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L'Artico diventa blu: cosa dicono 48 anni di dati satellitari

L'allarme dell'Istituto Polare Norvegese tradotto nei numeri Copernicus e NSIDC: 1,62 milioni di km² in meno rispetto alla media 1981-2010.

L'Artico blu non è più un'immagine da reportage ma una misura. Al minimo stagionale del 12 settembre 2026 la banchisa copriva 4,60 milioni di km², il decimo valore più basso nei quasi 48 anni di osservazioni satellitari, a pari merito con 2008, 2010 e 2025. L'allarme sul passaggio dal bianco al blu è stato rilanciato a Roma da Camilla Brekke, direttrice dell'Istituto Polare Norvegese, alla prima Conferenza Nazionale Polare organizzata dal CNR dal 5 al 7 ottobre 2026, mentre i dati satellitari di NSIDC e Copernicus restituiscono la stessa tendenza da angolazioni diverse.

Il minimo 2026 nei numeri del NSIDC

Il National Snow and Ice Data Center traduce in cifre quello che si vede dalle immagini satellitari. Il minimo di quest'anno è di 1,62 milioni di km² sotto la media 1981-2010, una differenza grande quasi quanto l'Alaska. Resta però 1,21 milioni di km² sopra il record assoluto di 3,39 milioni di km² toccato il 17 settembre 2012. Il bollettino parla di plateau nella stagione estiva recente, non di ripresa: la curva si è assestata su valori molto bassi, non è risalita.

Il dato storico pesa più di quello annuale. Gli ultimi venti anni, dal 2007 al 2026, raccolgono i venti minimi più bassi mai registrati dall'inizio delle osservazioni satellitari nel 1978. Nessuna stagione sotto media è stata compensata in quella successiva: la variabilità naturale finora ha solo rallentato, mai invertito, la traiettoria di fondo. Anche la stagione invernale 2026 ha segnato un massimo stagionale fra i più bassi mai osservati, con una banchisa più sottile e più vulnerabile allo scioglimento estivo.

490.000 km² in meno per decennio: perché l'Artico diventa blu

Il colore della superficie non è una metafora. Secondo il monitoraggio Copernicus ripreso nel rapporto UE del 30 settembre, fra il 1979 e il 2025 l'estensione del ghiaccio marino artico è diminuita di circa 490.000 km² ogni decennio. Nell'arco di quasi cinquant'anni l'area complessiva sottratta alla copertura bianca è paragonabile all'intera superficie della Spagna: ecco perché, visto dai satelliti, l'Artico blu si estende dove un tempo c'era ghiaccio compatto.

Il meccanismo si chiama feedback dell'albedo. Meno banchisa significa più oceano scuro esposto, che assorbe la radiazione invece di rifletterla, scalda l'acqua e accelera lo scioglimento del ghiaccio rimasto. L'Istituto Polare Norvegese traduce il circolo vizioso in conseguenze concrete: rotte navali, turismo polare e progetti estrattivi che si aprono su acque fino a pochi anni fa inaccessibili, con una competizione geopolitica crescente fra Stati rivieraschi e Paesi osservatori come l'Italia.

Le stazioni italiane confermano la tendenza su scala locale. Alle Svalbard la torre di ricerca del CNR misura un tasso di riscaldamento vicino a +1,35 °C per decennio, uno dei valori più alti osservati sulle terre emerse del pianeta e quasi quattro volte la media globale.

La risposta della ricerca italiana e l'Anno Polare 2032-2033

La Conferenza Nazionale Polare di Roma, promossa dal CNR insieme a ENEA, INGV e OGS, nasce per preparare il contributo italiano al quinto International Polar Year, in programma nel 2032-2033. Comunicato ufficiale della Conferenza Nazionale Polare - CNR

L'anticipo è senza precedenti nella storia dell'iniziativa. Le edizioni del Novecento si tenevano a distanza di cinquant'anni, questa volta restano solo quindici anni dal precedente. Brekke ha motivato così la scelta: le regioni polari stanno cambiando a una velocità allarmante e servono misurazioni coordinate fra decine di Paesi per ottenere previsioni affidabili e strategie di adattamento utilizzabili dai governi.

A gennaio 2026 i ministeri di Esteri, Difesa e Università e ricerca hanno firmato la Strategia nazionale per l'Artico. Il white paper atteso dalla sessione plenaria del 7 ottobre dovrà indicare come trasformare quell'impegno politico in dati, cattedre, missioni di campo e investimenti stabili sulle basi italiane. Senza, la trasformazione dal bianco al blu resterà solo un titolo di cronaca, mentre altri Paesi stanno già occupando posizioni logistiche, scientifiche e commerciali nell'area.

Pubblicato il: 6 ottobre 2026 alle ore 13:25