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Il patto del merluzzo tra Norvegia e Russia: quote, storia e geopolitica

L'accordo del 1975 tra Norvegia e Russia sul merluzzo del Barents vale 2 miliardi l'anno. Come funziona e perché l'UE vuole rivederlo.

Indice: In breve | Il mare di Barents e il ciclo biologico del merluzzo | Come funziona l'accordo: storia e meccanismo delle quote | Le quote 2026 e le tensioni tra sanzioni e geopolitica | Errori comuni sul patto del merluzzo | Domande frequenti

In breve

* Il Mare di Barents ospita il più grande stock di merluzzo al mondo, lo stock nordest artico (Gadus morhua), condiviso da Russia e Norvegia

* L'accordo di co-gestione risale al 1975 e vale circa 2 miliardi di euro l'anno in termini di mercato

* La quota concordata per il 2026 è di 285.000 tonnellate: la più bassa dal 1991, frutto di anni consecutivi di tagli scientifici

* Il commissario UE per la pesca Costas Kadis chiede una revisione del patto citando rischi di spionaggio e sabotaggio russo

* Nonostante sanzioni e tensioni geopolitiche, la cooperazione bilaterale regge: l'accordo è stato rinnovato anche per il 2026

Il mare di Barents e il ciclo biologico del merluzzo

Il Mare di Barents è una distesa artica delimitata dalla penisola di Kola a est, dalla costa norvegese a ovest e dalle isole Svalbard a nord. Le sue acque fredde e ricche di nutrienti ospitano lo stock di merluzzo nordest artico (Gadus morhua), il più grande al mondo per biomassa complessiva. La biologia di questo pesce rende la co-gestione bilaterale l'unica soluzione scientificamente praticabile: gli esemplari adulti nascono e crescono nelle acque della zona economica esclusiva russa, poi migrano verso le isole Lofoten, in Norvegia, per riprodursi tra febbraio e aprile di ogni anno.

Senza un accordo che regoli il prelievo su entrambi i lati del confine, ciascun Paese potrebbe pescare senza limite il pesce mentre si trova nelle proprie acque, esaurendo lo stock in pochi anni. Il mercato generato da questa pesca vale circa 2 miliardi di euro l'anno, distribuiti tra le flotte dei due Paesi e le esportazioni verso i principali acquirenti europei: Portogallo, Italia e Spagna. Il merluzzo del Barents arriva sulle tavole europee come baccalà, stoccafisso e filetti freschi o surgelati.

Come funziona l'accordo: storia e meccanismo delle quote

* Origine del trattato (1975-1976): la Norvegia e l'URSS firmarono il primo accordo bilaterale sulla pesca nel Mare di Barents nel 1975. L'anno successivo fu istituita la Commissione mista russo-norvegese per la pesca (JNRFC), che si riunisce ogni autunno per concordare le quote dell'anno successivo. L'accordo ha resistito alla guerra fredda, al crollo dell'URSS nel 1991 e all'annessione russa della Crimea nel 2014. * Il calcolo scientifico delle quote: il Consiglio internazionale per l'esplorazione del mare (ICES) fornisce ogni anno una stima dello stock e un parere sulla quota massima sostenibile. La JNRFC adotta questo parere scientifico come base negoziale. Il meccanismo garantisce che la pesca non superi la soglia che consente la riproduzione dello stock. * La distribuzione tra i due Paesi: il totale concordato viene diviso seguendo una chiave storica relativamente stabile: circa il 49% alla Norvegia e il 51% alla Russia. Per il 2026, la quota norvegese è di 139.827 tonnellate; quella russa di 145.173 tonnellate, su un totale di 285.000 tonnellate. * Il ruolo dei Paesi terzi: una quota residuale (circa il 5% del totale) viene assegnata a Paesi terzi con diritti storici di pesca nella zona, tra cui alcuni Stati membri dell'UE come il Regno Unito (prima della Brexit) e altri Paesi con accordi bilaterali con Norvegia e Russia.

Le quote 2026 e le tensioni tra sanzioni e geopolitica

La quota di merluzzo nordest artico concordata per il 2026 è di 285.000 tonnellate: una riduzione del 16% rispetto alle 340.000 tonnellate del 2025, già ai minimi dal 1991. Il calo riflette lo stato del popolamento ittico, che ha registrato anni consecutivi di quota in ribasso dopo il picco degli anni 2010-2014. La ministra norvegese della pesca Marianne Sivertsen Næss ha dichiarato che la quota fissata "contribuisce a ricostruire lo stock" e ha definito i negoziati di dicembre 2025 "particolarmente difficili". Il accordo per il 2026 è stato ufficializzato dal governo norvegese il 18 dicembre 2025.

