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"Speranza ha ingannato il Parlamento sui vaccini": l'avvocato Sandri porta le sue prove in Commissione Covid

Durante l'audizione, il legale ha citato lo studio di Peter Doshi e chiesto un'indagine sulle responsabilità dell'ex ministro della Salute. Malan e Buonguerrieri sollevano dubbi su presunte falsità nella gestione vaccinale

* L'audizione di Sandri in Commissione Covid * Il nodo dell'efficacia vaccinale e lo studio Doshi * La richiesta di un'indagine e le responsabilità legali * Le reazioni politiche: Malan e Buonguerrieri * Una questione che resta aperta

L'audizione di Sandri in Commissione Covid {#laudizione-di-sandri-in-commissione-covid}

Un'accusa pesante, formulata con il linguaggio tecnico del giurista ma con l'impatto politico di una bomba a orologeria. L'avvocato Mauro Sandri si è presentato davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione della pandemia Covid portando con sé quello che definisce un dossier di prove a sostegno di una tesi dirompente: l'ex ministro della Salute Roberto Speranza avrebbe ingannato il Parlamento sulla reale natura e sull'efficacia dei vaccini anti-Covid.

L'audizione, che si è svolta nelle scorse ore, ha riacceso un dibattito mai davvero sopito sulla gestione della campagna vaccinale italiana e sulle informazioni che furono fornite alle Camere durante la fase più acuta dell'emergenza sanitaria. Al centro della contestazione, una discrepanza che Sandri ritiene tutt'altro che marginale: i vaccini sarebbero stati presentati alle istituzioni e all'opinione pubblica come strumenti capaci di bloccare il contagio, quando in realtà — stando alla documentazione scientifica disponibile — erano stati progettati e testati per ridurre la gravità della malattia.

Una differenza che può sembrare sottile, ma che sul piano giuridico e istituzionale assume un peso enorme. Perché su quella premessa — i vaccini come "arma" contro la trasmissione del virus — si fondarono scelte politiche decisive: dall'introduzione del green pass all'obbligo vaccinale per determinate categorie professionali.

Il nodo dell'efficacia vaccinale e lo studio Doshi {#il-nodo-dellefficacia-vaccinale-e-lo-studio-doshi}

A supporto delle proprie argomentazioni, Sandri ha citato in sede di audizione lo studio di Peter Doshi, noto ricercatore e senior editor del British Medical Journal_, che da tempo solleva interrogativi metodologici sui _trial clinici dei vaccini a mRNA. Secondo quanto riportato dal legale, le ricerche di Doshi dimostrerebbero che i vaccini Covid non erano stati specificamente testati per la loro capacità di bloccare la trasmissione del virus da persona a persona.

Il punto è cruciale. Se i trial registrativi non includevano tra i loro endpoint primari la prevenzione del contagio, allora — questa la tesi di Sandri — chi affermò il contrario in sede parlamentare fornì informazioni non corrispondenti ai dati scientifici disponibili. Un tema che, peraltro, si intreccia con il più ampio dibattito sulla qualità dell'informazione istituzionale durante le crisi sanitarie. A livello europeo, del resto, il problema della corretta comunicazione scientifica è stato affrontato anche con strumenti dedicati, come testimonia il recente lavoro della Commissione Europea sulla disinformazione.

Va detto che la comunità scientifica non è unanime su questa lettura. Molti virologi e immunologi hanno più volte sottolineato come i vaccini abbiano comunque mostrato, nelle fasi iniziali della campagna, una riduzione significativa anche della trasmissibilità — un effetto poi attenuatosi con l'emergere delle varianti. La questione, insomma, non si presta a semplificazioni.

