La Francia ha deciso: dal 2026/27 quasi tutti gli studenti non-UE pagheranno €2.895 all’anno per una triennale e €3.941 per una magistrale. Un aumento del 1.527% rispetto ai €178 che la maggior parte degli atenei applicava fino ad oggi, in deroga a una norma introdotta nel 2019 ma sistematicamente aggirata.
Cosa cambia dal settembre 2026
Fino al 2025 il sistema francese prevedeva tasse differenziate per i non-UE, ma gli atenei potevano concedere esenzioni massicce, e quasi tutti lo facevano: solo il 10% degli studenti extra-comunitari pagava effettivamente le tariffe differenziate.
Dal settembre 2026 ogni ateneo potrà esonerare solo il 10% dei propri iscritti non-UE. Il sistema delle borse verrà riconfigurato: il 60% dei fondi andrà a studenti in discipline strategiche, tra cui digitale e AI, informatica quantistica, biotecnologie, scienze ambientali ed energia spaziale. Il governo precisa che, anche con le nuove tariffe, gli studenti non-UE pagheranno meno di un terzo del costo reale della loro formazione, stimato dalla guida ufficiale sulle tasse universitarie in Francia intorno a €11.000 l’anno.
Il paradosso del piano 500.000 studenti
La Francia aveva 430.000 studenti internazionali nel 2023-24 e punta a raggiungere quota 500.000 entro il 2027 nell’ambito della strategia “Choose France for Higher Education”. Mancano 70.000 iscrizioni in tre anni: un obiettivo ambizioso che ora si scontra con una struttura di costi radicalmente trasformata.
I principali paesi di provenienza degli studenti non-UE sono mercati price-sensitive. Marocco, Algeria, Tunisia e Senegal figurano stabilmente tra i primi cinque paesi di origine degli iscritti stranieri insieme alla Cina, coprendo insieme il 38% del totale degli immatricolati stranieri. Pascal Maillard, professore all’Università di Strasburgo e segretario del sindacato SNESUP-FSU, ha quantificato l’impatto economico reale: “il 90% degli studenti extra-comunitari proviene dai paesi più poveri del mondo. Per uno studente senegalese, togolese o marocchino, €15.000 tra tasse e costi di vita equivalgono a €45.000-50.000 per noi”.
Il confronto europeo pesa. La Germania, dove la maggior parte degli atenei pubblici non applica tasse universitarie vere e proprie per i non-UE (solo un contributo semestrale tra €100 e €400), si candida come alternativa competitiva nei mercati africano e asiatico. Con la nuova struttura francese, lo scarto di costo tra i due sistemi diventa strutturale e difficile da ignorare per chi deve finanziare autonomamente i propri studi.
Il colpo all’autonomia universitaria
France Universités, l’associazione che rappresenta le università pubbliche francesi, ha definito il provvedimento “un altro duro colpo all’autonomia universitaria”. Con la nuova norma gli atenei non potranno più calibrare la propria strategia di internazionalizzazione in modo indipendente: la percentuale di esoneri è fissa al 10%, indipendentemente dal posizionamento accademico, dalle partnership bilaterali già attive o dai mercati prioritari del singolo istituto. Ciascun ateneo aveva fino ad oggi la possibilità di scegliere il proprio mix di studenti internazionali; da ora in poi quella scelta spetta al governo.
L’associazione ha sottolineato che gli studenti internazionali sono un fattore determinante per la produzione scientifica e l’influenza accademica della Francia. Ha chiesto esplicitamente che i dottorandi siano esclusi dal sistema delle tasse differenziate e che le università mantengano flessibilità sui programmi post-laurea, anziché seguire un elenco di discipline strategiche definito centralmente.
Il timing aggrava la situazione: le nuove norme entreranno in vigore per settembre 2026, ma migliaia di studenti erano già in fase avanzata di candidatura quando l’annuncio è arrivato. France Universités ha avvertito del rischio di “inflazione burocratica massiva” nella gestione del nuovo sistema di esoneri, tra verifiche sullo status economico e pratiche di scholarship management che gli atenei non hanno strutture per gestire su larga scala.
A settembre 2026, i dati di iscrizione daranno la prima risposta concreta: quanto pesa la deterrenza economica rispetto all’attrattiva del marchio accademico francese. Con costi strutturalmente inferiori, la Germania e altri paesi europei sono già in posizione per raccogliere i candidati che riorientano la propria scelta.