Amazon Italia nella bufera: maxi-indagine della Guardia di Finanza per presunta evasione fiscale da centinaia di milioni
Indice
1. Premessa e panorama dell’indagine 2. Le perquisizioni e i dettagli operativi 3. Sette manager nel mirino: chi sono e il loro ruolo 4. La questione dei redditi non dichiarati tra il 2019 e il 2024 5. L’ipotesi di una 'stabile organizzazione occulta' 6. Il coinvolgimento di KPMG nell’indagine 7. Reazioni di Amazon e la posizione dell’azienda 8. L’impatto su Amazon Italia e il contesto internazionale 9. Il quadro normativo sulle grandi società digitali 10. La risposta istituzionale: Guardia di Finanza e autorità fiscali 11. Possibili sviluppi e scenari futuri 12. Sintesi e riflessioni conclusive
Premessa e panorama dell’indagine
La notizia delle perquisizioni della Guardia di Finanza nella sede italiana di Amazon a Monza segna un nuovo, significativo capitolo nelle grandi indagini fiscali che coinvolgono i colossi del digitale a livello globale. L’operazione delle fiamme gialle si inserisce nel più ampio sforzo di contrasto all’evasione fiscale, soprattutto nei confronti delle multinazionali che, pur operando in Italia, spesso realizzano complesse architetture societarie per minimizzare il debito d’imposta.
La vicenda coinvolge direttamente sette manager di Amazon Italia e ipotizza una colossale evasione: nel mirino decine, se non centinaia, di milioni di euro di redditi non dichiarati dal 2019 al 2024. Sotto accusa, la presunta esistenza di una "stabile organizzazione occulta", una formula giuridica che, secondo l’autorità inquirente, avrebbe permesso al colosso dell’e-commerce di eludere sistematicamente i controlli dell’erario italiano. La società di revisione KMPG è stata incaricata di fornire documentazione chiave nell’ambito dell’indagine.
Le perquisizioni e i dettagli operativi
Il fulcro delle indagini è rappresentato dalle perquisizioni condotte dalla Guardia di Finanza di Monza. Secondo le fonti investigative, coordinate dalla Procura, gli uomini delle Fiamme Gialle hanno agito all’alba del 13 febbraio 2026, perquisendo sia la sede italiana di Amazon che le abitazioni di sette manager apicali. L’operazione si è estesa oltre la Lombardia, toccando diverse regioni e coinvolgendo anche le società collegate a vario titolo al gigante statunitense.
Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati documenti, supporti informatici, corrispondenza aziendale e contratti commerciali riconducibili all’attività di Amazon in Italia. La Guardia di Finanza ha lavorato a stretto contatto con l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate, conferendo all’indagine una caratura tecnica di primo livello. Gli accertamenti si sono concentrati su pratiche di fatturazione, flussi finanziari intra-gruppo e la natura dei servizi forniti dalle controllate italiane verso altri rami del gruppo Amazon.
Sette manager nel mirino: chi sono e il loro ruolo
Le indagini hanno coinvolto direttamente sette manager di Amazon Italia, ritenuti i principali responsabili della gestione finanziaria e delle strategie fiscali nel Paese. Pur non essendo stati ancora diffusi ufficialmente i nomi, si sa che si tratta di figure apicali che hanno ricoperto ruoli chiave tra il 2019 e il 2024 nei settori della finanza, della pianificazione fiscale, della gestione delle unità di business e delle relazioni istituzionali.
Questi dirigenti sono stati oggetto di perquisizioni domiciliari e sarebbero stati ascoltati per chiarire la struttura della società e la natura delle relazioni fiscali tra la filiale italiana e le holding estere del gruppo. Gli investigatori ipotizzano che la maggiore responsabilità ricada proprio su chi, negli anni indagati, avrebbe avuto il compito di predisporre la rendicontazione fiscale e interagire con autorità amministrative e revisori.
La questione dei redditi non dichiarati tra il 2019 e il 2024
Uno degli snodi fondamentali dell’inchiesta riguarda il periodo 2019-2024, durante il quale, secondo l’accusa, sarebbero stati occultati redditi per decine, forse centinaia, di milioni di euro. Gli inquirenti parlano di redditi non dichiarati al fisco italiano provenienti da profitti generati dalle attività di e-commerce e dai servizi digitali, i quali sarebbero dovuti rientrare a pieno titolo nella base imponibile nazionale di Amazon.
