Inchiesta Domino: i legami tra l’Imam di Firenze, Hannoun e Hamas svelati dalle intercettazioni
Indice
1. Introduzione: il quadro della vicenda 2. L’operazione “Domino” della Procura di Genova 3. Chi è Hannoun: il protagonista delle indagini 4. Il ruolo strategico dell’imam di Firenze 5. Le intercettazioni: canti pro-Hamas e i rapporti confidenziali 6. Il caso Osama Alisawi e la telefonata alla famiglia 7. La raccolta fondi: sette milioni di euro per Gaza 8. L’analisi delle conversazioni e dell’apparato relazionale 9. Il contesto internazionale: Hamas, Italia e l’influenza a Gaza 10. Implicazioni per le istituzioni e riflessioni sulla sicurezza nazionale 11. Le reazioni della comunità islamica e delle realtà sociali 12. Aspetti legali e le mosse della Procura di Genova 13. Criticità nell’attività di contrasto e prospettive future 14. Sintesi e conclusioni
Introduzione: il quadro della vicenda
Negli ultimi anni il rapporto tra l’Italia e le realtà del Medio Oriente è sempre più complesso. Questa complessità vede ora al centro delle cronache l’inchiesta Domino, condotta dalla Procura di Genova, che svela presunti legami tra ambienti religiosi italiani e Hamas, l’organizzazione palestinese ritenuta responsabile di numerose azioni militari nella Striscia di Gaza. Gli elementi raccolti puntano la lente sulla figura di Hannoun e sull’imam di Firenze, portando a galla un reticolo di relazioni, conversazioni intercettate e flussi di denaro che – secondo gli inquirenti – possono aver favorito le attività di Hamas. L’articolo che segue si propone di ricostruire, con approccio professionale e dettagliato, i passaggi salienti dell’indagine, riportando fatti, analisi e implicazioni di grande rilevanza per la sicurezza nazionale e internazionale.
L’operazione “Domino” della Procura di Genova
Dall’autunno del 2025 la Procura di Genova ha avviato l’operazione "Domino". Questa indagine, caratterizzata da una serie di intercettazioni ambientali e telefoniche, coinvolge soggetti residenti in Italia, sospettati di mantenere rapporti diretti con figure apicali di Hamas. Il lavoro investigativo prende in considerazione sia il flusso di fondi sospetti sia le relazioni che emergono in ambienti religiosi, in particolare fra pescatori, imprenditori e religiosi collegati alla comunità islamica italiana.
Gli inquirenti hanno utilizzato anche strumenti tecnologici sofisticati per il monitoraggio delle comunicazioni, rivelando un reticolo complesso di contatti che lambisce la sicurezza nazionale. La centralità di Genova deriva dalla presenza di hub logistici e dalla capacità del porto di attrarre flussi internazionali di merci e persone, favorendo attività di monitoraggio.
Chi è Hannoun: il protagonista delle indagini
La figura di Hannoun emerge come cardine dell’intera vicenda. Identificato dagli inquirenti come persona di collegamento tra realtà islamiche italiane e soggetti dell’area medio-orientale, Hannoun è titolare di varie attività, soprattutto nell’ambito della raccolta fondi.
Secondo le indagini, Hannoun si sarebbe occupato personalmente di mantenere i legami con membri di Hamas e di canalizzare risorse economiche verso le organizzazioni operanti nella Striscia di Gaza. Questa attività lo ha portato sia a coltivare rapporti istituzionali in Italia, sia a frequentare ambienti religiosi tra i più attivi nella solidarietà internazionale.
Il ruolo strategico dell’imam di Firenze
Accanto ad Hannoun, si muove la figura dell’imam di Firenze. Considerato dagli inquirenti snodo cruciale della rete indagata, l’imam mantiene una reputazione di uomo dialogante e impegnato nel tessuto sociale fiorentino, ma le intercettazioni svelano relazioni molto più articolate.
Durante un viaggio in auto con Hannoun, i due sarebbero stati ascoltati mentre parlavano di temi sensibili inerenti i rapporti con esponenti di Hamas e la situazione nella Striscia di Gaza. In questa occasione, come emerso dalle trascrizioni, erano presenti anche canti riconducibili al repertorio pro-Hamas, fatto che – secondo l’accusa – rappresenta un indicatore del livello di confidenza e di appartenenza con ideali e visioni dell’organizzazione palestinese.
