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Petrolio, gas e inflazione: le mosse che possono frenare la corsa dei prezzi (e condizionare la Bce)

Tra rilascio di scorte strategiche e taglio degli oneri sul trasporto del gas, l'Italia e l'Europa cercano di contenere l'onda d'urto della crisi mediorientale sui prezzi dell'energia

* La tempesta energetica che arriva dal Medio Oriente * Petrolio e gas: numeri di una volatilità senza precedenti * Le contromisure già in campo * Il nodo Bce: tra inflazione e crescita * Cosa può succedere nei prossimi mesi

La tempesta energetica che arriva dal Medio Oriente {#la-tempesta-energetica-che-arriva-dal-medio-oriente}

C'è un filo sottile che lega le tensioni geopolitiche nel Golfo Persico al conto della spesa delle famiglie italiane. Quel filo si chiama prezzo dell'energia, e in queste settimane sta vibrando pericolosamente.

La crisi in Medio Oriente — con i suoi sviluppi imprevedibili e il rischio costante di un'escalation — ha rimesso l'inflazione al centro del dibattito economico europeo. Non si tratta di un allarme teorico. I mercati delle materie prime energetiche stanno già registrando oscillazioni violente, capaci di propagarsi lungo tutta la catena dei costi di produzione e, in ultima istanza, sui prezzi al consumo.

Stando a quanto emerge dalle analisi degli osservatori più autorevoli, il quadro è tutt'altro che rassicurante. Ma qualcosa si muove, sia a livello nazionale che internazionale, per tentare di arginare i danni.

Petrolio e gas: numeri di una volatilità senza precedenti {#petrolio-e-gas-numeri-di-una-volatilità-senza-precedenti}

Il prezzo del petrolio e quello del gas naturale europeo stanno attraversando una fase di forti variazioni. Non è la prima volta che accade — basti pensare allo shock del 2022 — ma la velocità e l'ampiezza delle fluttuazioni attuali preoccupano operatori e governi.

Mario Deaglio, economista e professore emerito dell'Università di Torino, ha inquadrato la situazione con la lucidità che gli è propria: la volatilità dei prezzi energetici riflette la complessità della situazione mediorientale. Non un singolo fattore, dunque, ma un intreccio di variabili — militari, diplomatiche, logistiche — che rende quasi impossibile formulare previsioni affidabili a breve termine.

Quello che sappiamo, però, è che ogni fiammata del barile si traduce in un impulso inflazionistico difficile da contenere con i soli strumenti di politica monetaria. E in un contesto in cui l'economia dell'Eurozona fatica a trovare slancio, il rischio di trovarsi intrappolati tra prezzi in salita e domanda stagnante è tutt'altro che remoto.

Chi segue i mercati finanziari globali avrà notato come anche i grandi investitori stiano riposizionando i portafogli in funzione dell'incertezza geopolitica. Warren Buffett e le sue mosse strategiche nel mercato finanziario USA rappresentano un esempio emblematico di come i capitali cerchino protezione nei momenti di turbolenza.

Le contromisure già in campo {#le-contromisure-già-in-campo}

Di fronte a questo scenario, non si è rimasti con le mani in mano. Due mosse, in particolare, meritano attenzione.

Il rilascio delle scorte strategiche

Alcuni Paesi hanno deciso di rilasciare parte delle proprie scorte strategiche di petrolio. Si tratta di un meccanismo consolidato — previsto anche dagli accordi in seno all'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE) — che punta ad aumentare l'offerta disponibile sul mercato per calmierare i prezzi. L'efficacia di questa misura dipende dalla quantità immessa e dalla durata dell'intervento: se coordinato a livello internazionale, l'effetto può essere significativo, almeno nel breve periodo.

Non è una soluzione strutturale, va detto. Ma in una fase di emergenza può comprare tempo prezioso, raffreddando le aspettative speculative e offrendo ai governi margini per intervenire con strumenti più mirati.

La mossa dell'Arera sugli oneri del gas

Sul fronte italiano, l'Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) ha già agito con una riduzione del 15% degli oneri per il trasporto del gas. Una decisione che incide direttamente sulle bollette di famiglie e imprese, attenuando — almeno parzialmente — l'impatto dei rincari della materia prima.

È una leva regolatoria che l'Italia conosce bene: durante la crisi energetica del 2022, il governo e l'Arera avevano già manovrato ampiamente sugli oneri di sistema per contenere l'esplosione dei costi. Ora si torna a utilizzare quello strumento, con la consapevolezza che da solo non basta, ma che può fare la differenza per le fasce più esposte della popolazione.

Il nodo Bce: tra inflazione e crescita {#il-nodo-bce-tra-inflazione-e-crescita}

La vera partita, però, si gioca a Francoforte. La Banca Centrale Europea si trova davanti a un dilemma che non ha soluzioni facili.

Se l'inflazione dovesse riaccellerare per effetto dello shock energetico, la Bce potrebbe essere costretta a rallentare o interrompere il ciclo di tagli dei tassi che molti operatori davano ormai per scontato. Un'inversione che avrebbe conseguenze pesanti: mutui più cari, investimenti frenati, una ripresa economica ancora più lontana.

D'altro canto, un'inflazione alimentata esclusivamente dai costi energetici — la cosiddetta supply-side inflation — non si combatte efficacemente con la politica monetaria restrittiva. Alzare i tassi per contrastare un rincaro del petrolio è un po' come sparare a un bersaglio sbagliato: si colpisce la domanda interna senza risolvere il problema alla radice.

È esattamente per questo che le misure sul lato dell'offerta — scorte strategiche, riduzione degli oneri, diversificazione delle fonti — assumono un'importanza strategica. Se riescono a contenere la fiammata inflazionistica, tolgono pressione alla Bce e le consentono di proseguire sulla strada di una normalizzazione monetaria graduale.

Cosa può succedere nei prossimi mesi {#cosa-può-succedere-nei-prossimi-mesi}

Il futuro dipende in larga misura dall'evoluzione della crisi mediorientale. Uno scenario di de-escalation riporterebbe rapidamente i prezzi dell'energia su livelli più gestibili. Un aggravamento del conflitto, al contrario, potrebbe innescare una spirale difficile da controllare.

Per l'Italia, Paese strutturalmente dipendente dalle importazioni energetiche, la posta in gioco è particolarmente alta. Il costo dell'energia incide su ogni voce della filiera produttiva — dai trasporti all'industria alimentare, dalla manifattura ai servizi — e finisce inevitabilmente per scaricarsi sul potere d'acquisto delle famiglie.

Le misure messe in campo finora vanno nella direzione giusta. Ma servirà una risposta coordinata a livello europeo per evitare che ogni Stato membro agisca in ordine sparso, con il rischio di amplificare anziché attenuare le distorsioni di mercato.

La partita dell'inflazione nel 2026 è appena cominciata. E come spesso accade quando l'energia diventa un'arma geopolitica, non saranno solo i numeri dell'economia a deciderne l'esito.

Pubblicato il: 12 marzo 2026 alle ore 11:42