* Il Brasile tra Nord e Sud: una nuova posizione nell'istruzione globale * FAUBAI 2026: internazionalizzazione per un mondo multipolare * Il nodo del branding universitario * BRICS e mondo lusofono: le reti su cui il Brasile può contare * Inclusività e nuovi strumenti per attrarre studenti internazionali * Cosa cambia per la mobilità studentesca globale
Il Brasile tra Nord e Sud: una nuova posizione nell'istruzione globale {#il-brasile-tra-nord-e-sud-una-nuova-posizione-nellistruzione-globale}
C'è un paese che produce più pubblicazioni scientifiche dell'intera Africa subsahariana, che ospita alcune delle migliori università dell'America Latina, eppure fatica a farsi percepire come destinazione credibile per gli studenti internazionali. È il Brasile, e la contraddizione non è sfuggita a chi lavora da anni per cambiare le cose.
José Celso Freire Júnior, figura di primo piano nell'associazione brasiliana per l'internazionalizzazione dell'istruzione superiore, ha tracciato un quadro ambizioso ma lucido: il Brasile intende posizionarsi come ponte tra i sistemi educativi del Nord e del Sud globali. Non un semplice destinatario di modelli elaborati altrove, ma un attore capace di ridefinire le regole della cooperazione educativa internazionale.
L'ambizione non nasce nel vuoto. I flussi di studenti globali stanno cambiando direzione, complice l'instabilità geopolitica, le politiche migratorie sempre più restrittive di alcuni paesi anglofoni e una crescente domanda di formazione in contesti culturali diversi da quelli tradizionali. In questo scenario fluido, chi riesce a offrire un'alternativa strutturata può guadagnare posizioni.
FAUBAI 2026: internazionalizzazione per un mondo multipolare {#faubai-2026-internazionalizzazione-per-un-mondo-multipolare}
Il palcoscenico scelto per lanciare questo messaggio è stato la 38ª conferenza annuale FAUBAI, l'associazione brasiliana per l'educazione internazionale, il cui tema quest'anno non lascia spazio a equivoci: _"Internazionalizzazione per un mondo multipolare"_.
La scelta del titolo è rivelatrice. Non si parla più di internazionalizzazione come adeguamento a standard definiti da Washington, Londra o Bruxelles. Si parla di un processo che riconosce centri di gravità multipli, dove il sapere circola in direzioni meno prevedibili di un tempo. Freire Júnior lo ha detto in modo diretto: occorre cambiare il significato stesso di cooperazione attraverso la mobilità, superando il paradigma per cui lo studente del Sud va al Nord a formarsi e poi, nella migliore delle ipotesi, torna.
La conferenza FAUBAI è diventata negli anni un appuntamento sempre più seguito anche fuori dal continente sudamericano, segnale che l'interesse verso il sistema universitario brasiliano esiste, anche se resta frammentario.
Il nodo del branding universitario {#il-nodo-del-branding-universitario}
Eppure, stando a quanto emerge dalle stesse analisi brasiliane, il paese ha un problema di branding che non può essere sottovalutato. Le università brasiliane di ricerca, alcune delle quali figurano stabilmente nei ranking internazionali, restano largamente sconosciute al grande pubblico degli studenti in cerca di un'esperienza all'estero.
Il fenomeno è paradossale. L'Universidade de São Paulo, la Unicamp, l'Universidade Federal do Rio de Janeiro producono ricerca di livello mondiale in settori che vanno dalle scienze agrarie all'ingegneria, dalla medicina tropicale alle energie rinnovabili. Ma quando uno studente europeo o asiatico pensa a studiare in Brasile, l'associazione mentale corre più facilmente al carnevale e al calcio che ai laboratori di genomica.
Non è solo un problema di percezione superficiale. Mancano, o sono state finora insufficienti, le infrastrutture informative: cataloghi aggiornati dei programmi disponibili in lingue straniere, procedure di ammissione trasparenti, servizi di accoglienza dedicati. Su questo fronte, però, qualcosa si sta muovendo.
