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Criptovalute in Italia: 2,8 milioni di detentori, ma il gap con l’Europa resta ampio

Analisi approfondita su numeri, prospettive e criticità del settore secondo l’ultimo Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano

Criptovalute in Italia: 2,8 milioni di detentori, ma il gap con l’Europa resta ampio

Indice

* Introduzione * Crescita degli investitori italiani in crypto-asset * Quanti italiani possiedono crypto? Statistiche aggiornate al 2026 * Il profilo dell’investitore italiano in criptovalute * Il settore blockchain e il mercato B2B * Il gap italiano rispetto all’Europa: cause e conseguenze * L’interesse futuro degli italiani per le crypto * Il ruolo dell’informazione e delle policy nella crescita * Sicurezza e sfide dell’adozione massiva * Conclusioni: quali prospettive per il mercato italiano delle criptovalute? * Sintesi finale

Introduzione

Negli ultimi anni il fenomeno delle criptovalute si è diffuso con crescente intensità anche in Italia, benché il nostro Paese si trovi ancora a fronteggiare un consistente divario rispetto ai principali competitor europei. I dati diffusi dall’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano tracciano un quadro chiaro: a gennaio 2026, sono circa 2,8 milioni gli italiani che possiedono crypto-asset, equivalenti al 7% della popolazione. Queste statistiche, sebbene importanti, evidenziano un rallentamento nell’adozione rispetto alle attese e aprono un acceso dibattito sulle opportunità e sulle criticità della “rivoluzione blockchain” nel contesto nazionale.

A questa fotografia si aggiungono dati economici che testimoniano una flessione del settore. Il fatturato della blockchain B2B in Italia si attesta a 38 milioni di euro, segnando un calo del 5% rispetto al 2024. In questo scenario, analizziamo le motivazioni del gap italiano e le prospettive future, fornendo un’ampia panoramica sulle tendenze e le strategie per chi desidera investire in crypto in Italia o comprendere meglio l’adozione delle criptovalute in Europa.

Crescita degli investitori italiani in crypto-asset

L’incremento degli investitori in crypto-asset rappresenta un fenomeno di grande interesse nell’analisi del mercato digitale italiano. Il dato dei 2,8 milioni di possessori segnala un aumento rispetto agli scorsi anni, confermando una curiosità e una progressiva apertura verso gli strumenti digitali alternativi agli asset tradizionali.

Il percorso di crescita si è intensificato tra il 2023 e il 2025, periodo durante il quale diversi fattori – tra cui l’incertezza macroeconomica, il calo dei tassi bancari e l’aumento delle soluzioni fintech – hanno spinto una porzione significativa degli italiani verso nuove forme di investimento. Tuttavia, nonostante questa ascesa, l’Italia si mantiene ancora distante dagli standard dei principali Paesi UE, come Germania e Francia, che registrano una percentuale maggiore di adozione delle criptovalute in Europa.

Quanti italiani possiedono crypto? Statistiche aggiornate al 2026

La domanda "quanti italiani possiedono crypto?" trova finalmente una risposta aggiornata: 2,8 milioni di italiani, pari al 7% della popolazione, hanno nel proprio portafoglio almeno un asset digitale, secondo i riferimenti ufficiali di statistiche crypto Italia 2026. Questa percentuale, benché positiva, palesa un ritmo di crescita moderato rispetto all’euforia che anni fa sembrava poter rivoluzionare i mercati finanziari tradizionali.

Inoltre, secondo l’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano, l’11% dei consumatori italiani si dichiara interessato ad acquistare crypto-asset in futuro. Questo dato sottolinea un potenziale di espansione consistente, pur richiedendo strategie mirate per trasformare l’interesse in effettiva partecipazione.

Nel confronto continentale, emerge che altri Paesi mostrano percentuali significativamente più alte: la Francia, ad esempio, vede oltre il 12% della popolazione coinvolta, mentre la Germania tocca punte anche del 15%. Queste differenze tra criptovalute in Italia e Europa riflettono non solo variazioni normative e fiscali, ma anche un diverso grado di alfabetizzazione digitale e di accessibilità alle infrastrutture blockchain.

