Renato Schifani è tornato sui propri passi. Dopo quarantotto ore di tensione aperta con la segreteria romana di Forza Italia, il presidente della Regione Siciliana ha convocato una giunta ordinaria da tredici punti, nominato un nuovo dirigente generale all'Autorità di Audit sui fondi europei e rinviato ogni decisione al confronto in programma a Roma con Antonio Tajani.
La scintilla: nove richieste di arresto e lo scontro con Tajani
L'escalation è partita lunedì 6 ottobre dall'inchiesta della Procura di Palermo sulla Commissione tecnico-scientifica, l'organismo regionale che rilascia i pareri per le autorizzazioni ambientali degli impianti eolici e fotovoltaici. Nove le richieste di arresto, al centro Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione e consigliere di Schifani fino all'estate del 2026.
Il segretario nazionale di Forza Italia Antonio Tajani ha chiesto al commissario regionale del partito, Nino Minardo, di cambiare marcia. Minardo ha dichiarato pubblicamente che la ricandidatura di Schifani non è più scontata, parlando di «esigenza registrata a tutti i livelli del partito in Sicilia». La reazione del presidente è arrivata martedì sera: minaccia di lasciare subito Palazzo d'Orléans e una telefonata di oltre venti minuti con lo stesso Tajani. Mercoledì il dietrofront, con una giunta che non ha mai sfiorato il tema.
Il calendario che blocca la crisi: tre scadenze fino a maggio 2027
Dietro la frenata c'è un calendario rigido che pochi, nella maggioranza, vogliono forzare. La prima finestra utile per il voto, in caso di dimissioni del presidente, cadrebbe il 13 dicembre 2026: lo Statuto della Regione impone elezioni entro tre mesi dall'uscita del governatore, con contestuale scioglimento dell'Assemblea Regionale. Significa aprire una campagna elettorale in pieno inverno su una Regione senza bilancio approvato per il 2027.
Il secondo nodo riguarda i deputati regionali al primo mandato. La soglia pensionistica fissata dal regolamento dell'Ars è di quattro anni, sei mesi e un giorno dall'insediamento del 2022: matura solo a maggio 2027. Uno scioglimento anticipato lascerebbe decine di consiglieri al primo mandato senza il trattamento previsto, un prezzo che la coalizione non ha intenzione di pagare.
Il terzo elemento è la manovra. Lo stesso Schifani ha rivendicato nei mesi scorsi oltre un miliardo in due anni da manovre aggiuntive sul bilancio regionale; la variazione di bilancio di settembre 2026 ha portato ulteriori 640 milioni per l'anno in corso, con un'incidenza complessiva sulle annualità 2027 e 2028 pari a 1,38 miliardi di euro. Lasciare la Regione senza finanziaria 2027 bloccherebbe la spesa in tutti i capitoli.
Il confronto romano e il dossier europeo che pesa
Il tempo utile si estende almeno fino al 31 dicembre, con possibile prolungamento, nelle previsioni di Palazzo d'Orléans, fino a giugno 2027. In mezzo c'è l'appuntamento di metà settimana prossima con Tajani: non si discuterà del sì o no alla rinuncia, ma del modo in cui comunicare al presidente che la segreteria nazionale non sosterrà un secondo mandato. Martedì e mercoledì sono inoltre previsti gli interrogatori preventivi dei nove indagati nel caso Cts: dal loro esito dipenderà la postura politica di tutta la coalizione.
Non casuale, in questo quadro, la nomina del nuovo dirigente generale all'Autorità di Audit sui fondi europei decisa in giunta. Il dossier delle risorse comunitarie resta uno dei più sensibili per la Regione, mentre l'Italia è sotto pressione anche a livello nazionale: la procedura di infrazione sulle case green è l'ultimo esempio di come i tempi dell'Europa non coincidano con quelli della politica italiana.
Febbraio 2027 è il mese che gli osservatori segnano in rosso: finanziaria chiusa, interrogatori conclusi, soglia pensionistica dei deputati vicina. Lì si saprà davvero se Schifani potrà traghettare la legislatura fino al voto ordinario o se dovrà lasciare prima.