La difficoltà dei negoziati ha radici politiche: a luglio 2025 la Norvegia ha inserito nelle liste di sanzioni le due principali aziende ittiche russe, Norebo e Murman Seafood Company. Mosca ha risposto dichiarando di riservare il diritto di abbandonare i negoziati e ha adottato una misura unilaterale: la riduzione della taglia minima del merluzzo pescabile da 42 a 40 centimetri, in vigore fino al settembre 2027, in violazione degli accordi vigenti.

Sullo sfondo, il commissario UE per la pesca Costas Kadis preme su Oslo per una revisione dell'accordo. Al Financial Times ha dichiarato di sollevare la questione con la Norvegia "ogni volta che può", citando il rischio che la cooperazione con Mosca possa coprire attività di pesca non regolate, sabotaggi e mappatura di infrastrutture critiche sottomarine. La questione ha assunto nuova urgenza con le ambizioni americane sulla Groenlandia, che rimettono in discussione l'intera strategia dell'Unione europea nell'Artico. A complicare la posizione dell'UE, molti suoi Stati membri dipendono dalla Norvegia per le forniture di gas naturale: attaccare il patto del merluzzo sul piano politico risulta più difficile quando Oslo è un fornitore energetico strategico.

Errori comuni sul patto del merluzzo

Confondere l'accordo con un trattato commerciale: il patto del merluzzo non regola gli scambi né la vendita del pesce, ma soltanto le quote annuali di prelievo. La commercializzazione avviene poi liberamente sul mercato internazionale: il merluzzo russo e norvegese del Barents raggiunge gli stessi acquirenti europei, indipendentemente da chi lo ha pescato.

Credere che le sanzioni abbiano interrotto la co-gestione: la Norvegia ha sanzionato singole aziende private russe, non il meccanismo istituzionale della commissione mista. La JNRFC si è riunita regolarmente nel 2025 e ha prodotto un accordo sulle quote 2026. Il quadro diplomatico tiene, ma i margini di negoziazione si sono sensibilmente ridotti rispetto al passato.

Sottovalutare l'aspetto biologico: il ciclo migratorio del merluzzo rende l'accordo non solo politicamente conveniente, ma biologicamente necessario. Una gestione unilaterale dello stock porterebbe al collasso della popolazione ittica, come già accadde con il merluzzo di Terranova (Canada) nel 1992: la pesca eccessiva provocò una moratoria che dura ancora oggi, con lo stock mai pienamente recuperato a distanza di oltre trent'anni.

Domande frequenti

Perché il Mare di Barents ospita il più grande stock di merluzzo al mondo?

Le acque del Barents combinano temperatura bassa, ricchezza di nutrienti e ampie zone di bassofondale nelle aree meridionali: condizioni ideali per il merluzzo artico. La biomassa totale dello stock nordest artico è stimata in 2-3 milioni di tonnellate. Nessun altro bacino marino ospita una concentrazione paragonabile di Gadus morhua, il che rende il Barents irrinunciabile per il settore ittico di entrambi i Paesi.

Cosa rischierebbe l'Europa se il patto si rompesse?

L'Europa importa quote rilevanti di merluzzo nordico dal Barents per i mercati portoghese, italiano e spagnolo. Una rottura dell'accordo spingerebbe i prezzi al rialzo nel breve termine e, nel medio periodo, una pesca non regolata rischierebbe di esaurire lo stock: una risorsa che, come dimostra il caso Terranova, non si recupera in pochi anni. Per i consumatori europei si tradurrebbe in merluzzo più caro e meno disponibile sul mercato.

Le preoccupazioni per lo spionaggio russo tramite la pesca sono fondate?

I servizi di intelligence di diversi Paesi NATO, inclusa la Norvegia, hanno segnalato casi di navi russe che operavano in prossimità di cavi sottomarini e infrastrutture critiche. Il commissario Kadis ha citato attività di pesca non regolata, sabotaggi e mappatura senza indicare prove dirette a carico delle flotte ittiche commerciali. La correlazione tra diritti di pesca e accesso strategico alle acque artiche è al centro del dibattito nelle istituzioni europee, ma resta una preoccupazione politica più che un caso documentato.

Il patto del merluzzo ha superato la guerra fredda che l'ha generato, il crollo dell'URSS e la guerra in Ucraina. Che regga anche alla nuova geografia artica disegnata dalle ambizioni americane sulla Groenlandia e dalla pressione dell'UE è la posta in gioco: con la quota 2026 a 285.000 tonnellate e la JNRFC che si riunirà di nuovo nell'autunno 2026, ogni rinnovo annuale è ormai una prova di resistenza diplomatica oltre che scientifica.

Pubblicato il: 13 maggio 2026 alle ore 08:07