La giornata del docente, celebrata il 5 ottobre, ha segnato il sessantesimo anniversario della Raccomandazione ILO/UNESCO del 1966 sullo status degli insegnanti. Il giorno dopo, a Parigi e in oltre mille licei francesi, docenti e studenti sono scesi in piazza. Due immagini opposte dello stesso mestiere: celebrato a Milano e Roma, difeso con le catene umane a Rennes.
Milano, 5 ottobre: Valditara rivendica tre contratti e 206mila immissioni
A Milano il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha incontrato in Prefettura una trentina di insegnanti lombardi insieme alla direttrice generale dell'USR Lombardia Luciana Volta. Al congresso nazionale della Gilda degli Insegnanti, in parallelo a Roma, ha rivendicato tre contratti firmati in tre anni e mezzo dopo quindici anni di blocchi e ha annunciato risorse già previste per il contratto 2028-2030, che dovranno essere incrementate.
Il ministro ha difeso le 206mila immissioni in ruolo di docenti e personale ATA e ha chiuso con la formula destinata a far discutere: no alla società dell'uno vale uno in cui chiunque può ergersi a docente. L'etimologia richiamata, magister come colui che sa di più, prova a rimettere al centro il valore professionale della cattedra. Il tema UNESCO di quest'anno, Standing with teachers nella pagina ufficiale World Teachers' Day, va nella stessa direzione: sessant'anni per proteggere la professione, mentre la Raccomandazione del 1966 viene oggi rivista.
Parigi, 6 ottobre: 1.800 licei bloccati e la catena umana dei docenti
Il giorno dopo la Giornata mondiale degli insegnanti, in Francia dieci sigle sindacali hanno chiamato alla mobilitazione: FSU, SNES-FSU, SNUEP-FSU, SNEP-FSU, CGT, FO, CFDT, UNSA, Sud e Solidaires. L'Union Syndicale Lycéenne ha parlato di 1.800 licei bloccati, perturbati o chiusi; il Ministère de l'Éducation Nationale ne ha contati 891 su 3.700, con corsi sospesi in tutto o in parte.
Le stime sui manifestanti divergono allo stesso modo: 260mila fuori Parigi secondo la CGT, 86mila per il Ministère de l'Intérieur. Al Lycée Chateaubriand di Rennes, al Lycée Paul-Éluard e sul Cours de Vincennes a Parigi, insegnanti, genitori e personale hanno formato catene umane per proteggere gli studenti dagli interventi della polizia. I sindacati lo hanno definito presenza adulta davanti ai licei per garantire pacificamente l'esercizio dei diritti elementari degli allievi.
La protesta è l'Acte III di una mobilitazione partita il 21 settembre dall'Académie di Créteil contro il bilancio di austerità del governo Lecornu: tagli di posti, classi sovraffollate, Parcoursup contestato, edifici degradati. Nelle settimane precedenti il movimento aveva già toccato 400 licei con episodi gravi come il preside cosparso di benzina a Marsiglia.
Stipendi: Italia e Francia 10mila dollari sotto la media OCSE
I numeri di Education at a Glance 2025 dell'OCSE spiegano perché la rabbia francese non è un caso isolato. Un insegnante di scuola secondaria superiore con 15 anni di servizio guadagna in Italia 50.917 dollari a parità di potere d'acquisto; in Francia 53.086 dollari. La media OCSE per la secondaria inferiore è di 61.563 dollari, per la primaria 59.673.
Entrambi i Paesi restano oltre diecimila dollari sotto il benchmark internazionale. All'ingresso in carriera il divario è ancora più netto: 40.947 dollari in Italia nella secondaria superiore, contro una media OCSE che per la secondaria inferiore sfiora i 45mila.
A questo si somma il quadro globale denunciato da UNESCO: deficit di 44 milioni di insegnanti di primaria e secondaria entro il 2030, 15 milioni solo nell'Africa Subsahariana, con un fabbisogno stimato in 120 miliardi di dollari l'anno. Altri governi scelgono strade opposte sul capitale umano della scuola: Canberra ha tagliato i ricongiungimenti familiari ma trattiene 295mila studenti stranieri.
Il contratto 2028-2030 che il governo italiano prepara arriverà sul tavolo con gli stessi nodi che tengono i licei francesi bloccati: salari che non raggiungono la media OCSE e una professione che chiede riconoscimento concreto. Intanto la cronaca italiana continua a mettere la scuola al centro di emergenze quotidiane, dal maltempo allo sciame sismico di Catanzaro che tocca anche gli istituti calabresi.