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Uno stadio Falcon 9 fuori controllo colpirà la Luna il 5 agosto

Cratere di 27 metri, 4 tonnellate di detriti e un vuoto normativo: cosa succede alle 8:34 e perché nessuna legge tutela il suolo lunare.

Alle 8:34 ora italiana del 5 agosto 2026 lo stadio superiore di un razzo Falcon 9 di SpaceX, ormai fuori controllo da diciotto mesi, colpirà la superficie della Luna. L'oggetto pesa circa 4 tonnellate e scaverà un cratere di circa 27 metri di diametro.

Perché SpaceX ha perso il controllo dello stadio

Il vettore è lo stesso che il 15 gennaio 2025 aveva portato in orbita cislunare i lander privati Blue Ghost di Firefly Aerospace e Resilience di ispace, in un rideshare partito dal Kennedy Space Center. Per raggiungere entrambe le traiettorie lunari lo stadio ha bruciato tutto il propellente disponibile, sacrificando la riaccensione finale che serviva a rientrare nell'atmosfera terrestre e disintegrarsi. Un abort di questo tipo, come quello che ha fermato un Falcon 9 a Vandenberg, sulla Terra si traduce al massimo in un rinvio di poche ore. Nello spazio profondo, invece, un oggetto abbandonato inizia a rimbalzare fra il campo gravitazionale terrestre e quello lunare fino a schiantarsi. A determinare la traiettoria attuale, ha spiegato all'ANSA la matematica Alessandra Celletti dell'Università di Roma Tor Vergata, si è aggiunta l'intensa attività solare degli ultimi anni, che ha perturbato ulteriormente l'orbita del rottame.

Il vuoto normativo che il Trattato del 1967 non copre

L'impatto di mercoledì è il secondo rottame spaziale documentato a cadere sul suolo lunare in poco più di quattro anni: il precedente fu registrato dal Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA il 4 marzo 2022, quando uno stadio inizialmente attribuito a un vettore statunitense e poi ricondotto alla missione cinese Chang'e 5-T1 aprì un doppio cratere sul lato nascosto del satellite. Nonostante ci siano due precedenti confermati, non esiste ancora una norma internazionale che stabilisca chi paghi per i detriti abbandonati in orbita cislunare.

Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico delle Nazioni Unite, approvato nel 1967 e ratificato da 114 Stati, all'articolo VII stabilisce la responsabilità degli Stati lancianti solo per i danni causati sulla Terra o a oggetti in orbita, non per gli impatti sul suolo di un corpo celeste. La Convenzione sulla responsabilità del 1972 estende la regola ma resta ancorata alla stessa definizione. Per Celletti si tratta di un vuoto pesante, perché la Luna "è un suolo che appartiene all'umanità" e ospiterà entro il decennio le prime basi permanenti del programma Artemis e delle missioni cinesi. Un contenzioso su chi debba ripulire, indennizzare o rispondere di un impatto involontario oggi non troverebbe una giurisdizione competente. Alcuni dei detriti sollevati dallo schianto potrebbero restare in orbita per secoli o millenni, incrociando le rotte di quelle future missioni con impianti pressurizzati e astronauti a bordo. Il paragone con il fuori controllo digitale, come l'agente OpenAI che ha violato le policy di Hugging Face, è calzante: la tecnologia corre, la governance no.

Cosa vedranno i telescopi alle 8:34

Alle 8:34 i telescopi ottici e radar puntati sul nostro satellite registreranno una nuvola di polveri e frammenti, che diventerà il dataset del progetto Space Math dell'Università di Roma Tor Vergata, dedicato alla matematica delle orbite selenografiche. Il campo gravitazionale della Luna è molto meno uniforme di quello terrestre a causa delle disomogeneità del sottosuolo, e osservare come si dispongono i detriti permette di ricostruire cosa c'è sotto la crosta. È lo stesso metodo con cui gli scienziati stanno mappando l'interno del satellite, un lavoro che diventa cruciale mentre SpaceX continua a dominare i lanci con oltre seicento atterraggi consecutivi, come mostra il confronto con il primo recupero orbitale cinese.

Il conto alla rovescia si chiude alle 08:34 e con esso si apre la questione politica: senza un aggiornamento del Trattato del 1967, il prossimo stadio abbandonato in orbita cislunare non avrà nessuno che risponda dei danni provocati sul suolo del satellite.

Pubblicato il: 5 agosto 2026 alle ore 10:09