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Vicenzaoro January 2026: Tra sfide e incertezze il settore orafo punta sull'export

Il punto di Maria Cristina Squarcialupi (Confindustria Federorafi): il 90% del fatturato viene dall'estero, ma preoccupano calo del mercato e tensioni globali

Vicenzaoro January 2026: Tra sfide e incertezze il settore orafo punta sull'export

Indice dei Paragrafi

1. Introduzione: Il contesto di Vicenzaoro 2026 2. L’analisi del settore orafo italiano 3. Il peso dell’export nel settore orafo 4. Il calo del 2025: cause e numeri 5. Prezzi oro e argento: volatilità nel 2026 6. Geopolitica e mercati: quali rischi per l’export 7. Le dichiarazioni di Maria Cristina Squarcialupi 8. Le prospettive del settore orafo 9. Le strategie per il futuro: tecnologia, mercati e sostenibilità 10. Sintesi finale e outlook

Introduzione: Il contesto di Vicenzaoro 2026

L’inaugurazione di Vicenzaoro January 2026 si svolge quest’anno in un clima di incertezza e riflessione. Dopo tre anni di costante crescita, il settore orafo italiano si trova a fare i conti con una brusca frenata che caratterizza il 2025, pronta a ripercuotersi anche nei primi mesi del 2026. La città di Vicenza, storicamente riconosciuta come uno dei principali poli del mercato orafo italiano ed europeo, si conferma ancora una volta fulcro della discussione sulle tendenze, sulle crisi e sulle prospettive di ripresa.

L’evento rappresenta una vetrina d’eccezione per l’intero comparto, attirando buyer internazionali, operatori di settore e rappresentanti istituzionali. Quest’anno più che mai, Vicenzaoro 2026 diventa teatro di bilanci, analisi e proposte per affrontare uno scenario globale complesso, ove la geopolitica e i prezzi dei metalli preziosi giocano un ruolo determinante per il futuro delle esportazioni gioielli Italia e la stessa sopravvivenza di molte aziende di settore.

L’analisi del settore orafo italiano

Il settore orafo italiano ha rappresentato nei primi vent’anni del XXI secolo una delle eccellenze manifatturiere del Paese. L’alta specializzazione, il design esclusivo, la capacità di innovazione tecnica e la presenza di distretti industriali come quello di Vicenza, Arezzo e Valenza hanno garantito all’Italia una posizione di leadership sia in Europa sia a livello internazionale.

Nel 2025, però, i dati segnano una battuta d’arresto significativa. Secondo le ultime rilevazioni di Confindustria Federorafi, il settore ha subito una flessione pari al 15,2%, interrompendo un ciclo positivo che aveva visto negli anni precedenti una resilienza elevata anche di fronte a crisi esogene, come la pandemia. Questa contrazione si inserisce in un contesto in cui le aziende sono chiamate a rivedere strategie, mercati di sbocco e politiche di investimento, guardando alle tendenze settore orafo 2026 con rinnovata attenzione.

Il peso dell’export nel settore orafo

Uno degli elementi centrali che caratterizzano il mercato oro Vicenza e, più in generale, l’industria orafa italiana è la forte vocazione internazionale. Com’è noto da tempo, il valore aggiunto prodotto dal settore deriva in larga parte dalle esportazioni: una voce che rappresenta circa il 90% del fatturato totale, come sottolineato anche in occasione della fiera da Maria Cristina Squarcialupi, presidente di Confindustria Federorafi.

Questa forte dipendenza dai mercati esteri ha consentito alle aziende italiane di massimizzare le opportunità delle catene di valore globali e di distribuire il made in Italy tra Europa, Stati Uniti, Medio Oriente e Asia. Contemporaneamente, però, espone il settore ai rischi sistemici e agli shock che possono verificarsi su scala mondiale, come la volatilità dei cambi, l’oscillazione dei prezzi delle materie prime o le crisi geopolitiche.

Il calo del 2025: cause e numeri

La flessione registrata nel 2025 – una perdita netta di circa 2 miliardi in termini di export per il comparto – è attribuibile a diversi fattori. Se da un lato il rallentamento della domanda interna aveva già da anni spostato il baricentro della produzione sugli ordinativi esteri, dall’altro le nuove tensioni politiche internazionali e l’instabilità economica globale hanno avuto effetti immediati sulle commesse e sui volumi di vendita.

Fattori di crisi 2025:

* Instabilità geopolitica tra Europa e paesi MENA * Incremento dei costi energetici e delle materie prime * Volatilità del valore di oro e argento * Incertezze sui mercati asiatici, in particolare Cina * Cambiamenti nelle politiche doganali negli Stati Uniti

Secondo gli analisti, il 15,2% di flessione è destinato ad incidere non solo sui fatturati, ma anche sulla tenuta occupazionale delle imprese più piccole, che spesso non hanno riserve tali da reggere shock prolungati. Il tema della flessione settore orafo diventa così centrale nel dibattito tra operatori, sindacati e istituzioni.

Prezzi oro e argento: volatilità nel 2026

Il mercato dei preziosi vive da mesi una fase di estrema instabilità. L’impatto geopolitica oro si manifesta nell’andamento dei prezzi: l’oro ha raggiunto nuovi massimi storici alla fine del 2025, superando i 2.200 dollari l’oncia, mentre l’argento ha seguito una parabola simile, incrementando notevolmente la pressione sui costi di produzione per le imprese orafe.

Questa situazione rende difficile pianificare gli acquisti, i listini e le strategie di vendita. Molte aziende, soprattutto quelle con minore capacità finanziaria, hanno dovuto riconsiderare ordini e lavorazioni, talvolta rinunciando a contratti meno remunerativi pur di non esporsi a eccessivi rischi di perdita sui differenziali di prezzo.

