richiesto a chi effettivamente vuole aiutare Curl.

Resta da vedere però se nel medio e lungo periodo questa strategia porterà a una sicurezza maggiore o minore, dal momento che i programmi di bug bounty erano nati proprio per aumentare la diversità di approcci e competenze nella ricerca di vulnerabilità.

L’impatto della chiusura sulla comunità di sicurezza informatica

La chiusura del programma bug bounty Curl rappresenta un segnale importante per tutta la comunità di sicurezza informatica. Se da un lato stimola una riflessione sull’utilizzo responsabile dell’AI e del valore qualitativo dei report, dall’altro potenzialmente allontana molti ricercatori che oltre alla motivazione etica hanno bisogno di un riconoscimento economico.

Le discussioni sui principali forum specialistici e su social come Mastodon, Reddit e Twitter sono già molto animate, con opinioni divergenti. Alcuni sostengono che sia necessario ripensare i modelli di bug bounty, adattandoli ai nuovi rischi e alle nuove tecniche. Altri, invece, temono un arretramento nella sicurezza se altre realtà open source seguissero l’esempio Curl.

Il panorama dei programmi bug bounty nel 2026

Nel 2026, numerosi altri progetti open source e aziende tech hanno affrontato problematiche simili. Secondo recenti ricerche pubblicate da enti come l’Open Source Security Foundation (OpenSSF), ci sono stati segnali di insoddisfazione crescente anche da parte di altri famosi sviluppatori. La tendenza è quella di limitare o ridefinire l'accesso ai programmi di bug bounty alle sole segnalazioni documentate, riducendo incentivi per i "report automatici".

Le prospettive per la sicurezza nel software open source

La sfida posta dalla chiusura di un programma come quello di Curl è rilevante:

l’ecosistema open source si basa sulla trasparenza e sulla collaborazione. D’altra parte, la scarsità di risorse per sostenere un flusso massiccio di segnalazioni costringe a scelte difficili.

Possibili soluzioni discusse sono:

* Verifica preliminare tramite moderatori esperti; * Adozione di strumenti anti-spam evoluti; * Collaborazioni tra community di progetto e università/istituti di ricerca, per valutazioni più accurate.

Inoltre, la formazione degli utenti e dei ricercatori resta centrale: molti report di bassa qualità sono il segno di una preparazione parziale sul tema della sicurezza informatica. Occorrerà, forse, ridefinire anche i criteri di ammissione ai programmi di bug bounty futuri.

Sintesi finale e possibili evoluzioni

In conclusione, la decisione che ha portato alla chiusura bug bounty Curl su HackerOne nel gennaio 2026 rappresenta uno spartiacque nell’evoluzione dei programmi di sicurezza open source.

Se da un lato la scelta nasce dall’esigenza di razionalizzare le risorse e investire nella qualità, dall’altro sembra limitare la partecipazione e l’inclusività alla base dello sviluppo collaborativo. La questione centrale resta l’impatto della AI nella sicurezza informatica e l’importanza di trovare nuovi equilibri tra apertura e rigore nella selezione delle segnalazioni di vulnerabilità.

Sarà interessante seguire i prossimi aggiornamenti che Daniel Stenberg pubblicherà sul suo blog, per capire se nasceranno nuovi modelli di “collaborazione remunerata” o se altri grandi progetti seguiranno la stessa strada di Curl.

La chiave, probabilmente, sarà riconoscere e valorizzare la qualità, investendo di più in formazione e rendendo l’intelligenza artificiale un alleato, e non un ostacolo, nella difesa di uno degli elementi fondanti del web: la sicurezza dei software open source.

Pubblicato il: 23 gennaio 2026 alle ore 15:54