BRICS e mondo lusofono: le reti su cui il Brasile può contare {#brics-e-mondo-lusofono-le-reti-su-cui-il-brasile-può-contare}
Una delle carte più interessanti nella strategia brasiliana riguarda le alleanze. Il Brasile vanta forti legami con gli altri paesi BRICS, un blocco che nell'ultimo biennio si è allargato e che rappresenta ormai una fetta significativa della popolazione studentesca mondiale. Cina, India, Russia, Sudafrica, e i nuovi membri: sono paesi con sistemi universitari in espansione e con una crescente domanda di mobilità studentesca globale al di fuori dei circuiti anglosassoni.
La cooperazione in ambito BRICS e istruzione non è una novità assoluta, esistono programmi di scambio e accordi quadro da diversi anni, ma la novità è l'intenzione dichiarata di passare da iniziative episodiche a una strategia strutturale.
C'è poi il mondo lusofono, un asset spesso trascurato nelle analisi internazionali. Il portoghese è parlato da oltre 250 milioni di persone distribuite su quattro continenti. Per gli studenti provenienti da Portogallo, Angola, Mozambico, Capo Verde, Timor Est, il Brasile rappresenta una destinazione naturale, con costi di vita inferiori a quelli europei e un'offerta formativa ampia. Rafforzare questi corridoi di mobilità è una priorità esplicita della strategia FAUBAI.
Inclusività e nuovi strumenti per attrarre studenti internazionali {#inclusività-e-nuovi-strumenti-per-attrarre-studenti-internazionali}
Uno degli aspetti più sottolineati da Freire Júnior è l'impegno per l'inclusività nelle strategie di internazionalizzazione brasiliane. Non si tratta soltanto di attrarre i migliori studenti dai paesi più ricchi, ma di costruire programmi accessibili anche a chi proviene da contesti economicamente svantaggiati.
È un approccio che distingue il modello brasiliano da quello di molti competitor. Mentre paesi come Australia, Regno Unito e Canada hanno costruito la loro attrattività anche sulla base di rette universitarie elevate per gli studenti stranieri, trasformando l'istruzione internazionale in un'industria da miliardi, il Brasile sembra orientarsi verso un modello diverso, più vicino a quello che storicamente ha caratterizzato alcuni sistemi europei continentali.
Sul piano pratico, FAUBAI sta sviluppando nuovi strumenti digitali pensati per collegare gli studenti internazionali con le istituzioni brasiliane che offrono programmi in lingue diverse dal portoghese. L'inglese, naturalmente, ma anche lo spagnolo, il francese. È un passaggio cruciale: la barriera linguistica è stata storicamente uno dei principali ostacoli per chi considerava il Brasile come meta di studio.
L'idea è quella di una piattaforma che renda visibile e navigabile un'offerta formativa che oggi è dispersa tra decine di siti istituzionali, spesso disponibili solo in portoghese e con informazioni non sempre aggiornate.
Cosa cambia per la mobilità studentesca globale {#cosa-cambia-per-la-mobilità-studentesca-globale}
Le ambizioni brasiliane si inseriscono in un contesto di profonda trasformazione dei flussi di mobilità studentesca globale. I dati più recenti mostrano una diversificazione crescente delle destinazioni: se fino a pochi anni fa Stati Uniti, Regno Unito, Australia e Canada assorbivano la quota dominante degli studenti in movimento, oggi la mappa si sta ridisegnando.
Paesi come Corea del Sud, Malesia, Turchia e, appunto, Brasile stanno guadagnando terreno. Le ragioni sono molteplici: costi più contenuti, programmi in inglese sempre più diffusi, politiche di accoglienza meno ostili di quelle che caratterizzano alcuni paesi tradizionalmente attrattivi.
Per il sistema italiano, queste dinamiche non sono irrilevanti. Anche l'Italia, con le sue università pubbliche e costi di iscrizione relativamente bassi nel panorama internazionale, compete per attrarre studenti da aree simili. Osservare come il Brasile affronta le proprie sfide di internazionalizzazione, dal branding universitario alla digitalizzazione dei servizi per gli studenti stranieri, può offrire spunti utili anche per chi si occupa di queste politiche nel nostro paese.
La partita, in ogni caso, è appena cominciata. Il Brasile ha le dimensioni, la produzione scientifica e la rete di alleanze per giocarla. Resta da vedere se riuscirà a tradurre le dichiarazioni di intenti della conferenza FAUBAI 2026 in risultati concreti, misurabili in numeri di studenti accolti e in partnership accademiche che funzionino davvero, e non solo sulla carta.