L'Home Office britannico ha sospeso la licenza di sponsor per studenti internazionali del Bloomsbury Institute di Londra. È la prima istituzione a subire un'azione disciplinare formale dopo l'entrata in vigore, lo scorso 1 giugno, delle nuove regole UKVI di compliance per gli sponsor universitari del Regno Unito.
La sospensione e il nuovo quadro normativo
Il register ufficiale degli sponsor licenziati, aggiornato il 9 giugno, ha confermato che Bloomsbury Institute non figura più tra gli atenei autorizzati a sponsorizzare studenti migranti. Il provider, specializzato in business, diritto e contabilità, aveva già sospeso le nuove candidature una settimana prima, comunicando ad agenti e partner internazionali la chiusura dell'intake di ottobre 2026. L'istituto parla di regulatory review da parte di UKVI legata a intake storici di studenti sponsorizzati e si dice impegnato a soddisfare tutti gli obblighi regolatori previsti dal nuovo quadro. La mossa arriva pochi giorni dopo il monito ufficiale del governo britannico: chi prova a gamare il sistema rischia sanzioni dirette sulla licenza, fino alla revoca.
Le soglie che hanno cambiato il gioco
Dal 1 giugno chi vuole mantenere la licenza deve restare sotto il 5% di rifiuti visto, sopra il 95% di iscrizioni effettive e sopra il 90% di completamento del corso. Prima della stretta le soglie erano 10%, 90% e 85%: il salto è di cinque punti su ogni metrica. Per ottenere il rating verde, considerato di sicurezza, i limiti sono ancora più stretti: 4% di rifiuti, 96% di iscrizioni e 92% di completamento. La novità che mette in difficoltà più atenei è il criterio che il rating complessivo viene determinato dal punteggio peggiore tra i tre indicatori, non più dalla media: basta un solo parametro sotto soglia per scivolare in fascia rossa e finire sotto la lente di UKVI. La regola del 90% sul completamento si applica in pieno solo dalle valutazioni richieste dopo il 1 giugno 2027, perché nel primo anno di transizione resta all'85%. Il quadro completo è nella Guida UKVI sulla compliance degli sponsor studenti. Già prima della sospensione di Bloomsbury, cinque istituzioni britanniche, inclusa l'università di Glasgow, erano state messe sotto action plan UKVI: un percorso correttivo di tre-sei mesi che precede la revoca formale e che viene attivato soprattutto quando il punto critico è il completamento del corso, non i rifiuti visto.
Cosa cambia per gli studenti italiani
Il flusso di studenti italiani verso il Regno Unito è già crollato dopo la Brexit. Nell'anno accademico 2021/22 gli iscritti italiani al primo anno nelle università britanniche sono stati circa 3.100, la metà dell'anno precedente, come documenta il rapporto Studenti italiani nel Regno Unito - Innovitalia (MAECI). La stessa fonte registra un calo del 52% degli iscritti UE al primo anno tra il 2020/21 e il 2021/22, effetto combinato della Brexit e della maggiorazione delle tasse per i non residenti. La stretta UKVI rischia ora di ridurre ulteriormente la rosa degli atenei accessibili: ogni istituzione finita sotto action plan può essere costretta a sospendere le nuove ammissioni internazionali fino al rientro nei parametri, e una sospensione formale come quella di Bloomsbury blocca l'intake successivo per mesi, con effetti a catena su offerte di posto e tempi di rilascio del CAS, il documento indispensabile per fare domanda di visto.
Chi sta scegliendo dove iscriversi per ottobre 2026 dovrebbe verificare sul register ufficiale del governo britannico se l'ateneo prescelto figura ancora come sponsor abilitato. Per i provider privati di piccole dimensioni vale la pena valutare un piano B: un'eventuale revoca a metà percorso costringe lo studente a trasferirsi in un altro istituto autorizzato entro i tempi indicati dall'UKVI o a lasciare il Paese. Gli iscritti attuali a Bloomsbury non perdono il corso, perché il visto resta valido fino alla naturale scadenza e l'istituto ha confermato la prosecuzione delle lezioni; il blocco riguarda solo le nuove ammissioni in attesa della chiusura della review.