L’accusa, gravissima, ipotizza l’occultamento dei profitti attraverso la manipolazione dei prezzi di trasferimento, la canalizzazione degli introiti su società estere e l’elusione del principio di territorialità fiscale. In pratica, una parte consistente dei ricavi verrebbe contabilizzata in paesi a fiscalità privilegiata, riducendo drasticamente il gettito per l’erario italiano. Se confermato, il danno per le casse pubbliche sarebbe notevolissimo.
L’ipotesi di una 'stabile organizzazione occulta'
Al centro della contestazione vi è la creazione di una "stabile organizzazione occulta": una struttura giuridico/amministrativa che, sebbene formalmente non dichiarata, avrebbe operato in pieno territorio italiano, generando ricavi da attività economiche effettivamente svolte nel Paese. Tale impostazione consentirebbe ad Amazon di godere di vantaggi fiscali indebiti, celando la reale consistenza della presenza italiana del gruppo.
La definizione di "stabile organizzazione" è disciplinata dall’articolo 162 del DPR 917/1986 (TUIR): si considera tale ogni sede fissa d’affari in cui l’impresa esercita, in tutto o in parte, la propria attività. Nel caso di una "stabile organizzazione occulta", invece, l’attività viene esercitata senza che venga formalizzata la sua presenza all’amministrazione fiscale italiana, pur essendo svolta con mezzi, persone e strutture materiali sul territorio.
Questo schema – comune ad altre recenti indagini fiscali internazionali – ha consentito negli anni a molte multinazionali digitali di minimizzare la base imponibile nei paesi ad alta fiscalità, tra cui l’Italia.
Il coinvolgimento di KPMG nell’indagine
Tra i soggetti interpellati durante l’inchiesta spicca la società di revisione KPMG, una delle maggiori a livello mondiale nei servizi di audit, tax e advisory. Gli inquirenti hanno richiesto a KPMG documentazione relativa alle verifiche contabili e fiscali condotte su Amazon Italia negli anni sotto esame. La collaborazione con i revisori può rivelarsi centrale per accertare la corrispondenza tra dati patrimoniali, fiscali e gestione interna dell’azienda.
La presenza di KPMG nell’indagine riflette la crescente attenzione verso la corretta revisione dei conti degli operatori digitali, chiamati sempre più spesso a rispondere, nell’interesse della collettività, agli organi dello Stato sulle modalità di conteggio, dichiarazione e tassazione dei profitti. Si tratta di un passaggio cruciale per la ricostruzione della dinamica evasiva ipotizzata presso Amazon Italia.
Reazioni di Amazon e la posizione dell’azienda
Di fronte al clamore mediatico generato dall’inchiesta, Amazon Italia ha replicato dichiarando la propria completa collaborazione con le autorità italiane. La società si è detta certa della correttezza delle proprie condotte e ha sottolineato di «rispettare tutte le normative fiscali vigenti in ogni paese in cui opera».
Tuttavia, portavoce del gruppo hanno preferito non fornire dettagli specifici sulle indagini in corso, adducendo il rispetto per le procedure di riservatezza imposte dalla magistratura. Amazon ha inoltre ribadito la propria volontà di «contribuire allo sviluppo economico nazionale attraverso investimenti, creazione di posti di lavoro e l’adempimento di tutti gli obblighi fiscali previsti». Resta però il nodo delle pratiche di ottimizzazione fiscale aggressive adottate dai giganti del digitale.
L’impatto su Amazon Italia e il contesto internazionale
Questa maxi-indagine sulla presunta evasione fiscale Amazon Italia si inserisce in un contesto globale particolarmente teso per le Big Tech. Da anni, le autorità europee – e in particolare quelle italiane – monitorano le modalità di dichiarazione dei redditi delle multinazionali tecnologiche per contrastare i cosiddetti fenomeni di "profit shifting". Paesi come Irlanda, Lussemburgo e Paesi Bassi sono spesso scelti come sedi legali per le filiali, ma la sostanziale attività commerciale viene svolta altrove.