Le intercettazioni: canti pro-Hamas e rapporti confidenziali
Uno degli elementi più rilevanti emersi dall’inchiesta Domino riguarda proprio le intercettazioni ambientali e telefoniche tra Hannoun e gli altri soggetti indagati. Oltre ai dialoghi con l’imam di Firenze, i colloqui mostrano un tono confidenziale con esponenti noti di Hamas, in particolare quando vengono trattati temi come la salute di determinati leader o la raccolta fondi per Gaza.
Durante gli spostamenti in auto, viene documentato l’ascolto di canti pro-Hamas e la discussione, in termini tutt’altro che distaccati, di strategie e nomine interne all’organizzazione. La frase "Si sa che siamo legati ad Hamas" rappresenta, nelle parole degli inquirenti, la sintesi dell’avvicinamento ideologico che sarebbe alla base delle condotte contestate. Questi elementi, seppure isolatamente possono apparire marginali, assumono una pregnanza significativa se inseriti in un più esteso quadro relazionale e comunicativo di tipo politico-religioso.
Il caso Osama Alisawi e la telefonata alla famiglia
Un passaggio centrale nelle indagini riguarda la figura di Osama Alisawi, identificato dagli investigatori come una delle “teste” di Hamas a Gaza. Nel corso delle attività, Hannoun viene intercettato mentre cerca informazioni sulle condizioni di salute di Alisawi, chiamando direttamente la famiglia in Palestina.
Questo episodio, apparentemente umano, secondo la Procura evidenzia sia il livello di accesso alle reti interne di Hamas sia la volontà di mantenere un costante aggiornamento sugli sviluppi delle dinamiche di potere a Gaza. La telefonata e le conversazioni collegate rappresentano per gli inquirenti la conferma della volontà di esercitare un’influenza o, quantomeno, di mantenere un canale diretto con i vertici dell’organizzazione.
La raccolta fondi: sette milioni di euro per Gaza
Un capitolo particolarmente delicato riguarda la destinazione e la gestione di una cifra superiore ai 7 milioni di euro, raccolti da Hannoun e convogliati – almeno secondo quanto emerso dalle indagini – verso la “causa di Gaza”.
Le modalità di raccolta fondi si sono svolte sia tramite donazioni dichiarate in favore di attività di solidarietà sia attraverso operazioni più articolate: eventi pubblici, collette private e movimentazioni bancarie. Secondo la Procura di Genova, una parte significativa di questi fondi sarebbe stata canalizzata proprio verso ambienti legati ad Hamas, bypassando eventuali controlli e destinazioni umanitarie canoniche.
Questa attività pone interrogativi non solo sulla trasparenza della raccolta fondi all’interno delle comunità religiose, ma anche sui meccanismi di controllo in vigore in Italia e nell’Unione Europea, laddove grande parte delle donazioni viene effettuata tramite circuiti internazionali e piattaforme digitali.
L’analisi delle conversazioni e dell’apparato relazionale
Ulteriore elemento di rilievo, reso noto dagli investigatori, è la qualità delle conversazioni intercettate. Le discussioni rivelano non solo confidenza e familiarità tra i soggetti coinvolti, ma anche la condivisione di informazioni riservate e strategiche, come le condizioni di salute di determinati membri di Hamas e l’andamento dei finanziamenti.
Queste dinamiche dimostrano il radicamento di una rete capace di agire in modo coordinato e articolato. Emergono anche altre figure di spicco nel panorama italiano e internazionale, coinvolte a vario titolo nella gestione dei rapporti con Gaza.
Il contesto internazionale: Hamas, Italia e l’influenza a Gaza
È necessario inserire gli sviluppi dell’inchiesta Domino nel più ampio contesto delle relazioni internazionali tra Italia, Europa, Israele e Palestina.
