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Bitcoin, estratto il ventimilionesimo BTC: ora resta meno del 5% dell'offerta totale

Foundry USA ha minato il blocco che segna la soglia storica. L'ultimo milione di Bitcoin richiederà oltre un secolo. E intanto i colossi del mining guardano all'intelligenza artificiale

* Il blocco 939.999 e una soglia che nessuno ha celebrato * Un milione di BTC in 115 anni: la matematica della scarsità * I Bitcoin perduti per sempre * Il mining cambia pelle: la svolta dell'intelligenza artificiale * Cosa significa per il mercato

Il blocco 939.999 e una soglia che nessuno ha celebrato {#il-blocco-939999-e-una-soglia-che-nessuno-ha-celebrato}

È successo il 9 marzo 2026, senza fanfare. Nessun comunicato stampa, nessuna cerimonia virtuale, nessun countdown sui social. Eppure il blocco 939.999, estratto dal pool Foundry USA, ha segnato un traguardo che resterà nei libri di storia della finanza digitale: il ventimilionesimo Bitcoin è stato minato.

Su 21 milioni di BTC previsti dal protocollo ideato da Satoshi Nakamoto nel 2008, ne restano ora meno di un milione da creare. Il 95,24% dell'offerta totale è già in circolazione. Il silenzio con cui l'industria ha accolto la notizia dice molto sulla maturità — o forse sulla disincantata consapevolezza — di un settore che ha smesso da tempo di stupirsi dei propri numeri.

Foundry USA, controllata dal Digital Currency Group, domina da anni la classifica dei pool di mining nordamericani. Che sia stato proprio questo operatore a validare il blocco-simbolo non sorprende: stando ai dati on-chain, Foundry gestisce una quota rilevante dell'hashrate globale.

Un milione di BTC in 115 anni: la matematica della scarsità {#un-milione-di-btc-in-115-anni-la-matematica-della-scarsita}

I primi 20 milioni di Bitcoin sono stati estratti in poco più di 17 anni, dal 3 gennaio 2009 — data del celebre genesis block — al 9 marzo 2026. L'ultimo milione, invece, richiederà qualcosa come 115 anni. Il motivo è nel meccanismo dell'_halving_, il dimezzamento della ricompensa per blocco che avviene ogni 210.000 blocchi, circa ogni quattro anni.

Dopo l'ultimo halving, la ricompensa per i miner è scesa drasticamente. Il tasso di inflazione dell'offerta di BTC è oggi inferiore allo 0,85% annuo, un valore che lo rende — almeno sulla carta — più "scarso" dell'oro in termini di nuova produzione rispetto allo stock esistente. L'ultimo satoshi, la più piccola unità di Bitcoin, dovrebbe essere minato intorno al 2140.

Una prospettiva che pone interrogativi seri sulla sostenibilità economica del mining nel lungo periodo. Quando le ricompense di blocco diventeranno trascurabili, la rete dovrà reggersi quasi esclusivamente sulle _transaction fees_. Se queste non saranno sufficienti, la sicurezza stessa del protocollo potrebbe essere a rischio.

I Bitcoin perduti per sempre {#i-bitcoin-perduti-per-sempre}

C'è poi un dato che sfugge spesso alle analisi superficiali. Dei 20 milioni di BTC teoricamente in circolazione, una porzione significativa è permanentemente inaccessibile. Chiavi private smarrite, wallet dimenticati, hard disk finiti in discarica, owner deceduti senza lasciare credenziali: le stime degli analisti on-chain oscillano tra 2,3 e 3,7 milioni di BTC perduti per sempre.

Questo significa che l'offerta reale e utilizzabile potrebbe essere compresa tra 16 e 18 milioni di coin. La scarsità effettiva, insomma, è ben superiore a quella nominale. Un elemento che i sostenitori di Bitcoin citano regolarmente come fattore di supporto al valore nel lungo termine.

Il tema della sicurezza delle chiavi private e della custodia degli asset digitali resta d'altronde una delle vulnerabilità strutturali dell'ecosistema crypto. Non a caso, la Crescita allarmante del furto di informazioni: 2,3 milioni di carte di credito sul dark web ha riacceso il dibattito sulla protezione delle credenziali digitali in ogni ambito, dalle carte di pagamento ai portafogli di criptovalute.