Nei casi recenti, sia Facebook che Google sono stati interessati da contestazioni simili, conclusesi con il pagamento di maxi-sanzioni e il riallineamento degli assetti societari. L’Italia, in questo scenario, si segnala per una particolare attenzione verso il rispetto della territorialità fiscale, come confermato dalle indagini in corso a Monza.
Di rilievo, anche la reazione dei mercati: ogni notizia relativa a maxi-indagini fiscali su giganti digitali come Amazon ha effetto immediato sia sull’immagine aziendale che sulle quotazioni in borsa, influenzando la fiducia di investitori e stakeholder.
Il quadro normativo sulle grandi società digitali
La vicenda Amazon chiama nuovamente in causa il tema, dibattutissimo, della tassazione delle multinazionali digitali. La normativa italiana – così come quella dell’Unione Europea – si basa sul principio della presunzione di imponibilità dei redditi generati nel territorio nazionale, indipendentemente dal domicilio fiscale dell’impresa madre.
Gli artifizi contabili e le strategie di elusione, come la creazione di "stabili organizzazioni occulte", sono da tempo nel mirino delle autorità fiscali. Non a caso, la UE ha avviato da anni il progetto BEPS (Base Erosion and Profit Shifting), finalizzato a contrastare l’erosione della base imponibile da parte dei gruppi internazionali.
Tuttavia, la rapida evoluzione dei modelli di business digitali rende spesso difficile l’applicazione di norme nate in un contesto economico radicalmente diverso, imponendo al legislatore uno sforzo costante di aggiornamento.
La risposta istituzionale: Guardia di Finanza e autorità fiscali
L’operazione portata avanti dalla Guardia di Finanza di Monza testimonia l’alto livello di specializzazione raggiunto dalle forze dell’ordine italiane in materia di reati fiscali internazionali. L’attività si è articolata in complesse analisi finanziarie, utilizzo di software investigativi avanzati e collaborazione con omologhi organismi di polizia estera.
La sinergia tra investigatori, Agenzia delle entrate e magistratura ha permesso di incrociare dati bancari, movimentazioni internazionali e strutture societarie, individuando schemi ritenuti anomali o sospetti di elusione. L’obiettivo dichiarato rimane quello di assicurare maggiore equità fiscale e recuperare ingenti somme a vantaggio della collettività nazionale.
Possibili sviluppi e scenari futuri
Sul fronte giudiziario, i prossimi mesi saranno cruciali per chiarire la posizione dei manager Amazon coinvolti e la fondatezza delle accuse. In caso di conferma delle ipotesi investigative, la società potrebbe vedersi costretta a versare una maxi-sanzione e a rivedere la propria struttura fiscale in Italia.
Per il sistema-Paese, casi come questo alimentano il dibattito su come migliorare il contrasto all’evasione delle multinazionali digitali, anche attraverso riforme legislative, maggiore cooperazione internazionale e nuovi strumenti tecnologici. La vicenda costituisce infine un monito per tutte le società tecnologiche, chiamate a garantire trasparenza e lealtà fiscale.
Sintesi e riflessioni conclusive
La maxi-inchiesta sulla evasione fiscale Amazon Italia rappresenta un importante banco di prova per il sistema di vigilanza fiscale nazionale. Sintesi di un contesto sempre più interconnesso, la vicenda mette in luce la necessità di norme aggiornate, controlli efficaci e collaborazione tra attori pubblici e privati (come nel caso di KPMG Amazon indagine fiscale).
Al di là degli sviluppi giudiziari, appare chiaro che solo una strategia globale potrà garantire la corretta imposizione dei redditi delle multinazionali digitali. Le indagini fiscali Amazon Italia, le perquisizioni Amazon Monza e le ipotesi di evasione milioni Amazon sollecitano una riflessione profonda: è in gioco la credibilità dell’intero sistema. Solo attraverso la trasparenza, la collaborazione internazionale e l’innovazione normativa si potrà ripristinare un giusto equilibrio tra libertà d’impresa e responsabilità fiscale.
Concludendo, la partita è ancora aperta, ma il caso Amazon Italia 2026 appare già destinato a far scuola in materia di lotta alle pratiche elusive delle multinazionali del web.