Il profilo dell’investitore italiano in criptovalute

Analizzando in dettaglio il profilo dei possessori di crypto in Italia, si riscontrano alcune caratteristiche peculiari che meritano attenzione. Il report evidenzia come l’85% dei detentori abbia meno di 5.000 euro investiti in crypto-asset. Questo dato suggerisce una marcata cautela da parte degli italiani, che vedono le criptovalute più come strumento di sperimentazione o di diversificazione limitata piuttosto che come alternativa centrale agli investimenti tradizionali.

Altri elementi importanti:

* Predominanza maschile: il 65% dei possessori è uomo, una tendenza comune anche in altri mercati europei. * Fascia d’età: la maggior presenza si colloca tra i 25 e i 45 anni, segno che la generazione dei "nativi digitali" sta vivendo un ruolo guida nell'approccio agli investimenti in crypto-asset. * Frequenza di operatività: la maggioranza degli utenti preferisce mantenere gli asset per periodi medio-lunghi, privilegiando strategie di holding rispetto al trading giornaliero.

Questi dati supportano l’idea che il mercato italiano resti ancora legato a una visione prudente e conservatrice, influenzata dalla scarsa cultura finanziaria e da un tessuto economico che fatica ad abbracciare pienamente l’innovazione digitale.

Il settore blockchain e il mercato B2B

Ad arricchire il quadro delle statistiche crypto Italia 2026 contribuiscono anche i numeri del settore blockchain, in particolare nel comparto business-to-business (B2B). Il fatturato 2026 della blockchain B2B in Italia ammonta a 38 milioni di euro, segnando una contrazione del 5% rispetto all’anno precedente. È un segnale d’allarme che rimarca le sfide, tra cui:

* Difficoltà di adozione delle soluzioni blockchain da parte delle PMI italiane * Scarsa integrazione con i sistemi legacy aziendali * Barriere normative e fiscali che rallentano gli investimenti del settore privato

Nonostante ciò, il mercato italiano conserva alcune eccellenze: startup e progetti innovativi, numerosi hub universitari – tra cui quello del Politecnico di Milano, centro di riferimento nella ricerca sulla blockchain – e iniziative istituzionali che puntano a favorire l’alfabetizzazione digitale.

Il gap italiano rispetto all’Europa: cause e conseguenze

Il gap italiano nel settore delle criptovalute e della blockchain appare sensibile e non riguarda solo la mera quantità di detentori, ma investe questioni sistemiche più ampie. Tra le cause principali spiccano:

1. Normativa incerta o frammentaria: pur con i recenti passi avanti regolatori introdotti dalla UE con il MiCA (Markets in Crypto-Assets), l’Italia sconta una lentezza nell’applicazione concreta delle nuove regole. 2. Contesto fiscale poco favorevole: la tassazione degli utili sulle crypto-asset resta poco appetibile per investitori e imprese. 3. Alfabetizzazione finanziaria digitale inferiore alla media europea: il livello di conoscenza tecnica e consapevolezza rischi resta basso. 4. Inadeguatezza delle infrastrutture tecnologiche: la digitalizzazione di molti servizi finanziari, inclusi quelli condotti su blockchain, procede a rilento specie rispetto a paesi più avanzati.

Le conseguenze non si limitano ad un ritardo nell’adozione, ma impattano anche sulla capacità di attrarre capitali, stimolare l’innovazione e favorire la competitività delle imprese italiane nel panorama globale.

L’interesse futuro degli italiani per le crypto

Il dato relativo all’11% di italiani interessati all’acquisto futuro di crypto-asset dimostra tuttavia che esiste una base potenziale robusta per ampliare l’adozione. Questo valore supera la sola mera curiosità: è il segnale di un cambiamento generazionale, in cui le nuove leve guardano agli asset digitali come parte integrante del proprio futuro finanziario.