Il mining cambia pelle: la svolta dell'intelligenza artificiale {#il-mining-cambia-pelle-la-svolta-dellintelligenza-artificiale}

Ma la vera notizia, al di là del traguardo simbolico, è un'altra. I grandi miner quotati in borsa stanno ridisegnando i propri modelli di business. E la parola chiave è una sola: intelligenza artificiale.

Con la progressiva riduzione delle ricompense di blocco, aziende come Marathon Digital, Riot Platforms, Core Scientific e la stessa Hut 8 hanno iniziato a riconvertire parte delle proprie infrastrutture — data center, sistemi di raffreddamento, capacità energetica — verso servizi di calcolo ad alte prestazioni per l'AI. La logica è semplice: chi ha già costruito impianti capaci di alimentare migliaia di ASIC per il mining possiede esattamente il tipo di infrastruttura che i provider di modelli di intelligenza artificiale cercano disperatamente.

Il fenomeno non è marginale. Secondo alcune analisi di settore, nel 2025 e nei primi mesi del 2026 i ricavi derivanti da servizi di high-performance computing hanno superato, per alcune società minerarie, quelli legati al mining puro. Una trasformazione che ha implicazioni profonde: il mining di Bitcoin rischia di diventare, per i grandi operatori industriali, un'attività secondaria rispetto al ben più remunerativo mercato dell'AI.

La convergenza tra criptovalute e intelligenza artificiale è del resto un tema che attraversa tutto il settore tecnologico. Anche sul fronte dei rischi, le due tecnologie presentano sfide simili in termini di affidabilità e manipolazione, come emerge dalla vicenda dei I chatbot infettati dalla disinformazione pro-Russia: oltre 3 milioni di articoli compromettenti, che ha messo in luce quanto le infrastrutture digitali più avanzate possano essere vulnerabili.

Il nodo energetico

La riconversione verso l'AI non risolve, tuttavia, una delle critiche più ricorrenti al settore: il consumo energetico. I data center per l'addestramento di modelli linguistici di grandi dimensioni richiedono quantità di energia paragonabili, se non superiori, a quelle del mining di Bitcoin. Il vantaggio competitivo dei miner sta nell'aver già negoziato contratti di fornitura a lungo termine e nell'aver costruito impianti in aree con energia a basso costo — spesso da fonti rinnovabili. Ma il passaggio all'AI non è indolore: servono GPU di ultima generazione al posto degli ASIC, competenze diverse, contratti con clienti enterprise.

Non a caso, diversi operatori hanno cercato finanziamenti significativi per sostenere la transizione. Il caso di Leap ottiene un importante finanziamento da 65 milioni di dollari per il suo sviluppo è emblematico di un mercato in cui la capacità di attrarre capitali resta il discrimine tra chi riesce a evolvere e chi resta indietro.

Cosa significa per il mercato {#cosa-significa-per-il-mercato}

Il raggiungimento dei 20 milioni di BTC minati è, in ultima analisi, una conferma. La conferma che il protocollo Bitcoin funziona esattamente come previsto. Nessun bug, nessuna sorpresa, nessuna modifica. La blockchain ha prodotto blocchi con regolarità metronometrica per oltre 17 anni.

Per gli investitori, il dato rafforza la narrativa della scarsità programmata. Con un'inflazione dell'offerta sotto l'1% e milioni di coin inaccessibili, il rapporto tra domanda e offerta disponibile si fa sempre più asimmetrico — almeno in teoria.

Per i miner, invece, la questione è più complessa. La competizione per ricompense sempre più esigue costringe a margini sempre più sottili. Chi non dispone di energia a bassissimo costo o non diversifica verso l'AI rischia di uscire dal mercato. I piccoli operatori, già in difficoltà dopo l'ultimo halving, guardano al futuro con preoccupazione.

Resta un interrogativo di fondo: un network che tra qualche decennio dovrà sostenersi quasi esclusivamente sulle commissioni di transazione sarà in grado di garantire lo stesso livello di sicurezza di oggi? La questione resta aperta. E la risposta, con tutta probabilità, arriverà molto prima del 2140.

Pubblicato il: 16 marzo 2026 alle ore 15:49