Uno sciame di 17 scosse ha attraversato la provincia di Catanzaro tra la notte e la mattina del 16 settembre 2026. La scossa principale, di magnitudo 3.5, si è verificata alle 7:04 con epicentro nel territorio di Squillace e ipocentro a 40 chilometri di profondità. Nessun danno segnalato, ma il fatto riporta a galla una questione strutturale: in Calabria l'intero territorio è classificato in zona sismica 1 o 2.
Diciassette scosse tra Squillace e Vallefiorita
L'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha registrato le prime scosse dalle 3:11 di notte, con il picco della sequenza compreso tra le 5:29 e le 7:41 del mattino. Il terremoto principale, di magnitudo 3.5 sulla scala Richter, ha avuto epicentro alle coordinate 38.7907-16.5055, nel comune di Squillace, in provincia di Catanzaro. La profondità dell'ipocentro, 40 chilometri sotto il livello del suolo, ha attenuato gli effetti in superficie: non ci sono segnalazioni di danni a persone o edifici.
Nella stessa fascia oraria altri due sismi hanno colpito Amaroni e Borgia, di magnitudo 3.1 e 3.2 alle 7:07 e 7:08. Prima ancora, alle 5:29, la terra aveva tremato nei pressi di Vallefiorita con una magnitudo di 2.7. L'ultima scossa dello sciame è stata registrata poco dopo le dieci del mattino, prima che l'attività sismica si attenuasse.
Tutta la Calabria è zona sismica 1 o 2
I quattro comuni interessati dallo sciame, Squillace, Amaroni, Borgia e Vallefiorita, sono classificati in zona sismica 2, la seconda categoria più a rischio secondo la classificazione della Protezione Civile. Non è un dato isolato: in Calabria nessun comune è in zona 3 o 4. L'intera regione ricade in zona 1 o 2, con probabilità di forti terremoti da elevata a molto elevata.
La classificazione sismica del territorio nazionale introdotta con l'OPCM 3274 del 2003 associa a ogni zona un valore di accelerazione massima su suolo rigido: 0,35 g in zona 1, 0,25 g in zona 2, contro lo 0,05 g della zona 4. La progettazione antisismica secondo le Norme tecniche del 2018 è obbligatoria per le nuove costruzioni, ma il nodo resta il patrimonio edilizio anteriore al 2009, anno di entrata in vigore delle NTC 2008.
L'anagrafe delle scuole e il caso Turgutlu
Su un territorio così esposto l'edilizia scolastica è un dossier permanente. Lo strumento pubblico esiste: l'Anagrafe dell'edilizia scolastica del Ministero raccoglie per ogni edificio anno di costruzione, zona sismica di appartenenza, presenza del collaudo statico ed esiti delle verifiche di vulnerabilità sismica. È il primo punto di partenza per chi vuole sapere in che condizioni si trova la scuola dove studia il proprio figlio a Catanzaro, Squillace o Borgia.
Il caso Turgutlu, dove undici studenti sono rimasti feriti ricorda cosa accade quando gli impegni sulla sicurezza degli edifici scolastici restano sulla carta: in Turchia il patto è stato annunciato e già il giorno dopo un solaio ha ceduto. Il paragone è sproporzionato per intensità sismica, ma il metodo di lavoro è lo stesso: mappare, verificare, adeguare.
I fondi ci sono, il collo di bottiglia è a valle
La Missione 4 del PNRR ha assegnato alla Calabria oltre 22 milioni di euro per messa in sicurezza e riqualificazione dell'edilizia scolastica. A questi si aggiungono i 145 milioni di euro distribuiti agli enti locali dal Ministero dell'istruzione e dal Dipartimento Casa Italia per verifiche di vulnerabilità e progettazione degli adeguamenti nelle zone sismiche 1 e 2, cioè esattamente quelle in cui rientra tutta la regione.
I soldi ci sono, il collo di bottiglia è a valle: la capacità di province e comuni di completare le verifiche, bandire le progettazioni, chiudere i cantieri nei tempi europei. Il confronto sulla spesa per l'istruzione con Paesi come la Finlandia aiuta a leggere il divario che pesa anche sulla manutenzione degli edifici, non solo sui risultati PISA.
Uno sciame di 17 scosse senza danni è un promemoria a basso costo. Chi ha figli in età scolare può chiedere alla dirigenza l'anno di costruzione dell'edificio e la sua scheda in Anagrafe: è un diritto di accesso agli atti che non richiede il prossimo terremoto per essere esercitato.