Il 21 settembre 2026 le Nazioni Unite celebrano la Giornata internazionale della Pace con lo slogan "Invest in Peace - For Everyone, Everywhere, Every Day". Nello stesso anno l'Italia raggiunge per la prima volta la soglia NATO del 2% del PIL in spesa per la difesa, con 45 miliardi di euro nominali certificati, e scivola dal 33° al 35° posto nel Global Peace Index.
Il tema Onu: gli architetti quotidiani della pace
La Giornata istituita dall'Assemblea Generale nel 1981 è dal 2001 dedicata alla promozione della nonviolenza e del cessate il fuoco. L'edizione 2026 rende omaggio agli "architetti quotidiani della pace": persone, associazioni e insegnanti che dal basso tessono relazioni di dialogo. Il segretario generale António Guterres ha chiesto ai leader mondiali di "investire in un futuro di pace per tutte le persone", ricordando che la pace non è solo assenza di guerra ma sicurezza, dignità e cooperazione nella vita quotidiana. Un messaggio che le Nazioni Unite indirizzano espressamente anche a studenti e scuole.
Il richiamo arriva in un anno segnato da instabilità multiple. Alle tensioni geopolitiche si sommano shock climatici come il Super El Niño 2026-27 e i costi che si annunciano e conflitti identitari dentro le scuole occidentali, come il caso del Bill 9 in Québec, con 500 studenti al giorno rimasti senza musallah alla Concordia. Sono cornici concrete in cui l'appello di Guterres si misura con la vita quotidiana di comunità e aule.
L'Italia investe: ma dove?
Nel 2026 l'Italia dichiara alla NATO 45 miliardi di euro di spesa per la difesa, pari al 2,01% del PIL. La cifra è però contestata: secondo l'Osservatorio Mil€x, la spesa "diretta" vale 33,9 miliardi (1,46% del PIL), e il salto formale al 2% deriva da circa 14 miliardi di riclassificazioni contabili che includono pensioni militari e voci Carabinieri. Il perimetro dichiarato, insomma, si è allargato più di quanto sia cresciuto l'investimento reale.
Cresce invece la voce armamenti: i fondi per programmi di acquisto raggiungono nel 2026 il record di 13,1 miliardi, +60% rispetto al 2022, con una traiettoria pluriennale che supera i 130 miliardi nei prossimi quindici anni. Sul fronte della sicurezza percepita e reale, l'Italia scende al 35° posto del Global Peace Index (punteggio 1,712) e resta 23ª tra i 33 Paesi dell'Europa occidentale e centrale: davanti restano Spagna (27ª) e Germania (28ª), alle spalle Regno Unito, Svezia e Francia. In un anno il Paese ha perso due posizioni in classifica.
A scuola: 33 ore l'anno per la pace e i diritti
L'educazione alla pace nelle scuole italiane vive dentro l'insegnamento di educazione civica reintrodotto dalla Legge 92/2019, oggi regolata dalle linee guida ministeriali: 33 ore annuali obbligatorie che comprendono cittadinanza, ambiente, salute, educazione finanziaria, stradale e digitale. La pace è un nucleo trasversale, condiviso con altri temi, e non ha ore proprie: la sua traduzione didattica dipende dai singoli consigli di classe e dalla disponibilità di materiali dedicati.
Nonostante il quadro istituzionale scarno, la Rete Nazionale delle Scuole di Pace riunisce oltre 700 istituti di ogni ordine e grado in tutte le regioni italiane, promossa dal Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace e dalla Tavola della Pace. Il 17 e 18 aprile 2026 ad Assisi è convocato il Meeting Nazionale "Sui Passi di Francesco", con studenti tra 4 e 18 anni provenienti da 14 regioni. La stessa rete promuove il programma di educazione civica "Sbellichiamoci 2" fino al 2030 e distribuisce alle primarie e alle secondarie i quaderni degli esercizi di pace e di cura.
Il divario tra i 45 miliardi dichiarati alla NATO e le 33 ore trasversali dedicate alla pace misura uno scarto politico che pesa sul quotidiano degli adolescenti: al Bambino Gesù di Roma le consulenze di neuropsichiatria infantile hanno toccato quota 981 in un anno, un dato che parla del benessere di chi la pace la dovrebbe imparare fra i banchi.