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Università europee: il budget Erasmus+ 2028-2034 non basta alle ambizioni del programma

L’Associazione Universitaria Europea chiede 60 miliardi di euro e critica il finanziamento UE per il nuovo ciclo. Il ritorno del Regno Unito e le sfide future

Università europee: il budget Erasmus+ 2028-2034 non basta alle ambizioni del programma

Indice

* Introduzione * Il programma Erasmus+: un pilastro dell’istruzione superiore europea * I nuovi orizzonti europei e il rientro del Regno Unito * Le richieste dell’Associazione Universitaria Europea: 60 miliardi per Erasmus+ * Il bilancio proposto e le criticità sollevate * Impatto sulla mobilità e sull’internazionalizzazione accademica * Il ruolo delle università: esperienze e testimonianze * Le politiche educative UE e il futuro del programma * Le prospettive per studenti e docenti nel Regno Unito * Conclusione

Introduzione

La notizia che sta animando il mondo accademico europeo riguarda la proposta di budget per Erasmus+ nel periodo 2028-2034. La Commissione Europea ha avanzato una dotazione di 40,8 miliardi di euro, una cifra che per molti rappresenta sì un segnale di continuità, ma che non risponde alle crescenti ambizioni del programma di mobilità per studenti e personale accademico. L’Associazione Universitaria Europea (EUA) prende posizione e chiede un incremento deciso, portando la richiesta a 60 miliardi di euro: un gap che apre un acceso dibattito tra istituzioni comunitarie e settore universitario.

In questo scenario, la notizia del ritorno del Regno Unito nel programma Erasmus+ dal 2027 dona nuovo slancio ma contribuisce a rendere ancora più complesso il tema dei finanziamenti. Analizziamo quindi motivazioni, conseguenze e prospettive future, esplorando il ruolo strategico del programma per la costruzione di una reale cittadinanza europea.

Il programma Erasmus+: un pilastro dell’istruzione superiore europea

Fin dalla sua istituzione, il programma Erasmus+ ha rappresentato un simbolo della volontà di integrazione e cooperazione tra i paesi europei. Dal 1987, milioni di studenti, docenti e staff hanno potuto beneficiare di opportunità di studio, tirocinio e formazione all’estero, promuovendo conoscenza, crescita personale e comprensione interculturale._Non è solo una questione di mobilità; Erasmus+ rappresenta un investimento strategico nella costruzione di una generazione europea consapevole, preparata e capace di affrontare le sfide della società globale._

Le università europee considerano il programma un punto di forza per l’attrattività dei loro percorsi e per il proprio posizionamento internazionale. In questo quadro emergono tuttavia nuove esigenze e criticità che richiedono adeguate risposte da parte delle istituzioni di Bruxelles.

I nuovi orizzonti europei e il rientro del Regno Unito

Una delle novità più significative, comunicata ufficialmente nel 2026, è quella del ritorno del Regno Unito nel programma Erasmus+ a partire dal 2027. Dopo l’uscita dovuta alla Brexit, il sistema universitario britannico e i suoi studenti erano rimasti esclusi dalle reti di mobilità continentali, con notevoli riflessi sia sulle università locali che sui partner europei.

La reintegrazione del Regno Unito rappresenta un evento storico. Secondo le previsioni, oltre 100.000 persone residenti in UK potrebbero beneficiare di Erasmus+ già nel primo anno di rientro, generando un massiccio aumento della domanda di fondi per la mobilità accademica. Questo passaggio non è solo simbolico: parte integrante delle ambizioni future di Erasmus+ è proprio quella di estendersi, coinvolgendo in misura crescente sistemi educativi, studenti e docenti in tutta Europa. Ma tale prospettiva, sostengono le università, non può realizzarsi senza un deciso potenziamento dei finanziamenti.

Le richieste dell’Associazione Universitaria Europea: 60 miliardi per Erasmus+

Guidata dalla voce dell’Associazione Universitaria Europea (EUA), la comunità accademica ha formulato una richiesta chiara: portare il budget Erasmus+ a 60 miliardi di euro per il prossimo periodo di programmazione 2028-2034. La presidente Amanda Crowfoot ha sottolineato come il finanziamento proposto di 40,8 miliardi, pur rappresentando un impegno, non sia in linea con l’aumento delle aspettative e delle attività previste.

Questa richiesta nasce anche dalla volontà di aumentare:

* Accesso e inclusione sociale: per coinvolgere studenti da contesti svantaggiati o aree periferiche. * Innovazione educativa: sostenere nuovi progetti digitali, green o transdisciplinari. * Collaborazioni transnazionali: incentivare la ricerca e la costruzione di reti, in particolare tra università piccole o emergenti. * Semplificazione amministrativa: ridurre la burocrazia che spesso limita la partecipazione.

Il bilancio proposto e le criticità sollevate

La proposta avanzata dalla Commissione Europea si attesta su 40,8 miliardi di euro per l’intero ciclo 2028-2034. L’importo, seppur significativo e maggiore rispetto al periodo pre-pandemico, suscita profonde perplessità tra gli addetti ai lavori. Le università europee fanno notare che, tra crescenti costi di vita, espansione dei target e ri-affiliazione di paesi come il Regno Unito, il budget rischia di risultare rapidamente insufficiente.

