All'Università di Johannesburg nel 2025 sono arrivate 450.000 domande per 11.200 posti di primo anno, generate da circa 850.000 applications individuali. Il tasso di ammissione risultante è del 2,5%: numeri presentati dal rettore Letlhokwa Mpedi al Leadership Summit di Universitas 21 a Glasgow, dove ha descritto la "profonda contraddizione" del sistema universitario pubblico sudafricano. La domanda di istruzione superiore cresce ogni anno, ma la capacità del sistema è rimasta sostanzialmente ferma.
Iscrizioni raddoppiate, infrastrutture al limite
Dalla fine dell'apartheid, le università pubbliche sudafricane hanno quasi raddoppiato gli iscritti: da circa 500.000 studenti nel 1994 a quasi un milione nel 2011, con crescita costante negli anni successivi. Il sistema conta oggi 26 atenei pubblici per oltre 1 milione di iscritti complessivi, ma l'espansione delle strutture fisiche non ha tenuto il passo con la crescita della domanda.
I problemi non sono solo infrastrutturali. Il debito studentesco accumulato nelle università pubbliche ha raggiunto i 16,5 miliardi di rand. Il Fondo Nazionale di Aiuto agli Studenti (NSFAS) copre chi non ha reddito sufficiente per pagare le rette, ma non copre tutti. Rimane scoperta la fascia del cosiddetto "missing middle": studenti che superano le soglie di reddito per gli aiuti ma non possono permettersi gli studi di tasca propria. Per questa categoria non esiste ancora una risposta sistemica nel sistema pubblico.
Il campus digitale ha già superato quello fisico
Il numero che ribalta la lettura della crisi è questo: nel 2024-25, UJ Digital - la piattaforma di apprendimento online lanciata dall'Università di Johannesburg nel 2025 - ha immatricolato circa 20.000 persone attraverso oltre 130 programmi formativi. Sono il 78% in più rispetto ai 11.200 posti fisici del primo anno: il campus digitale ha già superato in scala quello fisico. Se l'UJ avesse dovuto accogliere fisicamente anche solo una parte degli esclusi, avrebbe dovuto costruire strutture ben oltre quelle esistenti.
Il divario che UJ Digital prova a colmare riguarda l'intero paese: secondo i dati della Banca Mondiale sul tasso di iscrizione terziaria in Sudafrica, il tasso lordo di iscrizione all'istruzione terziaria in Sudafrica è circa il 27% contro il 77% della media OCSE. Una distanza di circa 50 punti percentuali che non si colma costruendo nuovi campus.
Mpedi ha respinto l'idea che l'online sia una soluzione di ripiego. "Fatto bene, il digitale è qualcosa da considerare sia per la qualità sia per l'equità", ha dichiarato al Summit. L'obiettivo dichiarato è creare un "gemello digitale del campus fisico", con accesso agli stessi servizi di supporto psicologico e tutoraggio disponibili in presenza. La piattaforma UJ Digital dell'Università di Johannesburg punta a garantire che gli studenti online non vengano trattati come studenti di seconda classe.
Il divario digitale come ostacolo concreto
"Il divario digitale è una sfida che stiamo affrontando", ha riconosciuto lo stesso Mpedi. Non tutta la popolazione sudafricana dispone di connettività stabile o dispositivi adeguati, e in alcune aree le infrastrutture di rete rimangono limitate. La piattaforma digitale rischia di replicare le stesse disuguaglianze che intende combattere se l'accesso alla rete non viene trattato come un prerequisito, non come un dettaglio.
L'UJ è l'unico ateneo africano nella rete Universitas 21, consorzio internazionale che raggruppa università di ricerca di primo piano. Per Mpedi, questa partecipazione garantisce che "le prospettive africane facciano parte delle discussioni globali sul futuro dell'istruzione superiore". La presenza al Summit di Glasgow è un canale per portare i problemi di accesso africani nell'agenda di un consorzio globale.
La maggioranza degli studenti dell'UJ è la prima generazione della propria famiglia ad accedere all'università. Mpedi ha citato questo dato come fonte di ottimismo: "Quando si laureano, non cambiano solo la loro vita - cambiano le vite delle famiglie e delle comunità da cui provengono". Con 20.000 iscritti a UJ Digital contro i circa 300.000 qualificati respinti ogni anno per mancanza di posti fisici, la scala del digitale è già reale. Il nodo da sciogliere è se il divario digitale verrà affrontato con la stessa urgenza della carenza di posti.