Hamas è da tempo riconosciuta come organizzazione terroristica da parte dell’Unione Europea, degli Stati Uniti e di Israele, con il ruolo centrale nella Striscia di Gaza sia in ambito politico sia in quello militare-sociale. I rapporti tra comunità islamiche italiane e l’area palestinese sono stati nei decenni caratterizzati da una forte dimensione solidale, ma i recenti sviluppi rischiano di gettare ombre preoccupanti sul rispetto delle norme internazionali e sui rischi di involontaria complicità nei finanziamenti a realtà terroristiche.
Implicazioni per le istituzioni e riflessioni sulla sicurezza nazionale
Le rivelazioni dell’inchiesta Domino pongono serie domande al legislatore e alle agenzie di sicurezza italiane. Qual è il grado di controllo effettivo sui flussi di denaro in entrata ed uscita? Esistono strumenti realmente efficaci per sottrarre alle organizzazioni terroristiche la possibilità di accedere a fondi raccolti con la copertura di attività caritatevoli?
Questi interrogativi spingono a ragionare in termini di rafforzamento di trasparenza, collaborazione internazionale e nuovi protocolli nell’ambito della prevenzione e repressione del finanziamento al terrorismo.
Le reazioni della comunità islamica e delle realtà sociali
Non sono mancate, nelle settimane successive alle prime rivelazioni, prese di posizione dei rappresentanti della comunità islamica in Italia. Numerosi imam, associazioni e operatori sociali hanno espresso vicinanza al popolo palestinese, ma anche preoccupazione per le ombre gettate sugli ambienti religiosi impegnati quotidianamente nell’integrazione e nell’aiuto umanitario.
Le accuse invocate dalla Procura di Genova, secondo alcune associazioni, rischiano di minare la coesione sociale e di rendere difficile la promozione di iniziative umanitarie, laddove ogni colletta o raccolta fondi può diventare oggetto di sospetti generalizzati.
Aspetti legali e le mosse della Procura di Genova
La Procura di Genova prosegue nelle indagini, avvalendosi della collaborazione di forze di polizia specializzate nel contrasto al terrorismo e al riciclaggio. L’impianto accusatorio verte su reati che spaziano dall’associazione con finalità di terrorismo al finanziamento illecito. Allo stesso tempo, gli avvocati dei soggetti coinvolti contestano la sussistenza degli elementi probatori, richiedendo di separare le iniziative di solidarietà concreta da quelle riconducibili a condotte penalmente rilevanti.
Il quadro giuridico è reso ancor più complesso dalle diverse interpretazioni della normativa europea sui finanziamenti e dal difficile bilanciamento tra diritto all’assistenza umanitaria e obbligo di prevenzione dei reati.
Criticità nell’attività di contrasto e prospettive future
Ogni indagine su questi temi si confronta con alcune criticità strutturali. In primo luogo, la capacità delle organizzazioni sospettate di operare attraverso una rete di cellulari, applicazioni di messaggistica crittografata e conti correnti interposti. In secondo luogo, la necessità per gli inquirenti di distinguere tra atti di vera beneficenza e trasferimenti con finalità illecite.
Le prospettive richiedono un rafforzamento degli strumenti di controllo bancario, una formazione specifica per le forze di polizia e il coinvolgimento delle autorità religiose in un percorso di autoregolazione e trasparenza.
Sintesi e conclusioni
L’inchiesta Domino della Procura di Genova pone in evidenza una realtà articolata, ricca di sfaccettature e punti critici. La figura di Hannoun, i legami con l’imam di Firenze, la raccolta di oltre sette milioni di euro e il collegamento con ambienti di Hamas rappresentano un esempio emblematico di quanto sia complesso il confine tra solidarietà internazionale e finanziamento illecito.
L’equilibrio tra diritto alla solidarietà, obblighi di legge e sicurezza nazionale non è facile da mantenere. Le indagini proseguiranno con il necessario approfondimento, lasciando comunque aperto il dibattito sulla capacità dello Stato di presidiare la legalità senza compromettere le attività umanitarie e il dialogo interculturale.
L’auspicio, infine, è che la vicenda porti a una maggiore consapevolezza sia tra gli operatori del settore sia tra i cittadini, rafforzando controlli, trasparenza e collaborazione istituzionale, elementi imprescindibili per evitare derive nel delicato equilibrio tra sicurezza e solidarietà internazionale.