Le principali criticità evidenziate riguardano:

* Copertura limitata rispetto ai nuovi target geografici e sociali del programma. * Fondi europei istruzione superiore non sufficienti a far fronte alla crescente pressione sulla mobilità internazionale. * Budget Erasmus+ insufficiente a garantire la qualità delle esperienze all’estero e a mantenere il prestigio del programma. * Il rischio che le università debbano limitare il numero di partecipanti o selezionare su basi economiche, contraddicendo lo spirito inclusivo di Erasmus+.

Le voci di protesta si sono fatte sentire anche sui tavoli della politica comunitaria, portando la questione ad emergere come centrale nell’agenda delle prossime trattative sul bilancio UE post-2027.

Impatto sulla mobilità e sull’internazionalizzazione accademica

Dietro i numeri si celano le ambizioni di studenti e professori europei che vedono nella mobilità internazionale una tappa fondamentale del loro percorso accademico e personale. Senza risorse adeguate, molte università rischiano di:

* Ridurre il numero di borse disponibili. * Restringere la durata delle esperienze all’estero. * Limare le collaborazioni con atenei extra-UE.

Nella logica del budget Erasmus+ 2028-2034, la questione non è solo quantitativa, ma anche qualitativa: il finanziamento Erasmus EU rappresenta la chiave di volta per garantire esperienze formative accessibili, innovative e inclusive. Con una dotazione inferiore alle attese, università e studenti dovrebbero rinunciare a progetti fondamentali per la costruzione di una nuova Europa della conoscenza.

Il ruolo delle università: esperienze e testimonianze

I rettori e i responsabili degli uffici relazioni internazionali degli atenei europei sottolineano come le università europee finanziamenti siano il vero motore dello sviluppo culturale continentale. Una gestione oculata e mirata dei fondi permette non solo lo scambio di studenti ma anche la nascita di consorzi di ricerca, la sperimentazione di nuove metodologie didattiche e la promozione di progetti di inclusività e cittadinanza attiva.

Dai dati EUA emerge che ogni euro investito nell’internazionalizzazione si riflette in crescita economica, innovazione tecnologica e maggiore coesione sociale. Gli atenei, alle prese con tagli e incertezze legislative, chiedono strumenti stabili e adeguatamente finanziati.

Le politiche educative UE e il futuro del programma

Nel dibattito sulle politiche educative UE, Erasmus+ assume la funzione di leva trasversale per le strategie di coesione, inclusione ed empowerment delle competenze. L’attuale proposta, secondo molti, rappresenta un compromesso al ribasso che potrebbe rallentare proprio quei processi di ampliamento, modernizzazione e apertura che sono la ragione d’essere del progetto Erasmus+.

L’Europa mira ad accrescere del 30% entro il 2034 il numero dei partecipanti e a includere nuove fasce di popolazione, sostenendo la mobilità anche in contesti digitali o remoti. Tutto questo però richiederà investimenti extra e politiche di contorno flessibili e dinamiche. La partita non si gioca solo sui numeri, ma sugli strumenti innovativi che la UE sarà in grado di proporre e finanziare.

Le prospettive per studenti e docenti nel Regno Unito

Uno degli aspetti più discussi è il Regno Unito ritorno Erasmus. Dopo l’esperienza del Turing Scheme, meno finanziato e meno integrato rispetto a Erasmus+, il rientro nella rete europea promette vantaggi notevoli a università e stakeholders britannici.

* Si stima che oltre 100.000 persone tra studenti e ricercatori del Regno Unito potranno usufruire di borse di studio e opportunità di scambi accademici europei già nel primo anno. * Gli atenei britannici riacquisteranno visibilità nei ranking internazionali grazie alle nuove collaborazioni e agli scambi. * Per la UE, l’inclusione del Regno Unito rappresenta una sfida finanziaria aggiuntiva che rischia di cannibalizzare le già scarse risorse a disposizione degli altri Paesi partner, se non verranno incrementati i fondi disponibili.

A beneficiarne saranno però anche gli studenti europei: Erasmus+ tornerà a rappresentare la strada maestra per la conoscenza reciproca tra culture e sistemi educativi, rafforzando il soft power europeo.

Conclusione

Il confronto sul budget Erasmus+ 2028-2034 entra nel vivo, segnando una delle più importanti battaglie culturali nel panorama delle politiche europee del prossimo decennio. L’appello delle università europee a incrementare i fondi europei per l’istruzione superiore e sostenere le ambizioni future di Erasmus va ben oltre la mera richiesta economica: è una chiamata per una Europa più giusta, coesa e inclusiva.

La decisione della UE avrà ricadute concrete e durature su milioni di giovani, professori e operatori culturali, e definirà la traiettoria dell’integrazione continentale nella società della conoscenza. Garantire un finanziamento Erasmus EU adeguato significa investire sulle competenze, sulla cooperazione e sulla futura competitività dell’intero continente.

Le università attendono ora una risposta chiara e lungimirante dalla politica comunitaria. La sfida raccolta dall’Associazione Universitaria Europea rappresenta una delle istanze più urgenti per il futuro dell’educazione, della ricerca e della cittadinanza europea.

Pubblicato il: 9 gennaio 2026 alle ore 08:54