Un colpo di pistola martedì mattina a Rozzano, esploso a pochi metri dalla scuola dell'infanzia di via Lilà mentre nel giardino c'erano bambini e insegnanti. Cinque giovani in fuga attraverso il Parco 2, nessun ferito, i carabinieri parlano di uno sparo, alcuni testimoni di una sparatoria.
Non un episodio isolato
La zona dei palazzi Aler di via dei Bucaneve è al centro di operazioni antidroga ricorrenti. A maggio 2026 tre arresti e cocaina sequestrata in un magazzino ricavato nelle cantine di case popolari; a marzo 2026 un blitz con droga sequestrata e un tentativo di occupazione sventato; a inizio 2026 un pusher fermato per la diciottesima volta è finito in carcere. Il quartiere, raccontato dai residenti come lasciato senza controllo nelle ore serali, è la stessa area in cui martedì si è verificato lo sparo. L'assessore comunale Raimondo Nappa, testimone diretto, ha visto cinque persone in fuga subito dopo il colpo, con molti bambini fuori dall'asilo. Il sindaco Mattia Ferretti ha convocato un incontro urgente con il prefetto per misure straordinarie sulla sicurezza urbana.
Il fondo Scuole Sicure copre 50 comuni, non questo
Il Viminale finanzia da anni un fondo dedicato alla prevenzione dello spaccio nei pressi degli istituti scolastici. Per l'anno scolastico 2025/26 la circolare del Ministero dell'Interno del 14 ottobre 2025 ha stanziato 1.500.000 euro complessivi. Il criterio è fissato dal decreto interministeriale del 29 dicembre 2023: il 6 per cento delle risorse totali del fondo ex articolo 35-quater del decreto-legge 113/2018 va a 50 comuni individuati sulla base della popolazione ISTAT al 1° gennaio 2024, esclusi quelli sotto i 15.000 abitanti. Ogni ente riceve una quota fissa di 15.000 euro più una parte variabile calibrata sulla dimensione demografica: si va dai 24.710 euro di Torre del Greco (80.069 abitanti, ultimo in lista) ai 45.962 di Verona (255.298 abitanti, prima). In Lombardia entrano solo cinque città: Bergamo, Brescia, Como, Busto Arsizio, Monza. Rozzano, 41.559 residenti al 31 dicembre 2024, resta fuori: sopra la soglia minima ma sotto la finestra dei 50 selezionati. Anche Milano non compare, perché capoluogo di città metropolitana e destinataria di un canale distinto. Il risultato pratico: nessuna risorsa dedicata alla prima cintura milanese per il 2025/26.
Cosa avrebbe potuto fare il comune con quei fondi
I contributi Scuole Sicure sono spendibili in modo mirato attorno agli istituti scolastici. La circolare Viminale ammette quattro voci: impianti di videosorveglianza non già finanziati da altri canali, assunzione a tempo determinato di agenti di Polizia locale in deroga al blocco del turnover, straordinari del personale in servizio, acquisto di mezzi e attrezzature, campagne informative anti-droga rivolte a studenti e famiglie. Il contributo si richiede alla prefettura competente con una scheda progettuale riferita all'anno scolastico, e l'istruttoria si è chiusa il 20 novembre 2025. Fuori da questo canale, il comune deve attingere al bilancio ordinario o a bandi regionali per finanziare la vigilanza attorno ai plessi scolastici. Il monitoraggio richiesto ai beneficiari, con report bimestrale alla prefettura e relazione finale, è la contropartita di un contributo che copre alcune settimane di pattugliamento straordinario o l'installazione di un impianto di telecamere su un cluster di plessi. Nel 2024/25 la stessa misura era stata destinata alle 14 città metropolitane per un totale di 1,5 milioni: Milano capoluogo aveva ricevuto una quota, che però resta agganciata al perimetro comunale del capoluogo e non si estende ai comuni di prima cintura come questo.
L'incontro con il prefetto convocato dal sindaco arriva in una fase in cui il prossimo triennio del fondo manterrà lo stesso criterio demografico. Per non trovarsi ancora fuori dalla ripartizione 2026/27, il comune dovrà lavorare per via politica o cercare canali alternativi: dalla programmazione regionale ai bandi PNRR per la videosorveglianza urbana, entrambi già attivi ma non pensati per il presidio scolastico.