* L'addio di Jay Graber alla guida di Bluesky * Toni Schneider ceo ad interim: chi è il nuovo timoniere * I numeri di Bluesky e la distanza da X e Threads * Il nodo dei social network alternativi
L'addio di Jay Graber alla guida di Bluesky {#laddio-di-jay-graber-alla-guida-di-bluesky}
Non è un'uscita di scena, ma poco ci manca. Jay Graber, la sviluppatrice che ha costruito Bluesky trasformandolo da progetto sperimentale interno a Twitter in un social network indipendente con decine di milioni di iscritti, ha annunciato le proprie dimissioni dalla carica di amministratore delegato.
La notizia, diffusa l'11 marzo 2026, segna un passaggio delicato per la piattaforma che più di ogni altra si è proposta come rifugio per chi cercava un'alternativa al X di Elon Musk. Graber non lascia del tutto la società: assumerà il titolo di Chief Innovation Officer, un ruolo che — stando a quanto dichiarato — le consentirà di tornare a occuparsi di ciò che preferisce fare, ovvero sviluppare nuovi progetti e sperimentare soluzioni tecnologiche.
Una scelta che ricorda dinamiche già viste nella Silicon Valley: fondatori che cedono il timone operativo per dedicarsi alla visione di lungo periodo. Resta da capire quanto, nel caso di Bluesky, questa transizione avvenga per libera volontà e quanto, invece, sia dettata dalle pressioni di un mercato che non perdona rallentamenti.
Toni Schneider ceo ad interim: chi è il nuovo timoniere {#toni-schneider-ceo-ad-interim-chi-è-il-nuovo-timoniere}
A raccogliere il testimone sarà Toni Schneider, nominato _ceo ad interim_. Il nome non è nuovo a chi segue il mondo tech: Schneider vanta un lungo curriculum nell'ecosistema delle piattaforme digitali, con esperienze di rilievo nel settore open source e nella gestione di startup in fase di crescita.
La formula dell'_interim_, tuttavia, lascia aperta più di una domanda. Si tratta di una soluzione ponte in attesa di un manager esterno con un profilo più marcatamente commerciale? Oppure Schneider è destinato a consolidare la posizione nel medio termine? Al momento, dall'azienda non arrivano indicazioni definitive. Quel che è certo è che il nuovo ceo si troverà di fronte a sfide tutt'altro che banali: monetizzazione, crescita della base utenti e, soprattutto, posizionamento in un panorama social sempre più affollato.
I numeri di Bluesky e la distanza da X e Threads {#i-numeri-di-bluesky-e-la-distanza-da-x-e-threads}
I dati raccontano una piattaforma in crescita, ma ancora lontana dai rivali principali. Bluesky dichiara oltre 40 milioni di utenti registrati nel 2026, un traguardo significativo per un servizio nato come esperimento sul protocollo decentralizzato _AT Protocol_.
Il confronto con la concorrenza, però, è impietoso:
* X (l'ex Twitter) conta circa 125 milioni di utenti attivi; * Threads, la creatura di Meta lanciata per insidiare proprio X, ha raggiunto i 141 milioni.
In termini percentuali, Bluesky vale meno di un terzo di X e poco più di un quarto di Threads. Un divario che si traduce in minore appetibilità pubblicitaria, minore potere negoziale con i creator e, inevitabilmente, maggiore fragilità finanziaria.
Va detto che il dato grezzo degli iscritti non racconta tutto: l'engagement medio su Bluesky è spesso citato come superiore a quello di piattaforme più grandi, merito di una community ancora relativamente coesa e ideologicamente motivata. Ma costruire un business sostenibile solo sulla qualità delle conversazioni, senza massa critica, resta un'impresa ardua.
Il nodo dei social network alternativi {#il-nodo-dei-social-network-alternativi}
La vicenda Bluesky si inserisce in un contesto più ampio. Il mercato dei social network attraversa una fase di turbolenza come non si vedeva da anni. L'acquisizione di Twitter da parte di Musk ha innescato una diaspora di utenti e, con essa, la proliferazione di piattaforme alternative: da Mastodon a Bluesky, fino a Threads. Persino OpenAI starebbe studiando il lancio di un proprio social network, a conferma di quanto la partita sia aperta.
Ma nessuna di queste alternative è riuscita, finora, a replicare l'effetto rete che ha reso Twitter — e poi X — un punto di riferimento per il dibattito pubblico globale. Il rischio, per Bluesky, è di rimanere intrappolata in una nicchia: apprezzata da sviluppatori, giornalisti e attivisti, ma incapace di attrarre il grande pubblico.
C'è poi la questione della disinformazione, che attraversa trasversalmente tutte le piattaforme social e che l'Unione Europea sta cercando di affrontare con strumenti sempre più strutturati, come emerge dalle recenti iniziative della Commissione Europea. Per Bluesky, che ha fatto della moderazione decentralizzata un tratto distintivo, dimostrare di saper gestire questo fronte senza un apparato centralizzato sarà un banco di prova cruciale.
Anche in Italia la piattaforma ha guadagnato una certa visibilità, soprattutto tra accademici, giornalisti e operatori dell'informazione. Ma il radicamento resta limitato, e l'assenza di una strategia di localizzazione specifica — lingua, partnership editoriali, presenza istituzionale — frena la diffusione.
La partita, insomma, è ancora lunga. Con il cambio al vertice, Bluesky si gioca una fase decisiva: dimostrare che un social decentralizzato può reggere la competizione con i colossi del settore. Oppure, più semplicemente, sopravvivere.