Secondo gli osservatori internazionali, la volatilità dovrebbe proseguire anche nel 2026, al netto di possibili interventi su scala globale o normalizzazione delle principali tensioni. Il rischio principale è che questo scenario continui a frenare gli ordinativi dall’estero, impattando ulteriormente sulle esportazioni gioielli Italia.

Geopolitica e mercati: quali rischi per l’export

Uno degli aspetti più discussi a Vicenzaoro 2026 è l’influenza delle tensioni geopolitiche sui flussi commerciali. Le recenti crisi tra Europa orientale e Medio Oriente, insieme alle persistenti incertezze tra Stati Uniti e Cina, hanno reso particolarmente difficile la programmazione delle esportazioni.

I mercati tradizionalmente più solidi per l’export italiano (USA, Medio Oriente, Asia) risultano oggi più vulnerabili a sanzioni, restrizioni finanziarie e cambiamenti improvvisi delle politiche doganali.

Principali aree di rischio:

* Rallentamento degli ordinativi dal Medio Oriente * Incertezze nelle relazioni commerciali UE-USA * Possibili restrizioni su oro e gioielli verso mercati asiatici

Il rischio maggiore è che l’Italia, non diversificando a sufficienza i mercati di sbocco, possa subire pesantemente l’effetto di shock locali trasformati in freno strutturale per l’intero comparto. Le notizie Confindustria Federorafi degli ultimi mesi insistono proprio sul tema della difesa dell’export come leva strategica fondamentale per la tenuta economica delle aziende.

Le dichiarazioni di Maria Cristina Squarcialupi

Durante l’apertura della fiera, Maria Cristina Squarcialupi, presidente di Confindustria Federorafi, ha evidenziato come il comparto sia di fatto trainato quasi esclusivamente dall’export, richiamando istituzioni e imprenditori alla responsabilità.

Durante la tavola rotonda inaugurale sono stati toccati anche i temi della sostenibilità, della tracciabilità delle materie prime e delle sfide poste dall’adozione di nuove tecnologie per la creazione e la distribuzione dei gioielli ‘made in Italy’.

Le prospettive del settore orafo

Nel breve-medio periodo, il comparto mostra prospettive incerte. Secondo le elaborazioni degli analisti di settore, il 2026 dovrebbe confermare lo scenario di instabilità, sebbene siano allo studio interventi per irrobustire la competitività e supportare le piccole e medie imprese più vulnerabili all’onda delle crisi esterne.

Alcuni dati emersi durante Vicenzaoro 2026 indicano segnali di possibile rimbalzo per la seconda parte dell’anno, ma molto dipenderà dalla stabilizzazione dei prezzi dei metalli preziosi e dal superamento, quantomeno parziale, delle attuali tensioni geopolitiche. La scommessa sarà soprattutto sulla capacità delle aziende italiane di valorizzare competenze distintive, qualità produttiva e design innovativo, elementi che storicamente hanno consentito alle imprese del made in Italy di superare stagioni altrettanto difficili.

Le strategie per il futuro: tecnologia, mercati e sostenibilità

La situazione attuale impone alle aziende di settore una rinnovata attenzione non solo all’export tradizionale, ma anche a:

* Digitalizzazione delle filiere produttive e commerciali * Innovazione nei processi di design mediante tecnologie avanzate * Riconversione verso gioielleria sostenibile e materiali tracciati * Diversificazione dei mercati di destinazione

Molte aziende, infatti, stanno investendo nell’e-commerce B2B e B2C, rafforzando la presenza sui nuovi mercati, in particolare quelli dell’Asia sud-orientale e dell’America Latina, che mostrano potenzialità di crescita a medio termine.

Tra le best practice evidenziate a Vicenzaoro 2026, c’è anche l’adozione di strumenti di blockchain per certificare l’origine delle materie prime e dare maggior valore alla trasparenza lungo tutta la filiera.

Sul fronte della sostenibilità, infine, le imprese italiane sono chiamate a rispondere alle richieste internazionali di trasparenza ambientale e sociale: una sfida che, se colta in modo deciso, può tradursi in leva commerciale nei confronti di una clientela globale sempre più attenta alle tematiche ESG.

Sintesi finale e outlook

Vicenzaoro January 2026 si apre all’insegna della cautela ma anche dell’orgoglio per quanto il settore orafo italiano ha saputo conquistare sui mercati mondiali. La consapevolezza della dipendenza dall’export è oggi, come sottolineato da Maria Cristina Squarcialupi Confindustria, insieme un punto di forza e una fonte di preoccupazione.

La perdita netta di circa 2 miliardi di export prevista per la fine del 2025 obbliga le aziende a un cambio di passo rapido e mirato, specialmente sul fronte dell’innovazione, della sostenibilità e della diversificazione dei mercati sia dal punto di vista geografico che di prodotto.

Sebbene il 2026 presenti ancora diversi punti interrogativi, la risposta del comparto – come evidenziato dai principali attori riuniti a Vicenza – sembra orientarsi verso strategie di lungo periodo che valorizzino le qualità distintive del made in Italy, mantenendo alta l’attenzione sulle dinamiche globali di domanda e offerta dei metalli preziosi.

La speranza, e allo stesso tempo l’impegno condiviso, è quello di garantire al settore orafo export italiano la capacità di restare piattaforma d’eccellenza nell’arena internazionale, anche in uno scenario di crescente incertezza come quello inaugurato a Vicenza in questo inizio 2026.

Pubblicato il: 19 gennaio 2026 alle ore 14:05