La richiesta di un'indagine e le responsabilità legali {#la-richiesta-di-unindagine-e-le-responsabilità-legali}

Sandri non si è limitato all'esposizione dei fatti. Ha chiesto alla Commissione di avviare un'indagine approfondita sulla corrispondenza tra le dichiarazioni rese da Speranza al Parlamento e i dati scientifici effettivamente disponibili al momento di quelle dichiarazioni. Una richiesta che, se accolta, potrebbe aprire scenari inediti sul fronte delle responsabilità legali.

Il legale ha posto una domanda diretta ai commissari: se un ministro fornisce al Parlamento informazioni non veritiere su cui si fondano provvedimenti che limitano diritti costituzionalmente garantiti — dalla libertà di circolazione al diritto al lavoro — chi ne risponde? E il Parlamento stesso, che su quelle basi ha legiferato, può ritenersi esente da ogni responsabilità?

Si tratta di interrogativi che toccano il cuore del rapporto fiduciario tra Governo e Parlamento, regolato dagli articoli 94 e seguenti della Costituzione. L'eventualità che un membro dell'esecutivo abbia deliberatamente fuorviato le Camere su una questione di tale portata configurerebbe, secondo Sandri, una violazione gravissima di quel patto.

Le reazioni politiche: Malan e Buonguerrieri {#le-reazioni-politiche-malan-e-buonguerrieri}

L'audizione non è passata inosservata tra i membri della Commissione. Il senatore Lucio Malan e la deputata Alice Buonguerrieri hanno raccolto le sollecitazioni del legale, intervenendo con dichiarazioni che alzano ulteriormente il tiro. Entrambi hanno parlato apertamente di presunte falsità nella narrazione istituzionale sulla campagna vaccinale e di possibili illegalità nella gestione complessiva dell'emergenza.

Malan, in particolare, ha insistito sulla necessità di fare piena luce su quanto accaduto, sottolineando come la Commissione d'inchiesta abbia il dovere di andare fino in fondo. Buonguerrieri ha invece richiamato l'attenzione sulle conseguenze concrete che quelle scelte hanno avuto sulla vita di milioni di italiani, dai lavoratori sospesi senza stipendio agli operatori sanitari allontanati dal servizio.

È il segnale che almeno una parte della maggioranza parlamentare intende utilizzare i lavori della Commissione per ricostruire — e potenzialmente riscrivere — la narrazione ufficiale della gestione pandemica. Un percorso politicamente sensibile, che inevitabilmente si scontrerà con le resistenze di chi quella gestione l'ha condotta e difesa.

Una questione che resta aperta {#una-questione-che-resta-aperta}

La Commissione parlamentare d'inchiesta sulla pandemia Covid prosegue dunque il suo lavoro tra audizioni, documenti e polemiche. L'intervento di Sandri aggiunge un tassello a un mosaico ancora largamente incompleto, in cui si intrecciano responsabilità politiche, evidenze scientifiche e diritti individuali.

La partita non si gioca solo sul piano della ricostruzione storica. Se le accuse del legale dovessero trovare riscontro nella documentazione che la Commissione sta acquisendo, le implicazioni potrebbero estendersi ben oltre il perimetro parlamentare, investendo la magistratura ordinaria e il dibattito pubblico sulla fiducia nelle istituzioni.

Roberto Speranza, dal canto suo, ha sempre difeso le scelte compiute durante il suo mandato al Ministero della Salute, rivendicando la campagna vaccinale come lo strumento che ha permesso all'Italia di uscire dalla fase più drammatica della pandemia. La sua versione dei fatti, inevitabilmente, sarà messa alla prova dai lavori della Commissione.

Quello che è certo è che il confronto tra le promesse fatte e i risultati ottenuti — tra ciò che fu detto e ciò che la scienza effettivamente supportava — merita un esame rigoroso e trasparente. Non per alimentare polemiche retroattive, ma per costruire un precedente utile: perché la prossima emergenza, quando arriverà, trovi un Paese più preparato anche sul fronte della responsabilità istituzionale.

Pubblicato il: 19 marzo 2026 alle ore 09:46