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Agcom ordina i primi blocchi di siti porno: stretta sulla verifica dell'età a tutela dei minori

L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni passa dalle diffide ai fatti: oscurati due portali gestiti dalla stessa società che non si sono adeguati alle norme sull'age verification

* I primi blocchi disposti dall'Agcom * Le norme sulla verifica dell'età in Italia * Chi gestiva i siti oscurati * Dalla diffida al blocco: la procedura seguita * Uno scenario europeo in evoluzione

I primi blocchi disposti dall'Agcom {#i-primi-blocchi-disposti-dallagcom}

È un precedente destinato a fare scuola. L'Agcom, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha disposto il blocco di due siti web che non si erano adeguati alla normativa italiana in materia di tutela dei minori online e verifica dell'età. I portali colpiti dal provvedimento sono www.giochipremium.com e www.hentai-ita.net, entrambi riconducibili alla medesima società.

Si tratta dei primi ordini di oscuramento emessi dall'Autorità su questo specifico fronte, un segnale chiaro che la fase delle raccomandazioni e degli avvertimenti è ormai alle spalle. Roma, 26 marzo 2026: la data segna un punto di svolta nell'applicazione concreta delle regole sull'_age verification_ nel nostro Paese.

Le norme sulla verifica dell'età in Italia {#le-norme-sulla-verifica-delletà-in-italia}

Il quadro normativo italiano sulla protezione dei minori in ambiente digitale si è progressivamente rafforzato negli ultimi anni. L'obbligo per i siti che ospitano contenuti pornografici di dotarsi di sistemi efficaci di verifica dell'età non è una novità, ma fino ad oggi l'enforcement era rimasto sostanzialmente sulla carta.

La delibera dell'Agcom sulle modalità tecniche di age verification ha fissato standard precisi: i gestori dei siti a contenuto adulto devono implementare meccanismi che impediscano l'accesso ai minori, senza però compromettere la privacy degli utenti maggiorenni. Un equilibrio delicato, che diversi operatori del settore hanno semplicemente ignorato.

Stando a quanto emerge dai provvedimenti adottati, i due portali oscurati non avevano predisposto alcun sistema conforme alle prescrizioni dell'Autorità. Nessun tentativo di adeguamento, nessuna interlocuzione tecnica. Un'inerzia che ha portato l'Agcom a procedere con gli strumenti più incisivi a sua disposizione.

Chi gestiva i siti oscurati {#chi-gestiva-i-siti-oscurati}

Entrambi i siti risultano gestiti dalla Onlab S.R.L.S., una società a responsabilità limitata semplificata. La doppia titolarità conferma che non si tratta di un intervento casuale, ma di un'azione mirata contro un operatore che, pur essendo stato messo nelle condizioni di adeguarsi, ha scelto di non farlo.

La forma giuridica della S.R.L.S., con i suoi requisiti di capitale ridotti, solleva peraltro interrogativi più ampi sulla facilità con cui soggetti anche piccoli possano operare in un settore così delicato senza dotarsi delle infrastrutture minime di compliance.

Dalla diffida al blocco: la procedura seguita {#dalla-diffida-al-blocco-la-procedura-seguita}

L'Agcom non è arrivata al blocco come primo passo. Come sottolineato nei documenti ufficiali, l'Autorità aveva preventivamente inviato una diffida formale alla società, intimandole di adeguarsi alle disposizioni vigenti entro un termine stabilito. La diffida è rimasta lettera morta.

A quel punto, il passaggio all'ordine di blocco è diventato l'unica strada percorribile:

* Fase 1: accertamento della violazione delle norme sulla verifica dell'età * Fase 2: invio della diffida con termine per l'adeguamento * Fase 3: verifica del mancato rispetto della diffida * Fase 4: ordine di blocco rivolto agli Internet Service Provider italiani

Gli ISP nazionali sono ora tenuti a impedire l'accesso ai due domini dal territorio italiano. Un meccanismo che ricalca quello già rodato per il contrasto alla pirateria audiovisiva tramite la piattaforma Piracy Shield, ma applicato per la prima volta al diverso ambito della protezione dei minori.

Uno scenario europeo in evoluzione {#uno-scenario-europeo-in-evoluzione}

La mossa dell'Agcom si inserisce in un contesto continentale in fermento. Diversi Paesi europei stanno sperimentando soluzioni tecniche per l'_age verification_ online, dalla Francia che ha varato un sistema basato sulla certificazione dell'età tramite terze parti, alla Spagna che sta testando un'app governativa dedicata.

L'Italia, con questi primi provvedimenti esecutivi, dimostra di voler passare dalla teoria alla pratica. La questione resta aperta su più fronti: l'efficacia reale dei blocchi DNS, facilmente aggirabili con una VPN, la scalabilità dell'azione di enforcement di fronte a migliaia di siti potenzialmente non conformi, e soprattutto l'adozione di standard tecnologici di verifica che siano al tempo stesso robusti e rispettosi della riservatezza.

Quel che è certo è che il messaggio lanciato dall'Autorità è inequivocabile: chi opera nel settore dei contenuti per adulti in Italia non può più permettersi di ignorare le regole sulla tutela dei minori. I prossimi mesi diranno se questo primo intervento rimarrà un caso isolato o se, come appare più probabile, rappresenterà l'inizio di una campagna di enforcement sistematica.

Pubblicato il: 27 marzo 2026 alle ore 08:10