Fattori che potrebbero contribuire alla crescita dell’interesse:

* Miglioramento delle soluzioni di custodia e sicurezza * Diffusione di strumenti fintech integrati e user-friendly * Soluzioni di pagamento sempre più rapide e globali basate su blockchain * Politiche fiscali più vantaggiose * Progetti di divulgazione e formazione da parte degli atenei e delle istituzioni

L’attenzione mediatica, le storie di successo e gli incentivi allo studio del fenomeno (ad esempio, tramite iniziative del Politecnico di Milano) possono contribuire significativamente a trasformare l’interesse latente in una realtà tangibile e partecipata.

Il ruolo dell’informazione e delle policy nella crescita

Per colmare il divario tra interesse degli italiani per crypto e adozione reale è fondamentale un’azione strutturale, improntata sia a migliorare l’informazione sia a rinnovare il quadro normativo. Gli esperti sottolineano che le policy pubbliche dovrebbero:

* Favorire la formazione sull’uso degli strumenti digitali * Promuovere una regolamentazione trasparente e sicura che incentivi sia i piccoli investitori sia le aziende * Offrire incentivi alle imprese italiane che investono in blockchain * Migliorare l’accesso alle piattaforme di trading affidabili e regolamentate

Nel contempo è necessario contrastare in maniera sistematica i fenomeni di truffa e di disinformazione che continuano a colpire sia utenti inesperti sia quelli più smaliziati.

Sicurezza e sfide dell’adozione massiva

Un capítulo importante è rappresentato dal tema della sicurezza. La crescente diffusione delle criptovalute espone anche un numero sempre maggiore di utenti e aziende a rischi quali:

* Attacchi informatici ai wallet e alle piattaforme di scambio * Frodi e spam su canali digitali * Errori operativi legati alla scarsa conoscenza tecnica

Le principali realtà che operano nel mercato blockchain Italia stanno investendo in sistemi di protezione all’avanguardia, ma resta fondamentale il ruolo della prevenzione e della formazione. La collaborazione tra aziende tech, università e organismi pubblici sarà cruciale per creare un ecosistema sicuro e sostenibile.

Conclusioni: quali prospettive per il mercato italiano delle criptovalute?

La fotografia che emerge dalle statistiche crypto Italia 2026 è quella di un mercato in evoluzione, che ha ormai superato la soglia della nicchia ma che deve ancora affrontare alcune resistenze strutturali. Il futuro delle criptovalute in Italia dipenderà dalla capacità di accelerare su quattro fronti:

1. Alfabetizzazione digitale e finanziaria diffusa 2. Processi di regolamentazione chiari e favorevoli 3. Innovazione infrastrutturale sia per l’utente retail che per il segmento B2B 4. Crescita della fiducia delle PMI e dei grandi investitori istituzionali

Lo scenario europeo, sebbene più avanzato, rappresenta oggi più un obiettivo che un modello già raggiunto. Il gap, come evidenziato dal confronto tra la percentuale di detentori in Italia e negli altri Paesi UE, potrà essere colmato solo con programmi integrati e un maggiore coinvolgimento dell’intero tessuto economico e sociale.

Sintesi finale

Alla luce di questi dati, la strada dell’adozione delle criptovalute in Italia si presenta ricca di opportunità, ma anche di sfide. Le statistiche legislative e macroeconomiche suggeriscono che il tema della diffusione delle criptovalute non può più essere rinviato, coinvolgendo attivamente cittadinanza, imprese, istituzioni e mondo della ricerca.

La blockchain, analizzata a fondo dai ricercatori del Politecnico di Milano, può rappresentare un motore per l’innovazione, attirando capitali e competenze. L’Italia ha dinanzi a sé la possibilità di ritagliarsi un ruolo importante nello scenario fintech europeo; perché ciò accada sarà necessario puntare su educazione, fiducia, sicurezza e semplificazione normativa, rafforzando al contempo la collaborazione con partner internazionali.

Il futuro delle criptovalute in Italia sarà scritto dalla capacità di fare rete, di investire sull’innovazione e di costruire un ecosistema maturo e responsabile, pronto a cogliere le sfide e le opportunità della quarta rivoluzione digitale.

Pubblicato il: 23 gennaio 2026 alle ore 08:43