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Amazon vince contro Perplexity: bloccato il browser Comet che faceva acquisti con l'AI

Un tribunale federale di San Francisco ha emesso un'ingiunzione temporanea: l'intelligenza artificiale di Perplexity accedeva agli account degli utenti senza autorizzazione per comprare sul marketplace

* La decisione del tribunale federale * Cosa faceva il browser Comet * Accesso non autorizzato: il nodo giuridico * Una settimana per l'appello * Lo scontro tra big tech e AI nel commercio online

La decisione del tribunale federale {#la-decisione-del-tribunale-federale}

Amazon ha ottenuto una vittoria significativa nella battaglia legale contro Perplexity. Un tribunale federale di San Francisco ha concesso al colosso dell'e-commerce un'ingiunzione temporanea che blocca di fatto il funzionamento del browser Comet, il prodotto con cui la startup dell'intelligenza artificiale permetteva agli utenti di effettuare acquisti sul marketplace in modo automatizzato.

La decisione, resa nota l'11 marzo 2026, rappresenta uno dei primi provvedimenti giudiziari di questa portata nel confronto — sempre più aspro — tra le piattaforme di commercio elettronico e le applicazioni di AI generativa che tentano di integrarsi nei loro ecosistemi.

Cosa faceva il browser Comet {#cosa-faceva-il-browser-comet}

Comet non era un semplice browser. Sfruttando i modelli di intelligenza artificiale sviluppati da Perplexity, il software era in grado di navigare autonomamente il catalogo di Amazon, confrontare prezzi, selezionare prodotti e — questo il punto cruciale — completare gli acquisti per conto dell'utente. Un assistente allo shopping potenziato dall'AI, insomma, che prometteva di ridurre a pochi secondi operazioni che normalmente richiedono diversi minuti di navigazione.

Il problema, stando a quanto emerge dagli atti processuali, è che per farlo l'AI di Perplexity accedeva alle sezioni protette degli account Amazon degli utenti senza che la piattaforma avesse mai concesso tale autorizzazione. Non un dettaglio tecnico marginale, ma il cuore della controversia.

Accesso non autorizzato: il nodo giuridico {#accesso-non-autorizzato-il-nodo-giuridico}

Il tribunale ha riconosciuto le ragioni di Amazon su un punto fondamentale: l'AI di Perplexity operava all'interno di aree riservate del sistema Amazon senza alcuna forma di consenso da parte del titolare della piattaforma. In termini giuridici, si configura una violazione dei termini di servizio e, potenzialmente, delle normative federali sull'accesso non autorizzato ai sistemi informatici.

L'ingiunzione impone a Perplexity di interrompere immediatamente ogni forma di accesso alle sezioni protette del marketplace. Una misura drastica, che di fatto rende inutilizzabile Comet nella sua funzione principale.

La questione richiama un tema più ampio che riguarda l'intero settore: fino a che punto un'applicazione di intelligenza artificiale può interagire con piattaforme terze? Chi stabilisce i confini? E soprattutto, chi risponde quando l'AI agisce per conto dell'utente ma al di fuori delle regole fissate dal gestore del servizio?

Va ricordato che Amazon non è nuova a mosse decise per proteggere il proprio ecosistema commerciale. Come sottolineato dalla recente vicenda in cui Amazon ha rivisto la propria strategia cancellando ordini dalla Cina a causa dei dazi, il gruppo di Seattle dimostra di non esitare quando si tratta di difendere il controllo sulle proprie operazioni.

Una settimana per l'appello {#una-settimana-per-lappello}

Perplexity non è rimasta senza opzioni. Il tribunale ha concesso alla startup una settimana di tempo per presentare appello contro il provvedimento. Sette giorni che saranno decisivi per capire se la vicenda si avvia verso un lungo contenzioso o se Perplexity sceglierà una strada diversa — magari negoziando un accordo con Amazon per ottenere un accesso regolamentato al marketplace.

Gli analisti del settore, tuttavia, ritengono improbabile una risoluzione rapida. La posta in gioco va ben oltre il singolo prodotto: riguarda il principio stesso della coesistenza tra intelligenza artificiale e piattaforme di e-commerce, un terreno su cui si giocherà buona parte dell'innovazione tecnologica dei prossimi anni.

Lo scontro tra big tech e AI nel commercio online {#lo-scontro-tra-big-tech-e-ai-nel-commercio-online}

Questa causa legale è tutt'altro che un episodio isolato. Da mesi il settore tech assiste a un crescendo di tensioni tra le grandi piattaforme digitali e le startup dell'intelligenza artificiale che cercano di costruire servizi sopra le infrastrutture esistenti — spesso senza chiedere permesso.

Il caso Amazon-Perplexity potrebbe fare giurisprudenza. Se l'ingiunzione venisse confermata in sede d'appello, si creerebbe un precedente importante: le piattaforme avrebbero uno strumento giuridico consolidato per impedire a bot e agenti AI di operare sui propri sistemi senza autorizzazione esplicita. Un muro legale che rischierebbe di frenare l'innovazione, ma che risponderebbe a esigenze concrete di sicurezza e tutela degli utenti.

Perché c'è anche questo aspetto, spesso trascurato nel dibattito: quando un'AI accede a un account personale per completare transazioni economiche, chi garantisce la sicurezza dei dati di pagamento? Chi è responsabile in caso di errore nell'ordine? Domande che i tribunali dovranno affrontare con sempre maggiore frequenza.

La partita tra Amazon e Perplexity, insomma, è appena cominciata. Ma il suo esito potrebbe ridefinire le regole del gioco per l'intero ecosistema dell'intelligenza artificiale applicata al commercio elettronico.

Pubblicato il: 11 marzo 2026 alle ore 15:44